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ARCHEOLOGIA DIGITALE: LANCIATO IL PROGETTO EUROPEO ARIADNEPLUS

14 February, 2019 - 12:13

Monumenti, siti e reperti archeologici, europei e non solo, a portata di click. Questo l’ambizioso obiettivo del progetto ARIADNEplus, che si propone di costruire una piattaforma per integrare i dati provenienti dalle indagini archeologiche, e che vede fra i nuovi partner anche l’INFN con la sua rete dedicata ai beni culturali CHNet. 

Il progetto, di cui si è appena svolto l’evento di lancio al PIN, Polo Universitario della città di Prato, è l’estensione, sia geografica sia tematica, del precedente ARIADNE: entrano a farne parte Israele, Argentina, Giappone e Stati Uniti, e vengo integrate le indagini scientifiche, tema su cui si innesta la partecipazione della rete INFN-CHNet, attiva nel campo dell’analisi sui beni archeologici con una grande varietà di tecniche. 

“La rete INFN_CHNet sta già lavorando alla creazione dei suoi digilab, archivi digitali che permettano, in un primo momento ai ricercatori, in seguito a tutta la comunità e poi al pubblico, di condividere i dati provenienti da tutti i nodi della rete”, commenta Francesco Taccetti, ricercatore INFN e coordinatore di INFN-CHNet.  “Questo aprirà enormi possibilità per i ricercatori, fra cui il riutilizzo dei dati: i dati acquisiti da un gruppo potranno, infatti, essere usati anche da altri ricercatori, per rispondere a nuovi quesiti e guidare eventuali successive campagne sperimentali”.

Per rendere compatibili fra loro gli archivi digitali delle varie istituzioni attive nel campo dell’archeologia, è necessario definire un linguaggio comune per la descrizione dei dati. La rete INFN-CHNet comprende non solo laboratori scientifici esperti in una grande varietà di tecniche, ma anche soggetti esterni all’INFN, come centri di restauro, dipartimenti di archeologia, accademie, associazioni e altre istituzioni che contribuiscono a rendere il linguaggio utilizzato per descrivere i dati della rete potenzialmente estendibile alla comunità di ARIADNEplus. Questo sarà argomento di discussione durante il progetto, nei task che vedono il coinvolgimento dell'INFN.

 

 

ADDIO A ERMINIO BORLONI, PRESIDENTE EMERITO DEL CNAO, IL RICORDO DEL PRESIDENTE INFN FERRONI

9 February, 2019 - 14:39

"Erminio Borloni, padre del CNAO, il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica che ha reso l’Italia uno dei pochi paesi al mondo dotato di questa innovativa infrastruttura, all’avanguardia nella cura dei tumori. Erminio Borloni, grazie alla sua capacità di visione e progettualità, condivise con Roberto Petronzio, allora presidente dell’INFN, grazie alle sue indiscusse doti manageriali e alla sua straordinaria tenacia, ha portato a compimento un’impresa davvero complessa, attraverso un percorso lungo e non senza ostacoli. L’INFN è orgoglioso di aver partecipato e di aver reso possibile, assieme al CERN, questo grande progetto lavorando al fianco di Erminio".

"Il CNAO rappresenta oggi un gioiello di tecnologia della fisica degli acceleratori applicata con grande successo alla cura di tumori impossibili da aggredire con altri metodi. È figlio di tanti sforzi che hanno messo insieme politica, professionisti e scienziati. Ma un solo uomo è riuscito con energia, caparbietà e immensa forza di volontà a farlo costruire, farlo funzionare e arrivare a trattare le centinaia di pazienti oggi curati. Grazie, Presidente Borloni. Caro Erminio, chi ha avuto la fortuna di lavorare con te non ti dimenticherà mai".

Sì ALL'INCREMENTO DEL FOE PER L’INFN

7 February, 2019 - 13:58

“Accogliamo con grande soddisfazione ed esprimiamo ampio apprezzamento per l’impegno assunto dal Governo, e in particolare dal Ministro del MIUR Marco Bussetti, di incrementare il FOE dell’INFN con i fondi necessari per mantenere le nostre attività, senza dover procedere a riduzioni dei programmi di ricerca, così da rispettare gli impegni assunti e preservare l’eccellenza del nostro lavoro scientifico a livello internazionale”, commenta Fernando Ferroni, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. “Le parole espresse, oggi 7 febbraio, dal Vice Ministro del MIUR Lorenzo Fioramonti, nel corso della risposta alla Camera all’interrogazione parlamentare, - prosegue Ferroni - confermano la piena comprensione da parte delle Istituzioni delle severe difficoltà nelle quali si sarebbe trovato il nostro Istituto senza queste ulteriori risorse”. “A fronte di questo fondamentale contributo e d’intesa con lo stesso MIUR, l’INFN conferma dunque la volontà, come dichiarato lo scorso novembre, di proseguire nel processo di stabilizzazione del personale precario”, conclude il presidente dell'INFN.

 

 

LE INIZIATIVE INFN PER LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE DONNE NELLA SCIENZA

4 February, 2019 - 16:06

Anche quest’anno l’INFN partecipa all’International Day of Women and Girls in Science con numerose iniziative. Si celebra l’11 febbraio la giornata internazionale per le donne e le ragazze nella scienza, istituita nel 2015 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Uniti per promuovere la piena ed equa partecipazione di donne e ragazze nelle scienze, in materia di istruzione, formazione, occupazione e processi decisionali.

I Laboratori Nazionali di Frascati (Roma) organizzano un incontro aperto a studentesse e studenti di scuole secondarie di secondo grado: STEM anche io!. Nel corso dell’evento sei scienziate racconteranno la loro storia lavorativa e i successi ottenuti nell’ambito delle loro attività di ricerca, dall’astrofisica alla fisica delle particelle, dalla materia oscura alle onde gravitazionali.

Ai Laboratori Nazionali di Legnaro (Padova) si inaugurerà, l'11 febbraio alle 16:30, la mostra “Lise Chi?” dedicata alla scienziata di origine austriaca che diede un contributo fondamentale alle conoscenze teoriche sulla fissione nucleare, Lise Meitner. La mostra, a cura di Simona Cerrato di Sissa Medialab, sarà ai laboratori fino al 30 aprile.

A Cagliari e a Cosenza ci sarà un anticipo delle Masterclass di fisica delle particelle, l’iniziativa coordinata in Italia dall’INFN e organizzata dall’International Particle Physics Outreach Group (IPPOG). Durante le Masterclass le giovani studentesse si cimenteranno con i veri dati del CERN e si confronteranno poi in videoconferenza con le loro coetanee che in altri paesi hanno svolto gli stessi esercizi. In particolare le 60 ragazze di scuole superiori e la classe di ragazze di scuola media che parteciperanno alla Masterclass di Cagliari, organizzata in collaborazione con il Dipartimento di Fisica dell'Università di Cagliari, si collegheranno con Rio De Janeiro, e le oltre 50 studentesse che frequenteranno la Masterclass di Cosenza si confronteranno con le colleghe di Praga e Lund. Durante la giornata, il gruppo INFN di Cosenza collabora poi con il Dipartimento di Fisica dell'Università della Calabria alla realizzazione di un dibattito, organizzato da studentesse dell'Associazione Italiana Studenti di Fisica, che includerà una video conferenza con studentesse dell'Università ESPOCH di Riobamba in Ecuador.

A Roma, il Dipartimento di Fisica della Sapienza organizza un evento per condividere dati, evidenziare stereotipi e discutere azioni positive attraverso il confronto con altre realtà nazionali e internazionali. All’incontro parteciperanno la direttrice della Sezione INFN di Roma1, Marcella Diemoz, la vicepresidente dell’INFN, Speranza Falciano, la presidente del Comitato Unico di Garanzia dell’INFN, Maria Rosaria Masullo, il presidente dell’Accademia dei Lincei, Giorgio Parisi, e il direttore del Dipartimento di Fisica dell’Università, Paolo Mataloni. Durante la giornata, inoltre, Roberta Antolini, responsabile del Servizio Relazioni Esterne dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, presenterà il progetto GENERA, Gender Equality Network in the European Research Area.

A Napoli, giovedì 7 febbraio, il Dipartimento di Fisica dell’Università di Napoli Federico II (Complesso di Monte Sant’Angelo) ospiterà l’incontro “Donne migranti nell’università e nella ricerca” organizzato dal Comitato Unico di Garanzia dell’INFN, dal Coordinamento Napoletano Donne nella Scienza, dall’Università di Napoli Federico II e dal Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli.

I canali social INFN, dal 5 fino all’11 febbraio, aderiscono alla campagna #WomenInScience, a cui parteciperanno anche altri grandi laboratori internazionali come il CERN. Su Facebook, Twitter e Instagram, si possono visionare interviste, video e foto a ricercatrici in fasi diverse della loro carriera scientifica. Tutte le altre donne che lavorano nella scienza sono invitate a pubblicare un loro selfie raccontando nello spazio di un tweet un aneddoto della loro storia.

