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AL VIA LA NUOVA STAGIONE DI FISICA DI LHC

23 May, 2017 - 17:56

La fisica del più grande acceleratore di particelle al mondo è ripartita. Il 23 maggio, gli esperimenti di LHC hanno, infatti, iniziato a raccogliere dati, per la prima volta nel 2017. Le operazioni sono iniziate con un numero ridotto di pacchetti di protoni per fascio, che aumenterà poi progressivamente. Tra un paio di settimane, più di un miliardo di collisioni saranno così prodotte nel cuore degli esperimenti, grazie anche alla riduzione della dimensione dei fasci nei punti di interazione.

"L'inizio della nuova stagione di presa dati per gli esperimenti di LHC apre un periodo molto interessante e pieno di attese", commenta Antonio Zoccoli, vicepresidente dell'INFN e fisico dell'esperimento ATLAS, "dopo la scoperta del bosone di Higgs la comunità scientifica è ora concentrata sullo studio delle proprietà di questa particella e sulla ricerca di effetti che possano aprire nuovi campi di ricerca".

Lo scorso anno LHC ha prodotto un'incredibile quantità di dati, ottenendo circa 6,5 milioni di miliardi di collisioni, pari a una luminosità integrata di quasi 40 femtobarn inversi (l’unità di misura della luminosità, che indica il numero di collisioni per una data unità di spazio in un dato intervallo di tempo). L'obiettivo di LHC per il 2017 è di aumentare ulteriormente la luminosità in modo da ottenere lo stesso numero di collisioni del 2016 in meno tempo, dato che quest'anno LHC è ripartito, dopo la pausa invernale, un mese dopo rispetto allo scorso anno.

Nel corso dei primi due anni di attività di LHC, i coordinatori delle operazioni della macchina hanno avuto modo di comprendere bene come funzioni l’acceleratore all’energia record di 13 TeV, e quest’anno sono convinti di riuscire a ottimizzare ulteriormente le sue prestazioni. Gli esperimenti sono pronti a raddoppiare la statistica rispetto a quanto ottenuto nel 2016 per ottenere risultati sempre più affidabili. Questo permetterà ai ricercatori di continuare a migliorare la conoscenza di fenomeni noti e di indagare quelli ancora sconosciuti. Tra i fenomeni previsti dal Modello Standard, la teoria che racchiude la nostra attuale conoscenza sulle particelle elementari e le forze attraverso cui interagiscono, si continuerà a studiare il bosone di Higgs, scoperto nel 2012, per determinarne con grande precisione le caratteristiche. Verranno inoltre condotte altre misure su processi che coinvolgono il quark top, la particella elementare più pesante, e si continuerà a studiare lo stato della materia primordiale, il plasma di quark e gluoni. Tra i fenomeni sconosciuti, LHC continuerà a cercare le particelle previste dalla teoria della Supersimmetria e la materia oscura, e a indagare l’asimmetria tra materia e antimateria per spiegare perché la materia domina l'universo, nonostante materia e antimateria siano state prodotte in quantità uguale al momento del big bang. (f.m.)

È XENON1T IL RIVELATORE PIU’ SENSIBILE PER LA RICERCA DIRETTA DI MATERIA OSCURA

18 May, 2017 - 14:25

“I migliori risultati sulla materia oscura fino ad ora, ed è solo l’inizio!”, così Elena Aprile, professoressa alla Columbia University e coordinatore internazionale di XENON1T, commenta a nome di tutta la collaborazione i primi risultati dell’esperimento, in acquisizione dati ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), i più grandi laboratori sotterranei al mondo dedicati alla fisica astroparticellare. I risultati, ottenuti con una breve misura di 30 giorni e presentati oggi 18 maggio alla comunità scientifica, consentono a XENON1T di potersi affermare come il più sensibile esperimento al mondo per la ricerca diretta di materia oscura. In particolare per la ricerca delle cosiddette WIMP (Weakly Interacting Massive Particle, particelle massive che interagiscono debolmente), che sono tra i candidati favoriti per costituire le particelle di materia oscura. “Le WIMP non sono apparse in questa prima ricerca con XENON1T ma, in effetti, non ce le aspettavamo così presto”, dice Elena Aprile. “La notizia più importante – prosegue Aprile – è che l’esperimento sta continuando ad acquisire dati eccellenti, che ci permetteranno di verificare se l’ipotesi della materia oscura sia corretta in regioni di massa e probabilità di interazione mai verificate prima”. “È appena iniziata con XENON1T una nuova fase nella corsa per rivelare la materia oscura sulla Terra con rivelatori di grande massa e di bassa radioattività. E noi siamo fieri di essere in prima linea in questa corsa, grazie a questo fantastico rivelatore, il primo del suo genere”, conclude Aprile.

La materia oscura è uno dei costituenti dell’universo, cinque volte più abbondante della materia ordinaria, di cui è fatto tutto ciò che conosciamo. Molte osservazioni astrofisiche hanno irrobustito l’ipotesi dell’esistenza della materia oscura, portando a uno sforzo mondiale per cercare di osservare direttamente le interazioni delle particelle di materia oscura con quelle di materia ordinaria, utilizzando rivelatori estremamente sensibili che possano confermare la sua esistenza e chiarire le sue proprietà. Queste interazioni, comunque, sono talmente rare e flebili da aver impedito fino ad ora una loro rivelazione diretta, costringendo gli scienziati a costruire rivelatori sempre più grandi e sensibili. La collaborazione XENON, che con XENON100 ha guidato il settore per anni in passato, è tornata adesso in prima fila con XENON1T. I risultati ottenuti con una prima breve misura di 30 giorni mostrano che il rivelatore ha il più basso livello di radioattività mai raggiunto, di molti ordini di grandezza inferiore a quello dei materiali che lo circondano sulla Terra. Con una massa totale di circa 3200 kg, XENON1T è allo stesso tempo il più grande rivelatore di questo tipo mai realizzato. La combinazione dell’aumento significativo della massa del rivelatore con un minore fondo di contaminazione del possibile segnale di interazione della materia oscura permette di avere una eccellente possibilità di scoperta negli anni a venire.

L’esperimento è costituito da un gigantesco contenitore metallico cilindrico, riempito di acqua ultra pura per schermare il rivelatore posto al suo centro. Il rivelatore cuore di XENON1T, la cosiddetta ‘camera a proiezione temporale’, è composto di xenon liquido e si trova all’interno di un criostato al centro del contenitore di acqua, completamente sommerso, in modo da essere schermato il più possibile dalla radioattività naturale della roccia. Accanto all’esperimento, è allestito un edificio trasparente a tre piani, al cui interno si trovano tutte le attrezzature che servono a mantenere in funzione il rivelatore, e dove lavorano fisici di tutto il mondo. La collaborazione scientifica XENON consiste di 135 ricercatori da USA, Germania, Italia, Svizzera, Portogallo, Francia, Paesi Bassi, Israele, Svezia ed Emirati Arabi Uniti.

L’ultimo rivelatore della famiglia XENON, XENON1T appunto, è in acquisizione dati ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso, in Abruzzo, dall’autunno del 2016. La montagna che sovrasta i Laboratori sotterranei fa da ulteriore schermo al rivelatore, evitando che sia perturbato dai raggi cosmici, particelle che provengono dallo spazio e che cadono incessantemente sulla Terra. Ma la schermatura dal mondo esterno non è sufficiente perché tutti i materiali sulla Terra contengono minuscole tracce di radioattività naturale. È stata quindi posta molta cura nel cercare, selezionare e manipolare i materiali che costituiscono il rivelatore, in modo da ottenere il minor contenuto di radioattività possibile. “Tutto ciò ha permesso a XENON1T di ottenere un livello record di ‘silenzio’, indispensabile per udire con un grande rivelatore la debolissima voce della materia oscura” spiega Marco Selvi, ricercatore INFN di Bologna e responsabile nazionale dell’INFN in XENON. L’interazione di una particella nello xenon liquido produce dei piccoli lampi di luce. Questo è ciò che gli scienziati registrano e studiano per misurare la posizione e l’energia delle particelle che hanno interagito, e capire se sono di materia oscura o meno.