L’INFN organizza iniziative per riflettere e promuovere la pari ed equa partecipazione delle donne nella scienza non solo l’11 febbraio ma tutto l’anno. Ad esempio, il prossimo 6 marzo a Firenze, nell’aula magna del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Firenze, ci sarà l’evento “Donne e Fisica”, organizzato dalla sezione INFN di Firenze e dal dipartimento, in cui interverranno Patrizia Merignolo, Pietro Greco, Barbara Poggio e Giuliana Rubbia.

A CHIARA MARIOTTI L’EPS EMMY NOETHER DISTINCTION FOR WOMEN IN SCIENCE

25 January, 2019 - 15:28

La European Physical Society (EPS) ha assegnato la Emmy Noether Distinction for Women in Physics 2018 (winter) a Chiara Mariotti, ricercatrice della sezione di Torino dell’INFN. Il riconoscimento le è stato attribuito "per il suo eccezionale contributo alla scoperta e alla caratterizzazione del bosone di Higgs, per il suo ruolo di leader come fondatore e coordinatore del gruppo di lavoro LHC-wide Higgs Cross Section, e per le sue grandi capacità e i suoi importanti risultati nell’oureach, in particolare verso la nuova generazione di giovani fisici".

“È un onore e una grande felicità ricevere questo riconoscimento da parte dell’EPS”, commenta Chiara Mariotti. “Mi porta a rivivere il periodo emozionante e intenso della scoperta del bosone di Higgs. Era la sera del 14 giugno quando, dopo anni di intenso lavoro, finalmente i risultati dell’analisi dei dati del nostro esperimento sono stati proiettati sullo schermo: non potevamo credere ai nostri occhi, c’era un picco bellissimo, stavamo vedendo una nuova particella, avevamo scoperto il bosone di Higgs! E sapevamo che era solo l’inizio di una bellissima avventura, un programma lungo e affascinante ci aspettava, per comprenderne il funzionamento e misurarne tutte le caratteristiche”. “Ricordo anche il periodo in cui insieme a Giampiero Passarino, Reisaburo Tanaka e Stefan Dittmaier abbiamo fondato il working group LHC Higgs Cross Section, formalmente fondato lo stesso giorno in cui LHC ha prodotto le sue primissime collisioni protone-protone. Un periodo emozionante, per niente banale, in cui abbiamo lavorato per gettare le basi per arrivare solidamente alla scoperta: era necessario costruire un linguaggio comune tra teorici e sperimentali, coinvolgere i colleghi e convincerli a utilizzare gli stessi conti e metodi”. “E infine ma non ultimo, voglio ricordare che tutto questo non sarebbe stato possibile senza i tanti giovani studenti che hanno lavorato con grande dedizione e competenza su queste analisi”, conclude Mariotti. 

L’EPS ha istituito la Emmy Noether Distinction for Women in Physics per portare all’attenzione della comunità scientifica e istituzionale e del grande pubblico le ricercatrici in fisica meritevoli nell’ambito della ricerca, della didattica, dell’outreach e dell’industria, e per individuare figure che possano fungere da modello per contribuire ad attrarre le donne verso la carriera in fisica.
Chiara Mariotti si è laureata in fisica all’Università di Torino, con una tesi di ricerca sperimentale al Fermilab di Chicago. Dopo aver ottenuto il dottorato, ha iniziato a lavorare all’esperimento DELPHI del CERN. Nel 1999 ha raggiunto la posizione di coordinatore della ricerca di questo esperimento, che ha coinvolto 550 fisici di 17 diverse nazioni. Mantenendo il suo ruolo in DELPHI, nel 2002 è entrata a far parte della grande avventura di LHC partecipando all’esperimento CMS e diventando uno dei responsabili del gruppo INFN di Torino. Dal 2008 è stata il principale coordinatore dell’analisi dati di CMS per la ricerca del bosone di Higgs. Tutto questo con i suoi due figli, Pietro, 14 anni e Sergio, 13 anni.

 

 

ADDIO A PIO PICCHI

24 January, 2019 - 15:38

È scomparso il 23 gennaio il fisico dell’INFN Pio Picchi, eminente personalità scientifica, riconosciuto per il suo fondamentale contributo nella realizzazione dei rivelatori innovativi ad Argon, che caratterizzano l’unicità di ICARUS, l’esperimento per lo studio dei neutrini guidato dal premio Nobel Carlo Rubbia.

Nato nelle Marche nel 1942, Pio Picchi si è laureato in fisica all’Università  La Sapienza di Roma. Le sue ricerche teorico-sperimentali sulla radiazione cosmica nei laboratori sotterranei condotte con il gruppo di Carlo Castagnoli lo portano alla libera docenza e quindi alla nomina di professore ordinario all’Università di Torino. Contemporaneamente partecipa al CERN alla collaborazione FRAMM e all’esperimento NUSEX al Laboratorio Monte Bianco, di cui è stato leader indiscusso, coordinando e seguendo personalmente ogni attività. Negli anni ’80 collabora agli esperimenti Aleph al CERN e LVD ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso. Verso la fine del decennio ha coordinato al CERN il gruppo di ricerca per lo sviluppo dei rivelatori ad argon liquido ideati da Carlo Rubbia. Ha dunque svolto importanti attività di R&D sui prototipi con elementi nobili Xenon e Argon in fase liquida e gassosa, che oggi rappresentano l’espressione titanica del lavoro scientifico di Pio. Il suo contributo è stato perciò determinante nella realizzazione di rivelatori innovativi per la fisica delle alte energie, in particolare nello sviluppo della tecnologia delle camere a proiezione temporale (TPC) ad argon liquido. Al CERN ha quindi coordinato il lavoro che ha portato allo sviluppo dei primi prototipi di TPC fino alla realizzazione del grande rivelatore ICARUS T600, tuttora la più grande TPC ad argon liquido mai realizzata, che ha operato dal 2010 al 2014 ai Laboratori del Gran Sasso e che ora è stato trasportato negli Stati Uniti al Fermilab per essere impiegato nel prossimo progetto SBN che indagherà sull'esistenza di un nuovo neutrino inizialmente ipotizzato da Bruno Pontecorvo. Il successo di ICARUS e della sua tecnologia, che permette la comprensione e la visualizzazione accurata di eventi d'interazione di neutrini, ha dischiuso la possibilità di realizzare  il prossimo gigantesco rivelatore ad argon liquido  DUNE che permetterà di svelare altri segreti del neutrino,  dimostrando così l'importanza e la vitalità di questa linea di ricerca così tenacemente perseguita da Pio Picchi.
Grazie alla sua riconosciuta esperienza e professionalità Pio Picchi è sempre stato un importante punto di riferimento scientifico non solo per i colleghi ma anche per la formazione e la crescita professionale dei ricercatori più giovani, e la sua fantasia e il suo entusiasmo contagioso mancheranno a tutti coloro che hanno avuto la fortuna condividere con lui il lavoro di ricerca.

 

 

ONDE GRAVITAZIONALI: IN APRILE SI RIACCENDONO VIRGO E LIGO

23 January, 2019 - 16:19

Il rivelatore di onde gravitazionali Advanced Virgo e gli esperimenti gemelli LIGO rientreranno in presa dati questa primavera, se tutto procede come da programma in aprile, quando comincerà la terza campagna di osservazione chiamata in gergo O3. In particolare per Advanced Virgo la sfida è migliorare ulteriormente sia in termini di sensibilità (ad esempio quanto lontano si riesce a rivelare la fusione di due stelle di neutroni) sia di tempo utile di osservazione.

“Stiamo affrontando con entusiasmo le ultime frenetiche settimane di lavoro dedicate alla messa a punto del rivelatore”, racconta Alessio Rocchi, ricercatore INFN responsabile del commissioning di Advanced Virgo. “La sensibilità di Virgo è già migliorata di quasi un fattore due rispetto al precedente periodo di osservazione, adesso l’obiettivo è fare in modo che il rivelatore sia in modalità osservativa il più a lungo possibile senza interruzioni” conclude Rocchi.

Prima dell’avvio della nuova campagna di osservazione Advanced Virgo e Advanced LIGO hanno programmato una serie di periodi di presa dati di prova. L’ultimo del 2018 chiamato ER13 (dall'inglese 13th Engineering Run), ha permesso di fare una completa prova del sistema di allerta che avviserà la comunità di fisici e astronomi ogni qualvolta verrà osservato un potenziale candidato di onde gravitazionali. L’ultimo periodo di presa dati di prova, ER14, è previsto per marzo 2019. ER14 durerà circa quattro settimane e il programma prevede che alla sua conclusione segua l’avvio della nuova campagna di osservazione..

“Ci aspettiamo molti nuovi eventi in O3, grazie ai progressi nella sensibilità dei tre interferometri. Anche la capacità di puntamento sarà migliore rispetto al passato e consentirà agli astronomi di rivelare più rapidamente gli altri messaggeri cosmici emessi dalle sorgenti di onde gravitazionali” commenta Viviana Fafone responsabile nazionale Infn di Advanced Virgo. L’interferometro Advanced Virgo si trova presso lo European Gravitational Observatory (EGO) a Cascina, vicino a Pisa, che è stato fondato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) italiano e dal Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) francese.

INAUGURATO IN ARIZONA IL PROTOTIPO PSCT DEL GRANDE PROGETTO CTA

18 January, 2019 - 10:19

È stato inaugurato poche ore fa, all’Osservatorio Whipple ad Amado in Arizona, pSCT. Si tratta di un prototipo di telescopio per l’astronomia a raggi gamma. pSCT inizierà a prendere dati nei prossimi mesi per fornire indicazioni per la costruzione dei telescopi di media grandezza che faranno parte del Cherenkov Telescope Array (CTA), l’osservatorio diffuso per fotoni gamma di prossima generazione, cui l’Italia partecipa con l’INFN e con l’INAF, Istituto Nazionale di Astrofisica.

“L’INFN ha giocato un ruolo fondamentale nella realizzazione di questo prototipo del telescopio medio di CTA, pSCT,” racconta Nicola Giglietto, responsabile nazionale di CTA per l’INFN e professore del Dipartimento di Fisica del Politecnico e Università di Bari. “La progettazione della camera di questi telecopi - prosegue - è stata infatti coordinata da Francesco Giordano e Riccardo Paoletti, ricercatori INFN e professori rispettivamente presso le Università di Bari e Siena. Inoltre, i sensori ottici e l’elettronica di lettura di pSCT sono stati realizzati in Italia.”

CTA è un'iniziativa globale, che vede impegnati oltre 1.400 scienziati e ingegneri di 31 paesi nello sviluppo scientifico e tecnico dell'osservatorio di raggi gamma ad alta energia più grande e sensibile al mondo, con circa 120 telescopi, di tre dimensioni diverse, divisi tra due siti: uno nell’emisfero nord all’Osservatorio di Roque de los Muchachos, appunto, e l'altro nell'emisfero australe vicino al sito esistente dell'Osservatorio meridionale di Paranal, in Cile.

I telescopi SCT, Schwarzschild-Couder Telescope, sono telescopi di media grandezza e, a differenza dei classici telescopi per raggi gamma tradizionalmente costituiti da una singola superficie di specchi, sono costituiti da due superfici di specchi. La prima superficie è costituita da 48 specchietti asferici, mentre la seconda da 24. Le caratteristiche innovative di questi telescopi permetteranno a CTA di migliorare drasticamente la qualità di immagini di grandi regioni di cielo e di migliorare la rivelazione di sorgenti astronomiche deboli.

“Il telescopio appena inaugurato è importante perché è, come ASTRI, un esempio di telescopio a due specchi Cherenkov. INAF, che durante tutti questi anni ha avuto frequenti contatti con il gruppo americano che ha costruito pSCT, ha dato un contributo importante sviluppando la tecnologia degli specchi e realizzando le superfici riflettenti in collaborazione con le industrie italiane Media Lario e ZAOT” ricordano Patrizia Caraveo, rappresentante INAF nel CTA consortium board, e Giovanni Pareschi, ricercatore INAF e PI di ASTRI, che hanno partecipato all'inaugurazione del telescopio pSCT.

L’obiettivo del progetto CTA è lo studio dell’universo alle alte energie, per mezzo della rivelazione dei fotoni gamma. Queste indagini consentiranno di indagare i fenomeni astrofisici più violenti che avvengono nel nostro universo, ma potrebbero anche portare a informazioni preziose su aspetti ancora poco noti o addirittura sconosciuti, come la natura della materia oscura, che costituisce la maggior parte della materia esistente nel cosmo.

FABIO ZWIRNER NOMINATO VICEPRESIDENTE DELL’ERC

21 December, 2018 - 10:45

Il 19 dicembre lo European Research Council (ERC) ha nominato i nuovi membri del suo Consiglio Scientifico. Sono stati chiamati a farne parte il premio Nobel per la Chimica Ben L. Feringa, dell'Università di Groningen, Lene Vestergaard Hau, fisica, docente alla Harvard University, e Manuel Arellano, economista, docente del Centre for Monetary and Financial Studies di Madrid. Inoltre Fabio Zwirner, già membro del Consiglio Scientifico dell’ERC dal 2015, fisico teorico, ricercatore dell’INFN e professore all’Università di Padova, è stato riconfermato per un secondo mandato di due anni e nominato vicepresidente dell’ERC, assieme a Dame Janet Thornton, biologa, direttrice emerita dello European Bioinformatics Institute dello European Molecular Biology Laboratory. Zwirner entrerà in carica come vicepresidente a gennaio 2019 e si occuperà in particolare del settore delle scienze fisiche ed ingegneria.

Fabio Zwirner, laureato all’Università di Padova, ha conseguito il dottorato di ricerca in fisica alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste nel 1987 ed è stato post-doc all'Università della California a Berkeley. Nel seguito della sua carriera scientifica, Zwirner è stato staff member del CERN, direttore di ricerca all’INFN, professore ordinario alla Sapienza Università di Roma. Ha presieduto il Scientific Policy Committee del CERN (2011-2013) e l’High Energy Particle Physics Board della Società Europea di Fisica (2009-11). È stato uno dei quattro membri dello Strategy Secretariat per l'aggiornamento della strategia europea in fisica delle particelle (2012-13). Rappresenta da alcuni anni il Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca nello Steering Committee dell’International Centre for Theoretical Physics (ICTP) di Trieste e nel Consiglio Direttivo dell’INFN. È stato editor di Physical Review Letters (2002-8) ed è attualmente editor del Journal of High Energy Physics (JHEP). Zwirner si è occupato principalmente di teoria e fenomenologia delle interazioni fondamentali, concentrandosi sulla generazione della massa per le particelle elementari e sulla possibile unificazione della gravità con le altre forze a livello quantistico. I suoi contributi principali riguardano la fisica delle interazioni elettrodeboli e del bosone di Higgs, le proprietà delle estensioni supersimmetriche del modello standard della fisica delle particelle, i modelli per la rottura della supersimmetria nelle teorie di supergravità e delle superstringhe. 

Il Consiglio Scientifico dell’ERC, composto da 22 eminenti scienziati e studiosi che rappresentano la comunità scientifica europea, è l'organo di governo indipendente dell’ERC. Il suo ruolo principale riguarda la definizione della strategia dell’ERC e la selezione dei valutatori per la peer review. È presieduto da Jean-Pierre Bourguignon e ha tre vicepresidenti (uno per ciascun settore), tra cui il vicepresidente attuale Martin Stokhof continuerà il suo mandato. I mandati dei vicepresidenti Klaus Bock e Eva Kondorosi si concludono a fine anno e ad essi subentreranno Zwirner e Thornton. Tutti i nuovi membri sono stati selezionati da un comitato indipendente, composto da sette eminenti scienziati nominati dalla Commissione Europea, che si è consultato con la comunità scientifica in questo processo.

Lo European Research Council, istituito dall'Unione Europea nel 2007, è la principale organizzazione europea per il finanziamento della ricerca di frontiera e di eccellenza. Ogni anno seleziona e finanzia ricercatori ambiziosi e creativi di qualsiasi nazionalità ed età, per condurre progetti basati in Europa. Offre quattro tipi principali di finanziamenti: Starting, Consolidator, Advanced e Synergy Grants. Inoltre, elargisce anche il finanziamento Proof of Concept, che aiuta i beneficiari a colmare il divario tra i risultati della ricerca di frontiera e le prime fasi della loro commercializzazione. Ad oggi, l’ERC ha finanziato circa 9.000 ricercatori di alto livello in varie fasi della loro carriera. L’ERC si adopera anche per attirare in Europa ricercatori di prima classe da tutto il mondo, ha un bilancio di oltre 13 miliardi per il settennato 2014-2020 e fa parte del programma di ricerca e innovazione dell'UE, Horizon 2020, di cui è responsabile il commissario europeo Carlos Moedas.

 

 

CTA STUDIERÀ L’UNIVERSO VIOLENTO ANCHE DALLE ANDE

20 December, 2018 - 14:54

NEWS CONGIUNTA INFN-INAF Il 19 dicembre 2018, il Council del Cherenkov Telescope Array Observatory (CTAO) e l'ESO, l’Osservatorio Australe Europeo, hanno firmato gli accordi finali per l’installazione del gruppo di telescopi che costituiranno la componente di CTA per l’emisfero meridionale in un’area prossima alla sede dell'Osservatorio del Paranal dell'ESO, sulle Ande cilene. CTA è un grande progetto internazionale per la realizzazione di una rete globale di telescopi di prossima generazione dedicati allo studio della radiazione gamma più energetica. Il progetto, cui partecipano per l’Italia l’INAF Istituto Nazionale di Astrofisica e l’INFN, prevede l’installazione dei telescopi su due siti: uno nell’emisfero nord, sull’isola di La Palma nell’arcipelago delle Canarie, e uno nell’emisfero sud, in Cile, appunto. 