I gruppi dell’INFN, provenienti dalle Sezioni di Bologna e Torino e dai LNGS, guidati rispettivamente da Gabriella Sartorelli, Giancarlo Trinchero e Walter Fulgione, fanno parte del progetto XENON1T fin dal suo inizio nel 2009. Sono responsabili del progetto, della costruzione e del funzionamento del sistema di veto di muoni, all’interno dello schermo di acqua, che è cruciale per la riduzione dei fondi ambientali e di quelli dovuti alla radiazione cosmica residua. Essi hanno inoltre progettato e realizzato le varie infrastrutture presso i LNGS, e guidano il gruppo di simulazione Monte Carlo del rivelatore, per la predizione e ottimizzazione delle prestazioni del rivelatore, e per il calcolo delle varie sorgenti di fondo. I gruppi italiani sono anche coinvolti in diversi aspetti dell’analisi dati che ha portato a questi primi risultati di XENON1T.

Nonostante la breve durata della prima misura, la sensibilità di XENON1T ha già superato quella di tutti gli altri esperimenti del settore, permettendo di cercare la materia oscura in regioni ancora inesplorate.

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Foto di Enrico Sacchetti

ALLA PRESENZA DI MATTARELLA FIRMATO IN ARGENTINA ACCORDO PER LE ASTROPARTICELLE

11 May, 2017 - 05:42

Si chiama ANDES e sarà, come i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN, una grande infrastruttura di ricerca sotterranea, solo che anziché stare sotto il massiccio degli Appennini, sarà realizzata nel tunnel Agua Negra, nelle Ande. È questo il principale progetto incluso nell’accordo che è stato firmato il 10 maggio, a San Carlos de Bariloche in Argentina, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dal Presidente dell’INFN, Fernando Ferroni, e dal Presidente CNEA (Comisión Nacional de Energica Atomica), Osvaldo Calzetta Larrieu. Il nuovo accordo che riguarda specificatamente le attività di ricerca in fisica astroparticellare, è inquadrato nel Memorandum d’Intesa scientifica sottoscritto dai due Istituti nel 2015 e riguarda in particolare tre progetti internazionali: oltre al Laboratorio ANDES, l’osservatorio Pierre Auger e l’osservatorio QUBIC.
Nell’ambito di ANDES, l’INFN darà un importante contributo alla realizzazione del nuovo laboratorio sotterraneo, proprio grazie all’esperienza trentennale maturata dai Laboratori Nazionali del Gran Sasso, i più grandi laboratori sotterranei al mondo dedicati alla fisica astroparticellare. L’INFN metterà così a disposizione le proprie conoscenze e competenze acquisite nella formazione delle persone e nella progettazione e costruzione di prototipi sperimentali.
Per il progetto dell’Osservatorio Pierre Auger, l’INFN sarà responsabile degli scintillatori di superficie, mentre, per l’Osservatorio QUBIC, del suo criostato.
L’INFN e la CNEA svilupperanno, poi, più in generale un'azione coordinata e congiunta nel campo della ricerca in fisica astroparticellare: quest’azione coprirà tutto ciò che riguarda la formazione di studenti laureati e tecnici, la ricerca di base e applicata, lo sviluppo tecnologico e l’implementazione di nuove attrezzature, tecniche e metodologie.

 

 

 

 

ITALIAN GENDER IN PHYSICS DAY

10 May, 2017 - 11:19

L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) hanno organizzato l’Italian Gender in Physics Day, la prima giornata italiana sulle questioni di genere nella ricerca scientifica in fisica, un settore da sempre caratterizzato da una bassa presenza di donne ricercatrici. L’evento, che si è tenuto a Roma il 10 maggio, è parte del progetto europeo GENERA, Gender Equality Network in the European Research Area, che coinvolge 12 Paesi, 18 Istituzioni di ricerca e 13 Enti osservatori. Identificare le pratiche che possono produrre gender bias per cambiarle. Proporre nuove strategie per superare distorsioni legate al genere. Monitorare i progressi attraverso lo sviluppo di indicatori di genere. Questi sono alcuni dei temi discussi durante l’evento, che ha visto la partecipazione di esperti italiani e stranieri, di ricercatrici e ricercatori e di tutte le parti interessate.

“GENERA ha uno scopo molto ambizioso, ma certamente non impossibile, - sottolinea Speranza Falciano, della Giunta esecutiva dell’INFN e del Governing Board di GENERA - grazie alla mobilitazione negli ultimi anni di tante persone, donne e uomini, che si propongono di costruire per gli enti di ricerca una struttura organizzativa che valorizzi al meglio la presenza delle donne in tutti i ruoli, quelli di ricerca, tecnologici, tecnici e amministrativi, ruoli che ben sappiamo essere tutti essenziali al buon funzionamento e all’ottenimento di risultati d’eccellenza”. “Le tematiche affrontate da GENERA e discusse nella giornata di oggi hanno un’importanza che va molto al di là del favorire una soluzione alla partecipazione delle donne in maniera equilibrata al sistema ricerca, perché hanno un impatto sul benessere organizzativo e lavorativo di tutti, per una società più equa per tutti: lavorare per difendere l’uguaglianza di genere significa lavorare per migliorare le condizioni lavorative di tutti”, conclude Falciano.

La giornata ha avuto anche dei protagonisti d’eccezione. Nell’ambito del progetto italiano, infatti, sono state coinvolte con un concorso di idee sul tema Donne e ricerca in fisica: stereotipi e pregiudizi anche le scuole secondarie superiori, quindi ragazze e ragazzi che a breve si troveranno a compiere l’importante scelta della facoltà universitaria. Così, durante la giornata, sono stati esposti i progetti realizzati dalle oltre 150 classi che hanno partecipato al concorso, e i migliori sono stati premiati al termine della conferenza. “Abbiamo ricevuto una grande ed entusiastica risposta da parte delle scuole”, commenta Roberta Antolini, coordinatrice per l’INFN del progetto GENERA e responsabile della comunicazione dei Laboratori INFN del Gran Sasso. “La qualità e l’originalità dei progetti presentati hanno evidenziato un interesse e un coinvolgimento degli studenti che sono andati oltre le nostre aspettative”. “Iniziative di questo genere - prosegue Antolini - mostrano quanto sia importante stimolare riflessioni su tematiche apparentemente distanti dai ragazzi che nella vita dovranno saper individuare e adeguatamente superare stereotipi e pregiudizi ben radicati nella nostra società.”

Il progetto GENERA, che ha preso avvio nel 2015 e si concluderà nel 2018, intende contribuire a migliorare la parità di genere, sostenendo gli enti di ricerca e le università nell’attuazione di un cambiamento che veda una sempre maggiore partecipazione delle donne nella ricerca, attraverso lo sviluppo dei Piani di Equità di Genere (Gender Equality Plan, GEP), ossia documenti di indirizzo politico e organizzativo che mirano a identificare e rimuovere pregiudizi e disuguaglianze nelle istituzioni, monitorando i progressi ottenuti attraverso lo sviluppo di appositi indicatori. GENERA conduce inoltre alcune azioni di coordinamento e di sostegno a livello europeo, tra cui una serie di Gender in Physics Day, cioè giornate nazionali create per discutere sulle tematiche legate alle questioni di genere, nel cui ambito rientra l’evento che si è appena concluso a Roma. L’Italian Gender in Physics Day ha offerto, quindi, l’opportunità per presentare alcuni dei risultati fin qui raggiunti, le prospettive future sulle politiche di genere, e le azioni positive da intraprendere per colmare il divario di genere.