Nella città di Santiago del Cile sono stati firmati in totale tre accordi: uno tra il governo cileno e l'ESO, uno tra ESO e CTAO e uno tra CTAO e CONICYT - Cile Comisión Nacional de Investigación Científica y Tecnológica (CONICYT), la Commissione nazionale per la ricerca scientifica e tecnologica. Con questi tre accordi, CTAO ha il via libera all’avvio delle attività di costruzione del Cherenkov Telescope Array sul sito meridionale. Un analogo accordo per ospitare la componente di CTA da dislocare nell'emisfero settentrionale presso l'Osservatorio del Roque de los Muchachos a La Palma, in Spagna, è stato già siglato con l'Instituto de Astrofísica de Canarias (IAC). L’inizio dei lavori su entrambi i siti è previsto per il 2020.

Federico Ferrini, direttore del Cherenkov Telescope Array Observatory (CTAO), ha incontrato il direttore generale dell'ESO, Xavier Barcons e, insieme al direttore delle operazioni dell'ESO, Andreas Kaufer, hanno firmato l'accordo per la costruzione e la gestione dei telescopi di CTA che saranno operativi presso il sito di Paranal-Armazones dell'ESO, nel Cile settentrionale. Prima della firma dei due accordi di mercoledì, Ferrini aveva incontrato il direttore esecutivo di CONICYT, Christian Nicolai Orellana, il 17 dicembre, per firmare l'accordo di collaborazione scientifica tra le due parti. 

CTA sarà lo strumento di nuova generazione per la rivelazione da terra dei raggi gamma, che sono radiazioni elettromagnetiche ad altissima energia emesse dagli oggetti più caldi e potenti dell'universo - come i buchi neri supermassicci o le supernovae. Per osservare l'intero cielo, l'Osservatorio CTA avrà due siti, con 19 telescopi nell'emisfero settentrionale e 99 nell'emisfero meridionale. Tre sono le tipologie dei telescopi di CTA: LST (Large Size Telescope), MST (Medium Size Telescope) e SST (Small Size Telescope).

“È una ottima notizia che conferisce energia all’intero progetto CTA e consente di proseguire verso la installazione al sito sud da parte di INAF del set di precursori dei telescopi SST di tipo ASTRI, già concordata con il Consorzio CTA” commenta il Direttore Scientifico INAF Filippo Maria Zerbi “questo set di precursori consentirà di mettere a punto la tecnologia ed il modello di operazioni dell’intera infrastruttura”.

“Questa firma rappresenta un traguardo molto importante per il grande progetto CTA, – sottolinea Nicola Giglietto, responsabile nazionale dell’INFN del progetto – al sito nord di La Palma, dove da poco abbiamo inaugurato il primo telescopio di CTA, LST-1, ora si aggiunge il sito cileno dell’emisfero sud”. “Possiamo dire con grande soddisfazione che la fase di progettazione è conclusa e che adesso entriamo nel vivo della fase di realizzazione di quello che sarà il primo telescopio globale per lo studio della radiazione gamma più energetica, un osservatorio di prossima generazione che ci permetterà di ricavare una ricchezza di informazioni senza precedenti sul lato più violento del nostro universo”.

Quattro telescopi LST saranno installati nel sito nord di CTA, ai quali si affiancheranno 15 telescopi MST. Tra i telescopi che verranno installati nel sito sud di CTA ci saranno quelli di piccola taglia, gli SST, il cui prototipo è stato inaugurato quattro anni fa sulla stazione osservativa di Serra La Nave sull’Etna, gestita dall’Osservatorio Astrofisico di Catania dell’INAF, nell’ambito del progetto bandiera Astri finanziato dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR).

Il progetto CTA conta, quindi, su una importante partecipazione dell’Italia, con più di 200 persone, tra ricercatori, tecnici e ingegneri, dell’INAF, dell’INFN e delle Università italiane dove hanno sede le sezioni INFN coinvolte nella progettazione e gestione di LST (il cui prototipo è stato inaugurato solo poche settimane fa) e vede il coinvolgimento di varie aziende. L’INAF pianifica di contribuire alla schiera di telescopi che andranno nel sito Sud, ovvero presso l’area dell’Osservatorio ESO del Paranal in Cile, con un mini array di 50 telescopi SST, numero che potrebbe essere incrementato a 70. Sempre l’Istituto Nazionale di Astrofisica ospita a Bologna, in una delle sue strutture di ricerca, il Quartier Generale della collaborazione internazionale, che sotto la guida del MIUR sta evolvendo in un ERIC.

Il sito meridionale di CTA si trova 11 chilometri a sud-est della posizione del Very Large Telescope all'Osservatorio di Paranal dell'ESO nel Deserto di Atacama e a soli 16 chilometri dal cantiere dell’Extremely Large Telescope. Questa è una delle regioni più aride e isolate della Terra: un paradiso astronomico. Oltre alle condizioni ideali per l'osservazione durante tutto l'anno, l'installazione di CTA presso l'Osservatorio di Paranal offre i vantaggi delle competenze e delle infrastrutture dell'ESO.

Gli obiettivi scientifici di CTA sono molteplici, e vanno dalle indagini sulle particelle cosmiche relativistiche alla ricerca della materia oscura. CTA osserverà l'universo estremo, esplorando gli ambienti del nostro vicinato cosmico fino ai buchi neri ai confini dell’universo. I suoi contributi potranno perfino aprire le porte a nuovi e inesplorati aspetti della fisica fondamentale. Oltre 1.400 scienziati e ingegneri di 31 Paesi sono impegnati oggi nello sviluppo scientifico e tecnico del progetto CTA. L'Osservatorio sarà costruito e gestito dall'ERIC CTAO, che è governato dagli stati membri.

 

 

COMPETENCE CENTRE: PARTONO BI-REX E SMACT

19 December, 2018 - 14:51

Innovazione, ricerca industriale, orientamento e formazione alle imprese. Sono queste le parole chiave che definiscono la missione degli otto competence centre, consorzi che riuniscono atenei, enti di ricerca, aziende e fondazioni, finanziati dal Ministero dello Sviluppo Economico per favorire le collaborazioni tra ricerca e impresa nelle tecnologie “Industria 4.0”. I primi due competence centre, BI-REX (Big Data Innovation & Research EXcellence) e SMACT (acronimo delle tecnologie di cui si occuperà Social, Mobile, Analytics, Cloud e Internet of Things) sono appena partiti e in entrambi l’INFN gioca un ruolo importante/strutturale. In totale il MISE ha 8 competence centre.

“L'INFN ha accolto con grande piacere l’opportunità di partecipare a BI-REX, un progetto innovativo guidato dall'Università di Bologna, mettendo a disposizione del mondo industriale le competenze  nel calcolo scientifico maturate nelle ricerche di frontiera nel capo della fisica delle particelle” sottolinea Antonio Zoccoli, componente della Giunta Esecutiva dell’INFN che ha seguito il progetto.

“Con la partecipazione a SMACT, l’INFN rafforza ulteriormente il suo impegno a mettere a disposizione delle aziende italiane il know-how tecnologico sviluppato con le attività di frontiera svolte nel campo della ricerca in fisica fondamentale”, commenta Mauro Morandin, referente per l’INFN di SMACT. “Nel caso del Centro SMACT, ciò riguarderà in particolare il settore della gestione e valorizzazione dell’enorme ricchezza di informazioni digitali raccolte dalle reti diffuse di sensori, che sono alla base della rivoluzione industriale in corso”, conclude Morandin.

BI-REX
Big Data Innovation & Research EXcellence, BI-REX, è stato il primo competence centre a entrare in funzione. Si tratta di un Consorzio Pubblico-Privato, con sede presso l’università di Bologna, che ha guidato la presentazione della proposta, costituito dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, dagli Atenei di Ferrara, Modena Reggio-Emilia e Parma, da CNR e INFN, oltre all’Istituto Ortopedico Rizzoli, ASTER, Bologna Business School, CINECA e Fondazione Golinelli.
La missione di BI-REX sarà di porsi a servizio delle imprese di tutta Italia, garantendo loro formazione, consulenza e orientamento nell'adozione di tecnologie sviluppate negli oltre trenta progetti collaborativi di innovazione ricerca industriale e sviluppo sperimentale focalizzati principalmente su connettività, automazione, manifattura avanzata e big data.