 

I progetti vincitori

 

 

RICERCA DI MATERIA OSCURA: INFN e IHEP FIRMANO ACCORDO PER UN NUOVO TELESCOPIO SPAZIALE

9 May, 2017 - 09:59

Si conferma e rinforza la collaborazione tra Italia e Cina per la ricerca sulla materia oscura. Nel corso dell’incontro bilaterale, che si è appena concluso in Cina, tra l’INFN e l’IHEP (Institute for High Energy Physics) di Pechino, i due Istituti hanno sottoscritto la lettera di interesse alla partecipazione nell’esperimento HERD (High Energy Cosmic Radiation Detection).
HERD è uno dei principali progetti scientifici della Stazione Spaziale cinese, che prevede la realizzazione di un nuovo potente telescopio spaziale. Gli obiettivi scientifici di HERD, il cui lancio è previsto nel 2020, sono la rivelazione di particelle di materia oscura, lo studio della composizione dei raggi cosmici e l’osservazione di raggi gamma di alta energia. Le caratteristiche principali del futuro rivelatore sono il peso totale che sarà inferiore alle 2 tonnellate e il consumo energetico totale che sarà inferiore ai 2 kilowatt. Per raggiungere i suoi obiettivi scientifici, HERD dovrà essere in grado di misurare con grande accuratezza l’energia e la direzione di provenienza degli elettroni e dei raggi gamma, cioè dei fotoni di alta energia (dalle decine di GeV ai 10 TeV), e l’energia dei raggi cosmici determinandone la carica (fino al PeV). HERD sarà in grado di rivelare raggi gamma di alta energia, elettroni e raggi cosmici con una maggiore risoluzione rispetto ai telescopi attuali: questo implica che l’esperimento ha un grande potenziale nel contribuire in modo nuovo alla comprensione dell’origine e della propagazione dei raggi cosmici di alta energia, e all’identificazione di possibili “firme” lasciate da particelle di materia oscura, ma anche alla realizzazione di nuove scoperte nel campo della cosiddetta “astronomia gamma di alta energia”.

È ENTRATO IN FUNZIONE L’ACCELERATORE DEL SUPERMICROSCOPIO EUROPEO XFEL

25 April, 2017 - 08:14

Lo European XFEL, il futuro supermicroscopio europeo a elettroni liberi, ha concluso con successo una delle ultime fasi della sua costruzione: il primo fascio di elettroni è stato accelerato lungo l’intera lunghezza della macchina, 2,1 km. È così il primo acceleratore lineare superconduttivo al mondo di queste dimensioni a entrare in funzione, e l'energia e le altre caratteristiche del fascio di elettroni sono già compatibili con i valori che dovranno assumere durante la prima fase di funzionamento. La collaborazione scientifica impegnata in XFEL, guidata da DESY (Deutsches Elektronen-SYnchrotron) e di cui l’Italia con l’INFN è uno dei principali partner internazionali, ha così completato il commissioning, cioè la messa in servizio, dell’acceleratore di particelle. L’acceleratore alimenterà il laser a raggi X ed è quindi la componente-chiave dell’impianto, lungo complessivamente 3,4 km, di quello che sarà il supermicroscopio a elettroni liberi. La messa in servizio con successo dell’acceleratore è perciò un passo fondamentale per l’inizio delle attività scientifiche, previsto per il prossimo autunno: allora, nei laboratori dello European XFEL ad Amburgo, in Germania, sarà possibile fotografare e filmare, con risoluzione atomica, i processi biologici, chimici e della materia sia condensata, che nello stato eccitato di plasma. Lo European XFEL è, infatti, un progetto per la realizzazione di una sorgente di radiazione di sincrotrone di quarta generazione, basata sul processo FEL (Free Electron Laser, laser a elettroni liberi).
“La realizzazione e la messa in funzione dell’acceleratore dello European XFEL è un importante traguardo per la ricerca europea e internazionale, e l’INFN ne è particolarmente orgoglioso per il sostanziale contributo dato con il prezioso sostengo dell’industria nazionale”, commenta Fernando Ferroni, presidente dell’INFN. L’INFN ha contribuito in modo essenziale alla realizzazione dell’acceleratore, sviluppando al laboratorio LASA di Milano guidato da Carlo Pagani alcuni degli elementi chiave: tra questi la sorgente fotoemissiva di elettroni ultra freddi e intensi, i moduli superconduttivi di accelerazione e il sistema di terza armonica per la linearizzazione del fascio. “Grazie a questo – sottolinea Ferroni – il contributo italiano, di circa 40 milioni di euro -pari a poco meno del 3% del costo complessivo del progetto-, finanziato dal MIUR e mediato dall’INFN, ha portato un ritorno quasi doppio in commesse di alta tecnologia per l’industria nazionale. Inoltre, il 10% dei ricercatori e dei tecnici assunti dalla società European XFEL sono italiani”, conclude Ferroni.
Le prestazioni della nuova macchina saranno altissime: produrrà fino a 27.000 impulsi laser a raggi X al secondo, così brevi e intensi da consentire ai ricercatori di ottenere immagini delle strutture atomiche e dei processi chimici e fisici che si sviluppano a queste dimensioni. La tecnologia superconduttiva dell’acceleratore, sviluppata dalla collaborazione internazionale TESLA, guidata dal laboratorio DESY, permette di ottenere valori estremamente elevati, unici, di ripetizione degli impulsi di raggi X. In un acceleratore di particelle superconduttivo le strutture acceleranti non presentano alcuna resistenza all’attraversamento della corrente elettrica che le alimentano ma, per raggiungere queste caratteristiche, devono essere raffreddate a temperature estremamente basse. Tra dicembre e gennaio scorso, l'acceleratore è stato raffreddato alla temperatura di funzionamento di -271 °C. Successivamente è stata messa in esercizio la prima sezione dell’acceleratore, il cosiddetto “iniettore di elettroni”, che comprende complessivamente 18 dei 98 moduli totali dell'acceleratore. All'interno di questa sezione, i pacchetti di elettroni sono accelerati e compressi fino a raggiungere una dimensione di 10 micrometri (un millesimo di millimetro). Infine, dopo l’installazione e messa in funzione della terza sezione dell'acceleratore, gli elettroni hanno potuto raggiungere l’energia di 12 GeV (gigaelectronvolts, miliardi di eV). A regime, è previsto che l’energia degli elettroni potrà raggiungere fino a 17,5 GeV. Ora i componenti dell'acceleratore, quasi tutti realizzati appositamente, verranno estensivamente provati, messi a punto e coordinati fino a ottenere un controllo accurato delle caratteristiche del fascio di elettroni. A questo punto gli elettroni accelerati saranno guidati nella sezione successiva, dove attraverseranno delle speciali strutture magnetiche, chiamate ondulatori, che nello European XFEL si estendono per circa 210 metri In questa sezione, il moto ondulatorio periodico degli elettroni genererà gli impulsi laser di radiazione X ultraluminosi. Lo European XFEL consentirà la produzione di raggi X ultracorti, coerenti, ad elevata brillanza, che apriranno nuove possibilità di ricerca negli ambiti della fisica dello stato solido, della geofisica, della chimica, della scienza dei materiali, delle nanotecnologie, della medicina e della microbiologia strutturale.
L'acceleratore dello European XFEL rappresenta un eccellente esempio di cooperazione globale di successo, che ha visto lavorare insieme strutture di ricerca, istituti e università a fianco delle aziende che hanno realizzato i componenti. L'acceleratore di particelle superconduttivo dello European XFEL è stato costruito, nel corso degli ultimi sette anni, da un consorzio internazionale guidato da DESY, composto, oltre che dall’INFN in Italia, da CEA e CNRS in Francia, IFJ-PAN, NCBJ e la Wrocław University of Technology in Polonia, Budker Institute, Institute for High Energy Physics, Institute for Nuclear Research, e NIIEFA in Russia, CIEMAT e Universidad Politécnica de Madrid in Spagna, Manne Siegbahn Laboratory, Stockholm University, e Uppsala University in Svezia, e Paul Scherrer Institute in Svizzera.
Con la messa in funzione di questa macchina complessa, gli scienziati dello European XFEL hanno coronato il loro impegno ventennale di sviluppo e costruzione di questa grande infrastruttura di ricerca internazionale. Lo European XFEL è tra le più grandi e ambiziose infrastrutture europee di ricerca, dal costo di oltre 1,2 miliardi di euro. Indicato come uno dei progetti più importanti nelle roadmap di ESFRI (European Strategy Forum on Research Infrastructures), lo European XFEL porrà l’Europa all’avanguardia in campo internazionale, aprendo nuove strade per lo sviluppo delle conoscenze scientifiche fondamentali e per le loro applicazioni in campo biologico, medicale e dei nuovi materiali. L’inizio delle attività sperimentali è ormai a portata di mano.

 

 

 

UNIVERSO ESTREMO: LANCIATO IL TEST SU PALLONE  DELLA NASA EUSO-SPB

25 April, 2017 - 07:56

Il pioneristico osservatorio EUSO-SPB (Extreme Universe Space Observatory – Super-Pressure Ballon) è stato lanciato dalla NASA con successo alle 00.50 del 25 aprile ora italiana dalla base di Wanaka, Otago, in Nuova Zelanda. A bordo di un pallone stratosferico che mantiene sempre una pressione interna positiva rispetto all’ambiente nel quale sta volando, la strumentazione scientifica è prevista fluttuare per almeno 100 giorni nella stratosfera, all’altezza di 33,5 km. L’esperimento, frutto di una collaborazione internazionale alla quale partecipano 16 Paesi, tra cui l’Italia con l’INFN e l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), rappresenta un test per JEM-EUSO, il futuro osservatorio spaziale di raggi cosmici di altissima energia (UHECR, Ultra High Energy Cosmic Rays), di cui dovrà verificare la tecnologia e la fattibilità.
Gli UHECR sono particelle subatomiche accelerate a un’energia cinetica superiore a 1018 eV, ben oltre le capacità dei più moderni acceleratori di particelle, e sono molto rare: solo una per chilometro quadrato e per secolo incide sulla Terra alle energie più alte. Per avere più chance di rivelarle è, quindi, necessario realizzare esperimenti molto estesi. Una possibilità consiste nel costruire rivelatori a terra che coprano grandi superfici, come AUGER, che si estende per 3.000 chilometri quadrati nella pampa argentina. Ma se si vogliono coprire aree ancora più estese, l'unica soluzione è andare nello spazio e questa è, appunto, l'idea di JEM-EUSO: collocare un telescopio su satellite o sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS, International Space Station), coprendo così una vasta porzione di cielo corrispondente a una superficie sulla Terra ben maggiore di quella coperta dagli osservatori terrestri, e consentendo così di raccogliere una statistica ben superiore ad essi.
Quando un UHECR si avvicina alla Terra induce una serie di interazioni nell’atmosfera terrestre che portano allo sviluppo di un grande sciame di raggi cosmici. Il telescopio EUSO-SPB, composto da un sistema di lenti di Fresnel e da una superficie focale costituita da una camera ad alta risoluzione equipaggiata con sofisticati sensori per fotoni, rivelerà di notte la luce di fluorescenza ultravioletta prodotta dall’interazione di questi sciami di particelle con le molecole di azoto dell’aria. “Per la prima volta saranno osservati dallo spazio vicino e con questa tecnica raggi cosmici di altissima energia”, spiega Piergiorgio Picozza dell’INFN e dell’Università di Roma Tor Vergata, e Principal Investigator del programma JEM-EUSO. “La loro rivelazione rappresenterà un’importante verifica della possibilità di realizzare queste misure dallo spazio e della tecnologia utilizzata. EUSO-SPB è quindi un altro fondamentale passo verso lo sviluppo di un grande osservatorio nello spazio che rappresenta l’obiettivo finale della collaborazione JEM-EUSO”, conclude Picozza.
“Otre agli aspetti scientifici, l'interesse dell'ASI in questo esperimento è legato – ricorda Simona Zoffoli dell’Unità osservazione della Terra dell’ASI -  anche ad aspetti tecnologici. ASI partecipa infatti per la prima volta ad una campagna di lancio di un pallone stratosferico super-pressurizzato che potrebbe rappresentare il futuro dei voli su pallone non Artici o Antartici. Potrà quindi acquisire conoscenze e know-how che potrebbero essere ri-utilizzate per esperimenti successivi, in particolare per quanto riguarda il SW di bordo e di controllo da Terra”.
La collaborazione italiana a EUSO-SPB, supportata dall’ASI, cui partecipano ricercatori dei Laboratori Nazionali di Frascati (LNF) dell’INFN e delle sezioni INFN di Bari, Catania, Napoli, Roma Tor Vergata e Torino, ha realizzato la meccanica della superficie focale, il computer di bordo e il relativo software di acquisizione e storage di dati in volo, il sistema di controllo dello strumento da terra mediante il sistema di interfaccia con la telemetria e il trigger dell’esperimento. In Italia, a Napoli, sarà operativo uno dei tre centri (Operative Control Center) di monitoraggio e controllo remoto dello strumento (gli altri due sono in USA e in Giappone). Nei 100 giorni di durata del volo da questo centro verrà effettuato il monitoraggio dello strumento e saranno impartiti i comandi per predisporre lo strumento all'acquisizione dei dati scientifici e la successiva trasmissione a terra.

 

 

 

A LHC UNO ‘STRANO’ RISULTATO APRE NUOVE PROSPETTIVE SULLO STUDIO DELLA MATERIA PRIMORDIALE

24 April, 2017 - 12:43

L’esperimento ALICE a LHC del CERN ha osservato per la prima volta nelle collisioni tra protoni un aumento di produzione di particelle cosiddette strane, che è uno dei fenomeni distintivi del plasma di quark e gluoni, uno stato della materia molto caldo e denso esistito appena pochi milionesimi di secondo dopo il Big Bang. Finora questa caratteristica dello stato della materia primordiale era stata osservata solamente nelle collisioni tra nuclei pesanti, e non si pensava potesse essere ritrovata anche nelle collisioni tra protoni. Questa inaspettata osservazione rappresenta una sfida ai modelli teorici esistenti, che non prevedono l’aumento di particelle strane in questi eventi. Il risultato, basato sui dati delle collisioni con protoni a 7 TeV del Run 1 di LHC, è stato pubblicato su Nature Physics il 24 aprile.
“Siamo molto entusiasti di questa scoperta”, ha commentato Federico Antinori, ricercatore dell’INFN alla guida della collaborazione internazionale ALICE. “Stiamo ancora imparando molto su questo stato estremo della materia, – prosegue Antinori – essere in grado di isolare fenomeni analoghi a quelli osservati nel plasma di quark e gluoni in un sistema più piccolo e più semplice, come la collisione tra due protoni, apre una nuova dimensione per lo studio delle proprietà di questo stato primordiale della materia da cui il nostro universo è emerso”.
“Aver osservato anche nelle collisioni protone-protone questo segnale, che normalmente è associato alla formazione del plasma di quark e gluoni nelle collisioni nucleo-nucleo, aggiunge un tassello importante alla nostra comprensione dei meccanismi di interazione fra i costituenti elementari della materia”, spiega Vito Manzari, responsabile nazionale INFN dell'esperimento ALICE. “È un risultato scientifico di grande rilevanza al cui raggiungimento hanno contribuito in modo determinante i ricercatori INFN e questo ci rende particolarmente fieri”, conclude Manzari.
La ricerca
Il plasma di quark a gluoni è uno stato della materia in cui i quark e i gluoni diventano ‘liberi’, cioè non sono più confinati all’interno degli adroni, e si ricrea in condizioni di temperature e densità estreme, condizioni che possono essere ottenute a LHC facendo collidere nuclei pesanti ad alta energia. La maggiore produzione di adroni strani è una manifestazione tipica di questo stato della materia, il cui studio rappresenta un modo per indagare le proprietà dell'interazione forte, una delle quattro forze fondamentali conosciute, che caratterizza i legami all'interno dei nuclei atomici. Il risultato pubblicato ora dall’esperimento ALICE è basato sull'osservazione degli adroni strani in quelle collisioni protone-protone nelle quali viene prodotto un gran numero di particelle. Gli adroni strani sono particelle ben note, chiamate così perché sono composte di quark, di cui almeno uno è un quark strano, un quark cioè che possiede una particolare proprietà che i fisici hanno denominato stranezza. I quark strani sono più pesanti dei quark che compongono la materia “normale” e sono difficili da produrre. Ma questo cambia quando siamo in presenza di un’elevata densità di energia (la quantità di energia per unità di volume), che riequilibra la creazione di quark strani in relazione a quelli non-strani, come nelle collisioni tra ioni pesanti. In particolare, i nuovi risultati mostrano che il tasso di produzione degli adroni strani aumenta con la ‘molteplicità’ (il numero di particelle prodotte in una data collisione) più velocemente di ciò che accade per le altre specie di particelle generate nella stessa collisione. I dati mostrano anche che maggiore è il numero di quark strani contenuti nell’adrone prodotto, maggiore è l'aumento della sua velocità di produzione. Non si osserva, invece, alcuna dipendenza dall’energia di collisione o dalla massa delle particelle generate, dimostrando che il fenomeno osservato è correlato al fatto che le particelle prodotte contengano quark strani. La produzione di stranezza è in pratica determinata contando il numero di particelle strane prodotte in una data collisione e calcolando il rapporto tra particelle strane e non-strane.
L’aumentata produzione di stranezza era stata suggerita come una possibile conseguenza della formazione del plasma di quark e gluoni fin dai primi anni ’80 del secolo scorso, e poi scoperta in collisioni tra nuclei negli anni ’90 da esperimenti al Super Proton Synchrotron (SPS) del CERN. Lo studio più preciso di questi processi sarà la chiave per comprendere più approfonditamente i meccanismi microscopici del plasma di quark e gluoni e del comportamento collettivo delle particelle in sistemi piccoli.