SMACT
È la società consortile per azioni che gestirà il Centro di Competenza del Triveneto. Il nome della società è l’acronimo delle 5 tecnologie di cui si occuperà: Social, Mobile, Analytics, Cloud e Internet of Things. I soci fondatori di SMACT sono 8 università del Triveneto (Padova, Verona, Ca’ Foscari, IUAV, Trento, Bolzano, Udine e SISSA di Trieste), due enti di ricerca (l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e la Fondazione Bruno Kessler), la Camera di Commercio di Padova e 29 aziende private: ACCA software, Adige, Brovedani Group, CAREL Industries, Corvallis, Danieli & C. Officine Meccaniche, DBA lab, Electrolux Italia, EnginSoft, Eurosystem, Gruppo PAM, Innovation Factory, Intesa Sanpaolo, Keyline, Lean Experience Factory, Microtec, Miriade, Omitech, Optoelettronica Italia, OVS, SAVE, Schneider Electric, TEXA, TFM Automotive & Industry, Thetis, TIM, Umana, Wartsila Italia, Como Next.

 

 

ARTE SCIENZA SOCIETÀ. DIALOGO TRA I SAPERI

10 December, 2018 - 15:44

Un dialogo tra i saperi del mondo contemporaneo è possibile e, anzi, è forse l’unica strada per una cultura che voglia affrontare la sfida di un futuro sostenibile. È questa la base dell’incontro pubblico Arte, scienza e società. Dialogo tra i Saperi che si terrà il giorno 11 dicembre all’Aquila, promosso da INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, GSSI Gran Sasso Science Institute, che ospiterà l’incontro, MAXXI – Museo nazionale delle Arti del XXI secolo, insieme Università dell'Aquila, Accademia di Belle Arti dell’Aquila e Accademia delle Arti del Disegno di Firenze. Istituzioni diverse che si incontrano all’Aquila per promuovere il dialogo tra il mondo della scienza e quello dell’arte, la cultura e l’economia e, in generale, per mettere al centro della nostra idea di futuro il rapporto tra conoscenza e società.

Fernando Ferroni presidente dell’INFN, Eugenio Coccia rettore del GSSI, Giovanna Melandri presidente della Fondazione MAXXI, Pier Luigi Sacco economista della IULM di Milano, lo scrittore, registra e interprete Marco Paolini, e i giornalisti scientifici Pietro Greco e Rossella Panarese sono alcuni dei protagonisti della giornata, che si confronteranno sul valore per la società e l’economia di nuove sintesi tra i diversi ambiti della cultura e del sapere. Nel pomeriggio, Marco Paolini converserà con Rossella Panarese di Radio3 Scienza sui temi delle ricadute sociali di scienza e tecnologia a partire dal suo romanzo e spettacolo Le avventure di Numero Primo.

“È significativo che sia L’Aquila a ospitare questo incontro, – afferma Eugenio Coccia, rettore del GSSI – una città con un grande patrimonio architettonico e culturale che sta rinascendo nel segno della scienza e dell’arte, come dimostrano anche la nascita del GSSI e la nuova presenza del MAXXI”.

“Ormai da diversi anni l’INFN è impegnato per costruire nuovi ponti tra il mondo della ricerca scientifica e gli altri ambiti della cultura, – commenta Fernando Ferroni –lavorando assieme a musei e istituzioni culturali, la collaborazione con il MAXXI per la mostra Gravity ne è un bell’esempio”. “Siamo convinti, infatti, che questo processo sia decisivo per coinvolgere nei temi scientifici sempre più persone, in particolare i giovani, per una conoscenza condivisa e una società consapevole, oggi sempre più indispensabili”.

“Un anno fa, con la mostra Gravity realizzata con una cordata decisamente inedita, insieme ad ASI e INFN, abbiamo dimostrato che Arte e Scienza hanno un linguaggio comune in grado di creare  conoscenza  e generare valore per le comunità a cui si rivolgono – dice Giovanna Melandri presidente Fondazione MAXXI – Il pensiero creativo, scientifico e umanistico, è il necessario punto di partenza per costruire e ricostruire comunità e identità attraverso la conoscenza e la Cultura. Per questo è dovere di una istituzione culturale come il museo nazionale delle arti del XXI secolo, mettersi in gioco, partecipare, confrontarsi, condividere quotidianamente la propria esperienza ed il proprio cammino con le istituzioni scientifiche”. 

La giornata si concluderà con un dibattito, cui sono state invitate le istituzioni culturali della città, sulla proposta di rendere il Dialogo tra i Saperi un appuntamento fisso dell’agenda culturale del territorio abruzzese. Un territorio che ha individuato nella cultura, nella scienza e nell’arte i veri catalizzatori della resilienza collettiva e i possibili motori di un nuovo sviluppo.

L’evento, aperto al pubblico, si svolgerà a partire dalle ore 10.00 all’Auditorium del GSSI, in via Michele Jacobucci, 2, L’Aquila.

Lo streaming dell'evento

PROGRAMMA

10.00 - 10.30 Saluti istituzionali

10.30 - 12.00 Scienza, Arte e Società
Cristina Acidini, Presidente Accademia delle Arti del Disegno
Fernando Ferroni, Presidente INFN
Giovanna Melandri, Presidente Fondazione MAXXI
modera Pietro Greco, giornalista scientifico

12.00 - 13.30 Arte, Scienza e Filosofia
Marco Brandizzi, Accademia di Belle Arti, L’Aquila
Eugenio Coccia, Rettore GSSI
Simone Gozzano, Università dell'Aquila
Silvano Tagliagambe, Università di Cagliari
modera Gaspare Polizzi, Accademia delle Arti del Disegno

14.30 - 16.30 Arte, Scienza e Innovazione
Antonio Camurri, Università di Genova
Oriana Persico, Salvatore Iaconesi, Human Ecosystems Relazioni
Bartolomeo Pietromarchi, Direttore MAXXI ARTE
Camilla Rossi-Linnemann, Museo della Scienza e della Tecnica ‘Leonardo da Vinci’
Pierluigi Sacco, IULM di Milano
modera Alessandro Crociata, GSSI

16.30 - 17.30 Le avventure di Numero Primo
Conversazione con Marco Paolini di Rossella Panarese, Rai Radio3 in
collaborazione con il Teatro Stabile dell’Abruzzo

17.30 - 18.30 Idee per un “Dialogo tra i Saperi”
Discussione con le istituzioni aquilane e chiusura lavori
modera Vincenzo Napolano, Comunicazione INFN

 

 

OGGI SPIEGO IO: ecco il video-concorso dell’INFN per le scuole

10 December, 2018 - 14:39

L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, attraverso il sito di divulgazione scientifica ScienzaPerTutti (http://scienzapertutti.infn.it/), bandisce la 14esima edizione del concorso per studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado dedicato alla divulgazione scientifica.

L’edizione 2018/19 della competizione s’intitola “OGGI SPIEGO IO” e invita le ragazze e i ragazzi a cimentarsi con un video di 2-3 minuti su un tema di fisica tra i seguenti: Atomo, Big Bang, Modello standard, Onde gravitazionali. In palio stage estivi residenziali della summer school organizzata dai Laboratori Nazionali di Frascati e kit per esperimenti didattici.

È necessario iscriversi entro il 28 gennaio 2019, c’è invece tempo fino al 17 aprile 2019 per l’invio dei video.

I lavori saranno valutati secondo i seguenti criteri: correttezza scientifica, efficacia della comunicazione, originalità e creatività. I lavori selezionati dalla giuria saranno pubblicati online e sottoposti a valutazione popolare.

Regolamento su: http://scienzapertutti.lnf.infn.it/spazio-scuola/concorso-per-le-scuole

Per informazioni: redazionesxt@lists.lnf.infn.it

Guarda Lo spot! https://www.youtube.com/embed/PV1onikRJlE

ScienzaPerTutti è il sito di comunicazione scientifica dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. La comunità dei ricercatori dell'INFN collabora a questo progetto di comunicazione per rendere accessibili a tutti i temi della scienza, in particolare della fisica, e della tecnologia.

TRASFERIMENTO TECNOLOGICO: CANDIDATI ALL’INCUBAZIONE CERCASI

7 December, 2018 - 15:36

È stato pubblicato il primo bando del progetto R2I, Research2Innovation, destinato a società di capitali o persone fisiche interessate a diventare “candidati all’incubazione”. Usufruire delle tecnologie sviluppate dall’INFN e dal CERN ora è un’opportunità concreta per molte imprese o startupper che decidono di puntare all’hi-tech e investire sull’innovazione in Italia. R2I è un progetto promosso dall’INFN, dal CERN e dai BIC, Business Incubation Centres, i3P del Politecnico di Torino, Bioindustry Park di Colleretto Giocosa (Torino) e Cubact dell’Università di Sassari, per sostenere in Italia le imprese e gli imprenditori nel traghettare tecnologie innovative dal cosiddetto proof of concept al mercato. Per favorire questo impegnativo passaggio, INFN e CERN mettono a disposizione le proprie tecnologie e competenze tecniche, mentre i BIC offrono le proprie strutture e competenze grazie a programmi di incubazione dedicati. A manifestare interesse sono invitati sia tutti i soggetti costituiti in forma societaria-consortile da meno di 3 anni o che, pur costituiti da più di 3 anni, abbiano recentemente avviato un nuovo progetto di sviluppo di prodotti innovativi compatibili con le tecnologie e le competenze dell’INFN e del CERN, sia le persone fisiche che intendano avviare un’impresa e accedere ai programmi di incubazione presso uno dei BIC che partecipano all’iniziativa. Da parte loro, l’INFN e il CERN si impegnano a fornire alle aziende incubate un sostegno per un accesso facilitato allo sviluppo e allo sfruttamento delle proprie tecnologie, per un periodo di 24 mesi e fino a 40 ore/uomo, compatibilmente con le esigenze di ricerca istituzionale di esperti e infrastrutture. Mentre i BIC forniranno un contributo di supporto al business, attraverso finanziamenti, infrastrutture e consulenza. Ciascuna azienda incubata riceverà un contributo del valore di 40.000 euro, che potrà essere in natura e includere una serie di servizi.