Il paper: Enhanced production of multi-strange hadrons in high-multiplicity proton–proton collisions

 

 

ALLA PRESENZA DEL PRESIDENTE MATTARELLA, RINNOVATO L’ACCORDO TRA INFN E JINR

12 April, 2017 - 17:13

Il 12 aprile, nella sede dell’Ambasciata d’Italia a Mosca, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e il Joint Institute for Nuclear Research (JINR) hanno rinnovato l’accordo quadro per la cooperazione scientifica. L’accordo è stato sottoscritto dal Presidente dell’INFN Fernando Ferroni e del Direttore di JINR Victor A. Matveev. Alla cerimonia della firma hanno preso parte Cesare Maria Ragaglini, Ambasciatore d’Italia a Mosca, Pietro Frè, addetto scientifico dell’Ambasciata, e la delegazione italiana con i vicepresidenti dell’INFN Antonio Masiero e Antonio Zoccoli e il direttore delle Relazioni Internazionali dell’INFN Roberto Pellegrini.
“Quello che abbiamo rinnovato oggi alla presenza del presidente Mattarella – spiega il presidente dell’INFN Fernando Ferroni – è un accordo di collaborazione tra l’INFN e un istituto internazionale che ha offerto a ricercatori di molti paesi un’opportunità importante di parlare il linguaggio comune della fisica, e che oggi vive una fase proiettata nel futuro, con un ruolo rilevante per la scienza e l'industria italiana”. “E non possiamo non ricordare, soprattutto come italiani, il ruolo storico che questo istituto ha avuto: perché JINR è anche il laboratorio dove Bruno Pontecorvo ha concepito tutte quelle idee che ne hanno fanno uno dei protagonisti della fisica del secolo scorso”, conclude Ferroni.
"Che il rinnovo dell’accordo di collaborazione tra il nostro istituto e l’INFN sia stato sottoscritto alla presenza del presidente della Repubblica Italiana Mattarella è un avvenimento davvero significativo, perché sottolinea la rilevanza della collaborazione tra gli scienziati italiani e la comunità internazionale che lavora al JINR di Dubna”, commenta il direttore di JINR Victor Matveev. “Si tratta di una collaborazione – prosegue Matveev – molto efficace e promettente per gli obiettivi scientificamente rilevanti ma altrettanto ambiziosi e impegnativi che lo sviluppo della scienza fondamentale ci pone per gli anni futuri: siamo pronti per le prossime tappe della nostra collaborazione".
L’accordo, rinnovato per sei anni (2017-2022), si colloca nel contesto di una tradizione di collaborazione di ampio spettro, che interessa aspetti sia teorici sia sperimentali, della fisica nucleare, delle alte energie, astroparticellare e della ricerca tecnologica, e prevede forme di collaborazione tra i due Istituti realizzate grazie a scambi di ricercatori (sia senior, sia junior), di informazioni, di tecnologie e di apparecchiature scientifiche. Inoltre, l’accordo ha l'obiettivo di favorire la co-organizzazione di eventi che possano stimolare e facilitare tutte queste collaborazioni, come workshop scientifici, conferenze, scuole di formazione. Tutte queste attività saranno coordinate da un Comitato congiunto, che avrà la responsabilità di monitorare le iniziative di interesse reciproco, di regolare lo scambio di informazioni sulle attività nazionali e internazionali, e di proporre accordi di attuazione di specifici progetti di ricerca, di misure adeguate per il coordinamento delle attività, e di iniziative congiunte per la promozione e valorizzazione scientifica dei risultati. L’accordo di ricerca tra i due Istituti scientifici ha idealmente radici lontane, che identificano come capostipite di questa proficua collaborazione tra fisica italiana e russa la storica figura di Bruno Pontecorvo, il cui centenario della nascita è stato celebrato nel 2013 proprio con iniziative organizzate congiuntamente dall’INFN e da JINR, sia in Italia, sia in Russia, a Dubna.

 

 

GIAPPONE, BELLE II È IN POSIZIONE: SI AVVICINA L’AVVIO DELL'ACCELERATORE DI PIÙ ALTA INTENSITÀ AL MONDO CHE ESPLORERÀ L'IGNOTO

12 April, 2017 - 05:39

Il rivelatore Belle II è ora in posizione nel punto di collisione dell’acceleratore SuperKEKB, al laboratorio KEK, in Giappone. È stato così portato a termine un nuovo fondamentale passo verso l’inizio dell’attività scientifica di quello che sarà l’acceleratore di più alta intensità al mondo. Nel pomeriggio dell’11 aprile, è stato, infatti, completato con successo il “roll-in”, cioè il posizionamento dell’intero sistema del rivelatore Belle II sulla linea di fascio delle particelle, operazione che segue il completamento nell’area di assemblaggio del montaggio e dell'integrazione dei vari componenti del rivelatore. Belle II, alto 8 metri, costituito da sette sotto-rivelatori, con un peso totale di circa 1400 tonnellate, è stato spostato lentamente e con estrema cautela di circa 13 metri, dal punto di assemblaggio al punto di collisione del fascio, appunto. Ed è ora pronto a raccogliere i dati delle future collisioni prodotte dall’acceleratore, previste per l’inizio del prossimo anno.
“L’obiettivo scientifico dell’esperimento è l’esplorazione della fisica oltre il modello standard”, spiega Francesco Forti, dell’Università ed INFN di Pisa, presidente del comitato esecutivo dell’esperimento, “una fisica ad oggi ignota, e che speriamo possa essere chiarita attraverso le misure di altissima precisione che Belle II potrà effettuare.”
L’esperimento Belle II è frutto di una collaborazione internazionale, di cui fanno parte oltre 700 fisici e ingegneri provenienti da 23 paesi, e alla quale l’Italia con l’INFN contribuisce in modo determinante. La comunità italiana dell’INFN impegnata in Belle II è composta di più di 70 scienziati provenienti da nove sezioni e laboratori INFN e Università (Napoli, Padova, Perugia, Pisa, Torino, Trieste, Roma1-Enea Casaccia, Roma3, Laboratori Nazionali di Frascati), coordinati da Giuseppe Finocchiaro dei Laboratori Nazionali di Frascati (LNF). I gruppi italiani sono impegnati nella costruzione di vari elementi chiave dell’esperimento: il rivelatore di vertice (SVD), necessario per la misura di precisione del punto in cui le particelle decadono, il sistema di identificazione di particelle (TOP), che permette il riconoscimento delle particelle che attraversano il rivelatore, il calorimetro elettromagnetico (ECL), capace di misurare l’energia delle particelle, e il rivelatore di muoni e mesoni K (KLM). Inoltre l’Italia assicura un notevole contributo ai mezzi di calcolo necessari per l’analisi dell’enorme quantità di dati che l’esperimento raccoglierà.
Nell’acceleratore SuperKEKB, che è il primo acceleratore per la ricerca in fisica fondamentale a entrare in funzione dopo l’LHC al CERN di Ginevra, i fasci di elettroni e positroni si scontreranno a con energie di 7 e 4 miliardi di elettronvolt (GeV) rispettivamente, producendo un enorme numero di particelle con quark beauty e charm, e leptoni tau, anche grazie allo schema innovativo detto dei “nano-beams”, originariamente proposto dal fisico italiano Pantaleo Raimondi. Le prime collisioni sono avvenute nel 2016, durante un primo periodo di messa in operazione dell’acceleratore, in cui i gruppi italiani hanno giocato un ruolo fondamentale nella misura dei fondi, cioè di quegli eventi indesiderati causati dal funzionamento dell’acceleratore e che disturbano la presa dati ordinaria. È interessante notare come uno dei meccanismi più importanti che determinano tali fondi prenda il nome da Bruno Touschek (1921-1978), brillante fisico austriaco e pioniere dello sviluppo dei collisori elettrone-positrone, realizzati per la prima volta nel mondo negli anni ’60 del secolo scorso ai Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN.
Quando SuperKEKB entrerà in funzione a pieno regime, raggiungendo una luminosità 40 volte superiore a quanto ottenuto fino ad oggi, le particelle prodotte nelle collisioni saranno misurate dal sensibilissimo rivelatore Belle II, e permetteranno di esplorare i fenomeni ignoti oltre il modello standard e, forse, contribuire a chiarire i misteri dell’inizio dell’universo.

 

 

 

ITALY AT CERN, L’INDUSTRIA NAZIONALE IN MOSTRA

10 April, 2017 - 11:17

Si è svolto dal 4 al 7 aprile la settima edizione di Italy at CERN, la manifestazione  che periodicamente porta in mostra l’eccellenza dell’industria nazionale che opera nei settori di interesse per le attività del CERN, il più grande e importante laboratorio di fisica delle particelle al mondo. L’evento è organizzato dall’Industrial Liasion Officer (ILO) italiano al CERN, con la collaborazione della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera (CCIS) e il supporto della Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Organizzazioni Internazionali di Ginevra.
Italy at CERN, che quest’anno ha visto un incremento della partecipazione con più di una quarantina di aziende, vuole offrire l’opportunità di ottenere informazioni e aggiornamenti sui programmi presenti e futuri del laboratorio, di incontrare le persone di riferimento degli esperimenti, dell’ufficio acquisti e degli uffici tecnici del laboratorio, e di presentare i propri prodotti e servizi a tutta la comunità di ricercatori e tecnologi che opera al CERN.
“Siamo molto soddisfatti del successo di questa edizione”, commenta Mauro Morandin, Industrial Liaison Officer del CERN per l’Italia.” “I primi commenti raccolti fra le aziende partecipanti sono stati complessivamente molto positivi, in particolare, per le matricole, presenti alla manifestazione per la prima volta. Italy at CERN è, infatti, una importante occasione non solo di esporre la tecnologia italiana, che ha contribuito molte volte a fare della ricerca al CERN una storia di successo, ma anche di incontro fra aziende che operano nelle stesse filiere industriali e che possono trovare quindi stimolo per creare proficue collaborazioni”, conclude Morandin.
L’evento si è aperto con i saluti del Direttore Generale del CERN Fabiola Gianotti, e con gli interventi, tra gli altri, dell’ambasciatore Maurizio Enrico Serra, rappresentante del Governo Italiano presso la sede dell’ONU e delle altre organizzazioni internazionali a Ginevra, Speranza Falciano della Giunta Esecutiva dell’INFN, Thierry Lagrange, capo del dipartimento Industry, Procurement and Knowledge Transfer del CERN, Eckhard Elsen, direttore della ricerca e del computing, Fabrizio Macrì, segretario generale della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera. Ha, inoltre, partecipato all'inaugurazione e visitato con l'occasione il CERN, Fabrizio Nicoletti, Direttore Centrale per l'innovazione e la ricerca del MAECI.
“Le nostre attività di ricerca necessitano molto spesso di tecnologie avanzate che sviluppiamo in collaborazione con l’industria, - spiega Speranza Falciano dell’INFN - gli acceleratori e gli esperimenti al CERN sono sempre stati sfidanti, non solo dal punto di vista della scienza, ma anche della tecnologia: questo aspetto è stato talvolta determinante per le industrie coinvolte, perché lavorare alle frontiere della tecnologia porta innovazione e maggiore capacità di competere sui mercati anche internazionali”, conclude Falciano.
Il programma ha previsto un workshop durante il quale i rappresentanti del CERN hanno presentato lo stato dell’arte dei principali progetti in corso, le prospettive di acquisizione dei prodotti e dei servizi e le possibilità di coinvolgimento delle industriale in attività di R&D, rimanendo a disposizione per incontri negli stand della aziende per approfondire i temi di interesse comune. La manifestazione era inoltre aperta anche alle Istituzioni scientifiche elvetiche che collaborano con il CERN, alle organizzazioni internazionali presenti a Ginevra e alle imprese locali, che hanno potuto visitare gli stand e incontrare le aziende durante i giorni della manifestazione.
Con l’aiuto dell’ILO, che opera su mandato del governo ma è sostenuto completamente dall’INFN, le aziende italiane hanno giocato un ruolo molto importante specialmente durante la costruzione del Large Hadron Collider (LHC) e dei suoi esperimenti, con un ritorno industriale per l’Italia maggiore dell’investimento fatto dal nostro Paese. L’Italia, inoltre, è l’unico grande paese membro del CERN, a parte le Francia che ospita il laboratorio, a ottenere da alcuni anni un quota di ritorno industriale superiore a quella del contributo versato al CERN. L’ambito di attività dell’ufficio ILO si è recentemente ampliato verso altre infrastrutture di ricerca europee, in particolare il laboratorio ESS a Lund: la funzione dell’ILO è quindi strategica nel rapporto con l’industria italiana, che continuerà a essere per l’INFN un partner ideale per le future attività, specialmente al CERN.

 

 

DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE INFN FERRONI IN MERITO ALL'ATTENTATO INCENDIARIO ALLA FACOLTA' DI SCIENZE DELL'UNIVERSITA' DI TRENTO

8 April, 2017 - 14:58

In merito all'attentato incendiario della notte tra il 7 e l'8 aprile ai danni dei laboratori della facoltà di scienze dell'Università di Trento.

“Un assurdo attacco alla scienza e a chi fa ricerca”, dichiara Fernando Ferroni, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). “Tutta la solidarietà dell’INFN e mia personale all’Università di Trento, ai colleghi del Dipartimento di Fisica e della Fondazione Bruno Kessler, e ai nostri dipendenti e associati del TIFPA con l’impegno di aiutarli a ripristinare al più presto le condizioni per svolgere il loro lavoro”, conclude Ferroni.