La scadenza dei termini per la presentazione delle manifestazioni di interesse è fissata per le ore 11:59 del giorno 11 febbraio 2019.

R2I su INFN TT

 

 

 

ITALIA E STATI UNITI FIRMANO L’ACCORDO PER IL NUOVO ACCELERATORE PIP-II

4 December, 2018 - 14:49

Italia e Stati Uniti hanno sottoscritto l’accordo internazionale di collaborazione scientifica e tecnologica per la realizzazione del progetto PIP-II al Fermi National National Laboratory (Fermilab), di Batavia, nell’Illinois. L’accordo sottoscritto tra DOE (Department Of Energy) e MIUR (Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca), in rappresentanza del quale ha firmato il Vice Ambasciatore d'Italia negli Stati Uniti Maurizio Greganti (in foto a destra, a sinistra Jim Siegrist Direttore del Dipartimento di Fisica delle Alte Energie del DOE) prevede in particolare la produzione di alcuni componenti di alta tecnologia per un nuovo acceleratore di particelle, che servirà a produrre il fascio di neutrini di alta energia più potente del mondo per il progetto DUNE (Deep Underground Neutrino Experiment). 

All’evento per la firma dell’accordo, che si è svolto oggi 4 dicembre nella sede dell’Ambasciata d'Italia a Washington, i rappresentanti di entrambi i Paesi hanno riconosciuto l’importanza e la solidità della lunga tradizione di collaborazione tra gli scienziati italiani dell’INFN e quelli del Fermilab, il cui nome è in onore del grande fisico italiano e premio Nobel Enrico Fermi.

L’Italia con l’INFN fornirà contributi determinanti per la costruzione dell’acceleratore di particelle, lungo 176 metri, che sarà il fulcro del progetto PIP-II (Proton Improvement Plan-II). Il nuovo acceleratore diventerà così il cuore del complesso di acceleratori del Fermilab, e fornirà il fascio di protoni per alimentare un vasto programma di ricerca in fisica delle particelle che si svilupperà nell’arco di alcuni decenni.

“La sottoscrizione di questo accordo che ci vede protagonisti assieme ai nostri partner italiani MIUR e INFN è motivo di grande soddisfazione”, ha dichiarato il sottosegretario del DOE per la scienza Paul Dabbar. “Siamo orgogliosi che il programma di ricerca che si basa sull’acceleratore PIP-II, progettato per creare una delle macchine più avanzate per la ricerca in fisica fondamentale, stia attraendo l’interesse dei partner internazionali”.

“L’accordo firmato oggi dal MIUR e dal DOE è l’ultima testimonianza della portata della cooperazione scientifica e tecnologica tra Italia e Stati Uniti e dell’importanza della cooperazione internazionale”, ha sottolineato l’Ambasciatore d'Italia negli Stati Uniti Armando Varricchio. “Questo nuovo passo nella cooperazione arriva in un momento molto significativo, in cui celebriamo il trentesimo anniversario dell’accordo tra i nostri due Paesi sulla cooperazione scientifica e tecnologica, e rinnoviamo il nostro accordo bilaterale per i prossimi tre anni”.

“Seguendo una lunga tradizione di collaborazione, l’impegno assunto dall'INFN per la costruzione dell’acceleratore PIP-II rappresenta un passo importante per lo sviluppo della ricerca sulle proprietà dei neutrini attraverso l’ambizioso progetto DUNE", ha spiegato il presidente dell’INFN Fernando Ferroni. “Le componenti dell’acceleratore PIP-II saranno realizzate dal Laboratorio per gli Acceleratori e la Superconduttività Applicata (LASA) dell’INFN: un centro di eccellenza a livello internazionale per lo sviluppo di tecnologie avanzate per gli acceleratori di particelle”, conclude Ferroni.

Il fulcro del progetto PIP-II sarà un acceleratore lineare superconduttore, che modernizzerà la prima parte della catena di acceleratori del Fermilab, e fornirà le basi per futuri potenziamenti. Il nuovo acceleratore avrà cavità di accelerazione in niobio e raddoppierà l’energia raggiunta dal suo predecessore. Questo upgrade consentirà al complesso di acceleratori del Fermilab di portare la potenza del fascio di protoni alla scala del megawatt.

“È emozionante pensare che, in pochi anni, grazie al nuovo acceleratore PIP-II saremo in grado di produrre i fasci di neutrini più intensi al mondo, grazie ai quali potremo ottenere un quadro più chiaro dell’evoluzione del nostro universo”, ha detto il direttore del Fermilab Nigel Lockyer. “Questo brillante futuro è possibile in gran parte grazie alla collaborazione con i nostri partner italiani e, dal momento che questa partnership si rafforza nel tempo, speriamo di poter proseguire assieme e condividere future imprese per il progresso della ricerca”.

Oltre all’Italia, altri partner internazionali stanno apportando contributi significativi a PIP-II, in particolare, India, Regno Unito e Francia, come anche i Laboratori Nazionali di Argonne e il Lawrence Berkeley stanno contribuendo al progetto. Questa partnership è un esempio del carattere sempre più globale dei progetti di fisica delle particelle. Il complesso dell’acceleratore PIP-II sarà messo a disposizione della comunità scientifica internazionale di fisica delle particelle ed estenderà il potenziale di scoperta ben oltre quello che può essere raggiunto con gli attuali esperimenti.

 

PIP-II al Fermilab

 

 

INIZIANO I GRANDI LAVORI A LHC

3 December, 2018 - 11:27

Oggi alle 6 del mattino gli operatori del CCC CERN Control Center hanno spento i fasci del Large Hadron Collider (LHC). Dopo quattro anni di intensa e onorata attività che ha portato i fasci di protoni a collidere all’energia di 13 TeV, LHC ha prodotto una ricchissima messe di dati. Con questi dati, i fisici hanno cominciato a delineare un ritratto alquanto accurato del bosone di Higgs e a definire per la prima volta molti dettagli e comportamenti ancora poco noti delle altre particelle del Modello Standard. LHC, il superacceleratore del CERN di Ginevra, come da programma, ha interrotto la presa dati per una lunga pausa di due anni, chiamata in gergo LS2, Long Shutdown 2. LS2 non sarà però una pausa di riposo, anzi. Nel corso del futuro biennio 2019-2020, infatti, fisici, tecnici e ingegneri saranno impegnati a realizzare un sostanziale processo di ammodernamento del più potente acceleratore del mondo e di tutti i suoi grandi esperimenti: ATLAS, CMS, ALICE e LHCb.

Durante il Run 2, ossia il secondo periodo di presa dati, durato dal 2015 al 2018, LHC ha raddoppiato le specifiche di progetto, producendo 150 femtobarn inversi (fb-1) di dati con collisioni protone-protone all’energia di collisione di 13 TeV per ciascuno dei due esperimenti ATLAS e CMS che registrano dati alla massima intensità di macchina. L’enorme quantità di dati è archiviata in modo permanente nel data center del CERN: oltre 300 Petabyte (300 milioni di Gigabyte), cinque volte quelli prodotti durante il Run 1, l’equivalente di 1000 anni di streaming video 24/7 con una connessione internet a 10 Mb/s! Analizzando questi dati, gli esperimenti a LHC hanno già prodotto una grande quantità di risultati, accrescendo la nostra conoscenza dell’universo primordiale e facendo luce sui segreti della materia.

“Negli ultimi anni, il lavoro delle collaborazioni scientifiche che conducono gli esperimenti a LHC ha consentito un enorme progresso nella nostra comprensione delle proprietà del bosone di Higgs e del Modello Standard”, sottolinea Fabiola Gianotti, Direttore Generale del CERN. “Queste conoscenze sono fondamentali, perché il bosone di Higgs è una particella molto speciale e unica nella nostra ricerca di nuova fisica”.