CORDOGLIO PER PIERRE BINÉTRUY

3 April, 2017 - 05:43

La comunità europea della fisica astroparticellare è in lutto per la morte di Pierre Binétruy, fisico teorico di livello internazionale che ha dato importanti contributi alla ricerca in fisica delle astoparticelle e in cosmologia, membro del Scientific Advisory Committee (SAC) di APPEC (AstroParticle Physics European Consortium) e, tra gli altri incarichi che ricopriva, componente del Comitato di Valutazione Internazionale (CVI) dell’INFN.  
“Con la prematura scomparsa di Pierre, la comunità internazionale e, in particolare, quella europea, della fisica particellare e astroparticellare perde uno dei suoi più acuti, dinamici e lungimiranti protagonisti”, ricorda Antonio Masiero, vicepresidente dell’INFN e presidente di APPEC. “Persona squisita, Pierre è stato un amico e un collaboratore, in particolare in tanti progetti europei, con cui ho condiviso l'entusiasmo per una ricerca a tutto campo, spaziando dalla fisica delle alte energie, prima, alla cosmologia poi”. “Pierre ci ha insegnato che bisogna continuare incessantemente a porsi domande su questioni fondamentali della natura, sfruttando e stimolando sinergie a ogni livello per permettere che questa esplorazione si realizzi e prosegua con successo", conclude Msiero.
Pierre Binétruy era professore all’Università Paris Diderot ed è stato direttore del laboratorio di Astroparticle and Cosmology (APC) di Parigi dalla sua istituzione nel 2006 alla fine del 2013. Dopo il dottorato di ricerca in fisica teorica al CERN di Ginevra, Binétruy ha iniziato la sua carriera nel LAPP (Laboratoire d’Annecy-le-vieux de Physique des Particules), prima di entrare come professore prima all’Università Paris 11 nel 1990, e poi all'Università Paris Diderot nel 2003. I suoi interessi principali si sono spostati dalla fisica delle alte energie, in particolare la supersimmetria, alla cosmologia e alla fisica della gravitazione e alle connessioni tra l’universo primordiale e le teorie delle interazioni fondamentali. I più recenti interessi includevano i modelli di inflazione, l'energia oscura e il fondo cosmologico delle onde gravitazionali. Pierre Binétruy era molto coinvolto nella missione ELISA per lo studio delle onde gravitazionali nello spazio, ed era membro delle collaborazioni Planck e Euclid. Binétruy è stato direttore del gruppo europeo di ricerca Supersymmetry (1997-2004), presidente del Fundamental Physics Advisory Group (2008-2010) e del Fundamental Physics Roadmap Committee (2009-2010) dell'ESA. Era membro dello European Space Science Committee (ESF), del Science Program Committee di SLAC (Stanford, USA) e del CVI dell’INFN. Il contributo di Pierre Binétruy non è stato solo quello di uno scienziato di valore, ma anche quello di uno scienziato molto impegnato nella diffusione della cultura scientifica. Era, infatti, da anni coinvolto in varie attività di outreach, alcune delle quali avevano raggiunto un enorme successo, come le sue lezioni di fisica cosmoparticellare, e il corso online per il grande pubblico che stava realizzando: un percorso di formazione per non specialisti, in cui centinaia di persone seguivano le sue lezioni, discutevano online con lui e poi sostenevano un vero e proprio esame con domande alla fine del corso.

 

 

FISICA TEORICA: AL VIA LA CONFERENZA “LIKE THE PIG!”

1 April, 2017 - 07:00

PESCE D'APRILE!

 

Circa 400 fisici, tra cui molti giovani, si incontrano oggi all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) per discutere insieme del futuro della fisica teorica. Durante la conferenza “Like the Pig!”, molte delle teorie della fisica teorica saranno affrontate con un approccio inedito e sarà discusso se tra queste teorie anche quelle che sembrano non essere più valide possano essere salvate.

La fisica moderna, infatti, sembra avere fatto sua una delle massime più radicate nella tradizione contadina, quella secondo la quale “del maiale non si butta via nulla”. Nessuno dei prodotti della fervida fantasia dei fisici teorici viene scartato in via definitiva, perché presto o tardi potrebbe tornare utile.

Unico nel suo genere in Italia, l’appuntamento è stato fortemente voluto dal management dell’INFN, che ha chiamato a raccolta la comunità scientifica dell’Istituto invitando il più ampio numero di ricercatori e dottorandi a partecipare a una riflessione scientifica collettiva. Coinvolgendo il più ampio numero di “cervelli” possibile, ci si confronterà sulle scelte che gli scienziati dovranno affrontare nei prossimi anni, quando presumibilmente molte tra le teorie fisiche non avranno ancora ottenuto i risultati attesi da anni. La conferenza è il primo importante momento di un processo di confronto scientifico che durerà circa un anno.

“Questo è un momento unico per la nostra comunità, siamo di fronte a quesiti scientifici che richiedono il contributo di tutti i ricercatori e in particolare quello dei nostri giovani. In quest’epoca di vacche magre non possiamo permetterci il lusso di gettare la buccia del salame. Se qualcuno ha un’idea teorica che gli sembra superata non la butti via”, commenta Fernando Ferroni, presidente dell’INFN, addentando un panino al prosciutto.

 

Nessun animale è stato maltrattato per l’organizzazione di questa conferenza.

ANTIMATERIA COSMICA A LHC

27 March, 2017 - 14:42

L’esperimento LHCb, al Large Hadron Collider (LHC) del CERN, è riuscito a ricreare in laboratorio le collisioni cosmiche fra protoni, accelerati nell’anello a un'energia di 6,5 TeV, e atomi di elio a riposo. Si tratta della prima misura di produzione di antimateria in collisioni protone-elio, e rappresenta perciò un passo significativo verso una migliore comprensione della produzione secondaria di antiprotoni nella propagazione dei raggi cosmici. Questi dati sono importanti per una più accurata interpretazione dei risultati degli esperimenti spaziali PAMELA e AMS-02 sulla misura del rapporto tra protoni e antiprotoni nei raggi cosmici.

L'idea di questa misura nasce da un gruppo di fisici, sia teorici che sperimentali, attivi su progetti di fisica astroparticellare presso le sezioni INFN di Catania, Firenze e Torino, che l'hanno proposta alla collaborazione LHCb. Il gruppo LHCb della sezione di Firenze ha guidato la sua realizzazione attraverso un uso innovativo dei fasci di LHC che ha reso per un giorno LHCb un "esperimento spaziale”. I primi risultati di questa misura sono stati presentati alla conferenza Rencontres de Moriond 2017, a La Thuile.

Negli scorsi anni, l’ultima generazione di esperimenti nello spazio per lo studio dei raggi cosmici ha portato grandi contributi alla nostra conoscenza sulla piccola componente di antimateria, circa una parte su diecimila, presente fra le particelle di alta energia che viaggiano all’interno della nostra galassia. In particolare, gli esperimenti PAMELA, in volo su un satellite dal 2006, e più recentemente AMS-02, in orbita dal 2011 sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), entrambi progetti con una importante partecipazione dell’INFN, hanno misurato con precisione il rapporto fra antiprotoni e protoni nei raggi cosmici, spingendosi a energie di centinaia di GeV, inaccessibili fino a pochi anni or sono.

L’antimateria può fornirci informazioni su processi ancora ignoti che avvengono nell’universo perché, ad esempio, potrebbe essere il prodotto dell’annichilazione di particelle di materia oscura. Ma sappiamo che una piccola frazione di antimateria deve essere prodotta nelle collisioni fra i raggi cosmici e la “polvere di stelle”, cioè il gas interstellare di bassissima densità, composto prevalentemente di idrogeno ed elio, che i raggi cosmici incontrano nel loro cammino.

Per effettuare la nuova misura, i fisici di LHCb hanno iniettato una minuscola quantità di gas di elio nel tubo ad alto vuoto dove circolano i fasci di LHC in prossimità del loro rivelatore, utilizzando un dispositivo chiamato, in modo evocativo, SMOG. La pressione del gas è inferiore a un miliardesimo della pressione atmosferica, cosa necessaria a non alterare i fasci di LHC, ma grazie all'intensità dei fasci di protoni è comunque sufficiente a completare la misura in poche ore.