Dopo la sua scoperta annunciata nel 2012, e premiata con il Nobel l’anno successivo, gli esperimenti a LHC hanno confermato alcuni dei tassi di decadimento attesi per il bosone di Higgs, tra cui il decadimento più comune ma difficile da rivelare nei quark bottom, e la rara produzione del bosone di Higgs in associazione con i quark top. Gli esperimenti ATLAS e CMS hanno anche determinato con la massima precisione il valore della massa del bosone di Higgs.

Accanto al bosone di Higgs, gli esperimenti a LHC hanno prodotto una vasta gamma di risultati e centinaia di articoli scientifici, tra cui la misurazione di alta precisione della massa del bosone W (la cui scoperta è valsa il Nobel a Carlo Rubbia e Simon van der Meer nel 1984), la scoperta di nuove particelle esotiche con l'esperimento LHCb, come la Ξcc ++ e i pentaquark, la rivelazione di fenomeni finora non osservati in collisioni piombo-piombo in ALICE.

“LHC in questi quattro anni, ha prodotto collisioni protone-protone all’energia nel centro di massa di 13 TeV, mai raggiunta prima in laboratorio, sorpassando i limiti di progetto in quantità e qualità dei dati forniti agli esperimenti, che hanno saputo raffinare le tecniche di selezione e analisi con un’efficienza altissima”, sottolinea Nadia Pastrone, dell’INFN Sezione di Torino, presidente della Commissione Nazionale I dell’INFN che coordina l’attività di ricerca dell’Istituto nel campo della fisica delle alte energie. “ATLAS e CMS, - prosegue Pastrone - a soli sei anni dalla scoperta, hanno raggiunto risultati che hanno superato le previsioni e competono in precisione con le predizioni teoriche nello studio del bosone di Higgs, portando avanti incisivamente il programma di ricerca di nuova fisica oltre il Modello Standard”. “LHCb ha sperimentato con successo una nuova tecnica di processamento online dei dati per raccogliere il più consistente campione di dati per lo studio della fisica del sapore e fornire nuove eccellenti misure”. “Tutti gli esperimenti hanno provato su fascio parte dei nuovi apparati che verranno installati e messi in funzione in LS2”. “E ALICE, insieme agli altri esperimenti, ha raccolto dati da collisioni di ioni Xe-Xe e Pb-Pb”. “Per la prima volta in LHC si è provato con successo a collimare i fasci di ioni Pb usando cristalli piegati, tecnica di cui l'INFN detiene competenze notevoli, in fase di studio per High Luminosity LHC”, conclude Pastrone. 

Durante LS2, l’intero complesso dell’acceleratore e degli esperimenti sarà potenziato e aggiornato per il prossimo Run di LHC, anticipando in parte il futuro progetto High Luminosity LHC (Hi-Lumi o HL-LHC), che vedrà la luce e inizierà a raccogliere dati dopo il 2025. Aumentare la luminosità di LHC significa produrre molti più dati, consentendo lo studio di eventi più rari, con nuove possibilità di scoperta.

In particolare, gli iniettori che producono i fasci di protoni per LHC saranno rinnovati per produrre fasci più intensi. Il primo acceleratore lineare della catena di accelerazione lascerà posto al nuovissimo Linac4, che accelererà gli ioni idrogeno (protoni), consentendo di produrre fasci più luminosi. Il secondo acceleratore della catena, il Proton Synchrotron Booster, sarà dotato di un sistema di iniezione e accelerazione completamente nuovo. Il Super Proton Synchrotron (SPS), l’ultimo iniettore prima di LHC, avrà un nuovo sistema di radiofrequenza per aumentare l’intensità del fascio. Inoltre, saranno migliorate le linee di trasferimento.

“Questi due anni saranno fondamentali per LHC per portare avanti una serie di interventi di manutenzione della macchina”, spiega Mirko Pojer del CERN, uno dei responsabili dell’operazione di LHC. “Ma soprattutto durante lo stop – aggiunge Pojer – si procederà a modificare uno degli elementi di protezione dei potenti magneti di LHC, intervento grazie al quale il campo magnetico potrà essere aumentato e con esso l’energia della macchina, fino a raggiungere un nuovo record: 7 TeV per fascio, 14 TeV nel centro di massa delle collisioni”.

Tutti gli esperimenti a LHC aggiorneranno parti importanti dei loro rivelatori. L’esperimento LHCb verrà sostituito quasi interamente, migliorando le prestazioni nella velocità di acquisizione dei dati. Anche ALICE aggiornerà la tecnologia dei suoi rilevatori di tracciamento per aumentarne la velocità di lettura. ATLAS e CMS saranno potenziati e inizieranno a preparare alcune parti dei loro apparati per ottimizzare il funzionamento a Hi-Lumi LHC.

“Questo potenziamento sarà la nuova sfida per LHC e per i suoi esperimenti quando i fasci di protoni riprenderanno a circolare nel grande anello magnetico lungo 27 km nella primavera del 2021”, conclude Pojer.

 

 

LE ONDE GRAVITAZIONALI ED ET AL PARLAMENTO EUROPEO

2 December, 2018 - 17:09

Le onde gravitazionali e il progetto Einstein Telescope (ET), che ambisce alla realizzazione in Europa di un rivelatore di onde gravitazionali di terza generazione, sono stati uno degli argomenti della high-level conference EU research and innovation in our daily life, che si è recentemente tenuta a Bruxelles al Parlamento Europeo. La conferenza ha riunito il Parlamento e la Commissione europei attorno al tema dell’impatto della ricerca scientifica sulla vita quotidiana. In apertura, Michele Punturo  dell'INFN, coordinatore internazionale del progetto ET, ha illustrato l’obiettivo della futura infrastruttura di ricerca, che potrebbe sorgere in Sardegna a Lula, nella ex miniera di Sos Enattos.

Nel sito hanno preso il via nelle scorse settimane i lavori per la realizzazione di un laboratorio sotterraneo, chiamato SarGrav, che ospiterà esperimenti di fisica di precisione sulla gravità, cui collaboreranno l’INFN, l’Università di Napoli e l’Università di Sassari. “Il primo sarà Archimedes, un esperimento per la misura del peso del vuoto quantistico e della discussa interazione del vuoto quantistico con la gravità”, spiega Enrico Calloni dell'INFN e dell’Università di Napoli,  responsabile Nazionale di Archimedes.

SarGrav potrebbe essere il seme iniziale della grande infrastruttura di ricerca di ET e nel febbraio scorso Università di Sassari, INFN, Regione Sardegna, Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) hanno firmato un accordo proprio per candidare il sito di Sos Enattos ad ospitare l’Einstein Telescope. 

“La scelta del sito di ET è tuttora aperta e vede in competizione il sito sardo con uno in Ungheria e uno al confine fra Olanda, Belgio e Germania”, spiega Michele Punturo. “I lavori per qualificare Sos Enattos sono in pieno svolgimento,  - prosegue Punturo - ma siamo certi che il sito abbia tutte le carte in regola per ospitare una tale infrastruttura di ricerca grazie a caratteristiche ambientali e sismiche che sono state e sono tuttora oggetto di studio e di misura da parte di un team di scienziati dell’INFN e dell’Università di Sassari”. “La conferenza di Bruxelles ha rappresentato un momento importante nella strategia di comunicazione per supportare al massimo livello europeo il progetto ET.

"Crediamo in Einstein Telescope così come in tutte quelle iniziative di ricerca che, valorizzano le caratteristiche del nostro territorio, la Sardegna, e permettono ai nostri giovani di crescere scientificamente all'interno di infrastrutture internazionali di livello avanzato", conclude il Rettore dell'Università di Sassari Massimo Carpinelli.

 

NUOVO SISTEMA DI CAVI SOTTOMARINI PER IDMAR-KM3NET

28 November, 2018 - 17:14

L'INFN e Alcatel Submarine Networks (ASN) hanno firmato un contratto per l’installazione di un’infrastruttura basata su cavi sottomarini per il progetto IDMAR, che prevede la realizzazione di un laboratorio subacqueo multidisciplinare distribuito per la ricerca scientifica e tecnologica in ambiente marino, ospitato dal progetto KM3NeT, il telescopio per neutrini in fase di costruzione al largo delle coste siciliane, a 3.500 metri di profondità. Il progetto IDMAR, che comprende una nuova rete di cavi sottomarini è finanziato dalla Regione Siciliana PO-FESR 2014-2020 ed è inserito dal MIUR, Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca, tra le Infrastrutture ritenute prioritarie dal Piano Nazionale delle Infrastrutture di Ricerca. Alla realizzazione del progetto collaborano l’INFN, come capofila, l’INGV, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, e il CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Situato al largo della Sicilia sud-orientale, la rete di cavi sottomarini trasmetterà a terra in tempo reale i dati raccolti dai rivelatori dispiegati sul fondo del mare. Questi dati verranno utilizzati dai ricercatori di diverse discipline per fornire una migliore comprensione dei processi fisici in ambienti marini profondi. La nuova infrastruttura sottomarina, fornita da ASN, è una componente fondamentale del progetto e consiste in un cavo elettro-ottico e diversi apparati sottomarini, gestiti e controllati da terra, per trasferire sia i dati in modo bidirezionale terra/mare che energia ai diversi apparati scientifici posti sul fondo marino. La tecnologia fornita da ASN si basa sulla soluzione DCFO, inizialmente sviluppata per applicazioni Oil&Gas, e oggi applicata a IDMAR.

“Questo progetto, finanziato con fondi PO-FESR della Regione Sicilia, offrirà all’INFN e alla comunità scientifica italiana la possibilità di sviluppare applicazioni avanzate per implementare nuovi modelli di ricerca.”, sottolinea Giacomo Cuttone, direttore dei Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN, che coordinano il progetto. “La tecnologia fornita da ASN contribuirà a potenziare i nostri strumenti di ricerca in fisica delle astroparticelle e in altri ambiti, come la sismologia per lo studio di eventi geofisici monitorati in real time in collaborazione con l’INGV e con il CNR”, conclude Cuttone.

“Siamo orgogliosi di collaborare con l’INFN in un progetto scientifico così ambizioso, - commenta Philippe Piron, presidente di Alcatel Submarine Networks - anche perché questo conferma la capacità e la versatilità delle reti ottiche sottomarine per nuove applicazioni nel campo dell’osservazione scientifica dei fondali, e conferma inoltre la nostra capacità di entrare in nuovi segmenti di mercato”.

ASN e INFN avevano già collaborato allo sviluppo delle prime componenti della rete di sistemi sottomarini installati al largo della Sicilia orientale, utilizzate per osservatori sottomarini in grado di monitorare raggi cosmici, segnali acustici, geofisici e bioluminescenza.

 

 

OPEN ACCESS: PLAN S, DAI PRINCIPI ALL’ATTUAZIONE

27 November, 2018 - 09:07

Dopo il lancio di Plan S lo scorso settembre, ora cOAlition S ha presentato la guida per la sua attuazione entro il 2020. Il documento appena rilasciato chiarisce le disposizioni di Plan S, descrive le modalità di implementazione, e fornisce inoltre risposte a domande e commenti emersi dalle discussioni online e dai dibattiti che a livello internazionale sono seguiti alla pubblicazione di Plan S.

Plan S è un’iniziativa per la pubblicazione Open Access (OA) supportata da cOAlition S, un consorzio internazionale di istituzioni finanziatrici della ricerca scientifica, cui ha aderito fin da subito anche l’INFN. Plan S prevede che, a partire dal 2020, le pubblicazioni scientifiche risultanti da ricerche finanziate con fondi pubblici siano pubblicate su riviste o piattaforme conformi all’Open Access. Plan S ha dunque come obiettivo la creazione di un sistema di pubblicazioni accademiche più trasparente, proficuo ed equo, e vuole promuovere una cultura che garantisca a tutti i ricercatori, e in particolare ai ricercatori a inizio carriera, l’opportunità di eccellere e far progredire il proprio percorso professionale con successo.

Per realizzare questo, cOAlition S individua tre principali strade da percorrere: la pubblicazione su riviste o piattaforme già pienamente OA, il deposito di VoR (Version of Record) e AAM (Author Accepted Manuscript) su repository OA senza alcun periodo di embargo, come il repository www.openaccessrepository.it dell’INFN, e la pubblicazione su riviste ‘ibride’ solo se queste hanno già sottoscritto un transformative agreement, ossia purché la rivista si sia già impegnata a diventare completamente OA. La guida fornisce informazioni e requisiti tecnici per percorrere queste tre strade verso l’attuazione di Plan S, e dà inoltre indicazioni sulle politiche che le istituzioni finanziatrici che hanno aderito a cOAlition S intendono mettere in atto per raggiungere l’obiettivo.

“Plan S è un piano ambizioso ma necessario per fare un decisivo passo avanti verso l’Open Access”, commenta Fernando Ferroni, presidente dell’INFN. “Per poterlo attuare è necessario un impegno condiviso e partecipato, – prosegue Ferroni – cOAlition S ha dunque considerato seriamente e con atteggiamento costruttivo, dedicando particolare attenzione alla tutela delle carriere dei giovani ricercatori, che è una priorità, i commenti e le critiche che Plan S ha suscitato”. “In linea con questo approccio, ora viene richiesta la collaborazione di tutti i ricercatori e di tutte le organizzazioni, che sono invitati da cOAlition S a dare un loro feedback per un possibile miglioramento di queste già chiare linee guida”, conclude Ferroni.

cOAlition S sollecita, infatti, da parte delle comunità coinvolte un feedback sulla guida in modo da renderla il più chiara e funzionale possibile: per farlo c’è tempo fino alle ore 17.00 CET del 1° febbraio 2019 attraverso il sito di cOAlition S www.coalition-s.org/feedback

“La guida all’implementazione di Plan S – spiega Stefano Bianco, referente OA per l’INFN – interviene su altri punti cruciali: specifica che i diritti di autore devono rimanere agli autori con la licenza CC-BY, impegna i firmatari a promuovere metodi di valutazione della ricerca alternativi alla bibliometria, come per esempio il San Francisco DORA, e ad aprire uno studio sulle implicazioni e conseguenze dell’implementazione di Plan S sul mercato mondiale delle riviste scientifiche”.

“Le vie proposte dalla guida all’implementazione di Plan S – sottolinea Laura Patrizii, rappresentante dell’INFN in Science Europe per l’OA – non privilegiano alcun modello specifico di pubblicazione, e costituiscono un impegno a sostenere le pubblicazioni dei Paesi a più basso reddito".

 

Per approfondire
Informazioni generali sul progetto
Guida sull’attuazione del Plan S e modulo di feedback pubblico

Intervista a Laura Patrizii su Newsletter 51 INFN

 

ANCHE L’ITALIANO LARRI ARRIVA SU MARTE

26 November, 2018 - 17:49

Oggi 26 novembre alle ore 20:54, il lander della NASA Insight è atterrato sul suolo marziano portando sul Pianeta Rosso anche un po’ di Italia. A bordo, infatti, c’è LaRRI (Laser Retro-Reflector for Insight) un microriflettore laser sviluppato dai Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).

InSight (Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport) è una missione che ha il compito di esplorare le profondità di Marte per capire come più di quattro miliardi di anni fa si sono formati i pianeti rocciosi, come la Terra. È stata lanciata il 5 maggio scorso dalla base americana di Vandenberg (California) e misurerà anche l’attività tettonica e il flusso di calore del pianeta e gli impatti dei meteoriti. Gli strumenti a bordo includono un sismometro per rilevare i terremoti marziani, una sonda per monitorare il flusso di calore proveniente dall'interno del pianeta, e lo strumento italiano LaRRI.

LaRRI è un retroriflettore laser miniaturizzato (o microriflettore) che fornirà la posizione accurata del lander Insight durante la sua esplorazione, contribuirà a testare la relatività generale di Einstein, sarà una delle prime “stazioni” di una futura rete marziana per misure geofisiche e fisiche, e contribuirà a ottenere una misura decisamente migliore del Meridiano 0 di Marte (una sorta di “Mars Greenwich”). LaRRI, che è stato disegnato dal gruppo SCF_Lab dei Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN, nell’ambito delle ricerche rivolte alla Luna e a Marte, in attività congiunte con ASI-Matera, pesa 25 grammi, ha un diametro e un’altezza di 54 e 19 millimetri rispettivamente ed è costituito da microriflettori laser fatti di un materiale adatto all’ambiente spaziale. È, inoltre, uno strumento passivo che non necessita di manutenzione e che quindi potrà funzionare nello spazio per molti decenni.

“Ogni microriflettore (retro)riflette il fascio laser proveniente da satelliti che orbitano intorno al pianeta e tutti assieme, disposti su una superficie sferica, contribuiscono a determinare con sempre maggior precisione la posizione del lander da parte del satellite orbitante dotato di laser,” spiega il coordinatore del progetto Simone Dell’Agnello, dei Laboratori INFN di Frascati e aggiunge, “il Gruppo SCF_Lab di Frascati collabora da circa 15 anni con ASI-Matera allo sviluppo, qualifica e produzione di retroriflettori laser per tutte le destinazioni del sistema solare.”

Nel 2020 è previsto che altri due microriflettori siano lanciati verso il pianeta rosso: uno a bordo del Rover NASA di nuova generazione Mars 2020 (si chiamerà LaRA, Laser Retroreflector Array) e un altro a bordo della Landing Platform russa della missione ExoMars 2020 Rover dell’ESA (si chiamerà INRRI, Instrument for landing-Roving laser retroreflector Investigations). LaRRI, LaRA e INRRI sul suolo marziano formeranno una prima rete di punti di misura per la geofisica e la fisica della gravitazione da parte di futuri laser orbitanti.