“Grazie a SMOG, LHCb ha aperto la strada all'uso dei fasci di LHC per esperimenti su bersaglio fisso”, commenta Giacomo Graziani, ricercatore dell’INFN di Firenze, principale autore dello studio. “Sebbene questa configurazione non fosse prevista nel programma iniziale di fisica a LHCb, – prosegue Graziani – la geometria del rivelatore è particolarmente adatta allo scopo, e potremo dare contributi importanti alla fisica dei raggi cosmici e alla fisica nucleare, grazie anche alla possibilità di utilizzare bersagli con diverso numero atomico, come elio, neon e argon".

Grazie alla capacità di distinguere gli antiprotoni dalle altre particelle cariche, una specialità dell'esperimento, i fisici di LHCb hanno misurato la probabilità che gli antiprotoni si formino in queste collisioni, che avvengono proprio all'energia rilevante per le attuali misure nello spazio. Per misurare con precisione la densità di questo bersaglio gassoso, è stata sviluppata una tecnica ad hoc: sono stati contati i singoli elettroni atomici che, “colpiti” dai protoni del fascio, un po' come palle da biliardo, vengono proiettati all'interno del rivelatore. Questo processo è conosciuto con grande precisione, e permette dunque di risalire al numero di atomi di elio esposti al fascio.

“La misura realizzata contribuirà a ridurre le incertezze presenti sulla stima degli antiprotoni secondari nei raggi cosmici, dando quindi la possibilità di una interpretazione più chiara delle difficili misure sugli antiprotoni effettuate da PAMELA e AMS-02, ed è una chiara dimostrazione dell’importanza della multidisciplinarietà in ambito scientifico”, sottolinea Oscar Adriani, direttore della Sezione INFN di Firenze, uno dei proponenti della misura.“Questo risultato a LHC – prosegue Adriani – è infatti segno della vivacità intellettuale delle collaborazioni scientifiche LHCb e PAMELA e dimostra la capacità di mettere insieme in modo complementare quello che osserviamo in cielo prodotto dagli ‘acceleratori spaziali’ e quello che realizziamo noi nei nostri ‘acceleratori terrestri’”.

“L’antimateria cosmica è uno straordinario messaggero per la comprensione della produzione e propagazione di particelle nella Galassia” spiega Fiorenza Donato, ricercatrice dell’INFN di Torino e professore di Fisica Teorica all’Università di Torino, che ha proposto la misura sull’elio ai colleghi sperimentali. “Tra gli antiprotoni misurati, - prosegue Donato - se ne potrebbero annidare alcuni originati dall’annichilazione di particelle di materia oscura, e i dati che LHCb ha prodotto con notevole efficacia su bersaglio di elio potrebbero contribuire a rendere meno ambigua la loro individuazione”. “Questa misura può essere la prima di altre misure sviluppate dagli esperimenti al CERN con LHC in collaborazione con la fisica cosmica, che ormai è diventata una scienza di alta precisione: la sinergia che si è creata può portare a importanti risultati per la soluzione di alcuni tra i più grandi misteri ancora irrisolti sul nostro universo, come quella della natura della materia oscura”, conclude Donato.

LA COLLABORAZIONE SPAZIALE FERMI SI RIUNISCE PER LA PRIMA VOLTA AL CERN

27 March, 2017 - 08:10

La collaborazione Fermi, il satellite della NASA per lo studio dei raggi gamma di alta e altissima energia nello spazio, progetto scientifico cui l’Italia partecipa con l’INFN, l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), si riunisce dal 27 al 30 marzo al CERN di Ginevra, per discutere i più recenti risultati della missione e per creare nuove connessioni culturali. È la prima volta, dopo il lancio del 2008, che i partecipanti alla missione si ritrovano per il meeting di collaborazione al CERN, il più grande laboratorio al mondo per la fisica delle alte energie, che ospita il super-acceleratore di particelle LHC. “Questo evento rappresenta un’importante occasione di rinnovare e favorire lo scambio tra le due importanti comunità scientifiche della fisica astroparticellare e della fisica delle particelle”, sottolinea Luca Latronico, coordinatore del progetto Fermi per l’INFN, e promotore di questa iniziativa. “Fermi è un esperimento riconosciuto al CERN fin dal 2000, – prosegue Latronico – e nel 2006 abbiamo anche realizzato qui una lunga campagna di due mesi di test con diversi fasci di particelle per la calibrazione del nostro telescopio”. “L’interesse del CERN per la fisica astroparticellare è cresciuto negli anni, come dimostrano i numerosi esperimenti riconosciuti che indagano sui raggi gamma, i raggi cosmici galattici, i neutrini di origine solare e astronomica, le onde gravitazionali, l’energia oscura”. “Abbiamo quindi deciso di sfruttare la convergenza di queste iniziative sul CERN per intensificare gli scambi già attivi all’interno della comunità dell’astrofisica multi-messaggero e per creare nuovi legami con la comunità di riferimento tradizionale del CERN”. “Per questo motivo abbiamo previsto una giornata aperta su alcuni temi caldi di comune interesse, come la materia oscura e i raggi cosmici”, conclude Latronico.
In particolare, infatti, il programma del meeting prevede una giornata di eventi pubblici il giorno ​​29 marzo, presso l'Auditorium del laboratorio. Nel corso della giornata saranno presentati i più recenti risultati ottenuti analizzando i dati pubblici di Fermi e quelli dei gruppi sperimentali e teorici del CERN attivi nei settori della ricerca della materia oscura e dei raggi cosmici. Saranno invitati a partecipare il gruppo di fisica astroparticellare di ATLAS, gli esperimenti CAST e NA62, specificamente sulla ricerca delle cosiddette Axion Like Particles (ALP), e AMS sulle misure di elettroni e positroni galattici. Il meeting di Fermi è, inoltre, organizzato in stretta sequenza con un workshop sulle sezioni d’urto rilevanti per le misure in fisica astroparticellare.
Ma il meeting offrirà anche l’occasione per condividere un’esperienza di commistione tra scienza e arte. L’astrofisica multi-messaggero e l’arte contemporanea condivideranno, infatti, il palcoscenico, in una serata dedicata all’evento Blazing Quasi-Stellar Object: un'opera multimediale realizzata dall'artista italiano Luca Pozzi, organizzata dal duo curatoriale Francesco Urbano Ragazzi. Pozzi, che ha una profonda fascinazione per le idee scientifiche alla base moderna astrofisica multi-messaggero, realizzerà una performance artistica strutturata in una conferenza-spettacolo con animazioni visive. Pozzi terrà la sua lezione sull’opera pittorica Bacco e Arianna di Tiziano e guiderà il pubblico in un'analisi di questo capolavoro del tardo Rinascimento, concentrandosi sulle stratificazioni complesse che collegano questo dipinto alle frontiere dell’astrofisica multi-messaggero. Il pubblico riceverà uno screen saver 3D animato disegnato dall'artista, dal titolo The Big Jump Theory, che racconta di una teoria immaginaria ispirata ai concetti della gravità quantistica, delle onde gravitazionali e del cielo a raggi gamma di Fermi. Dal primo giorno del meeting di Fermi, sarà in esposizione una grafica digitale dedicata al telescopio. L’opera sarà anche disponibile sul sito web della NASA.

 

 

STUDENTI DI BRONTE RICERCATORI PER UN GIORNO AI LABORATORI DEL SUD

20 March, 2017 - 10:00

Oggi i cinque ex-studenti dell’Istituto Superiore “Ven. Ignazio Capizzi” di Bronte (CT), vincitori della selezione tutta italiana, targata INFN, dell’edizione del 2016 del concorso internazionale del CERN “Beamline for Schools” (BL4S), si recheranno ai Laboratori Nazionali del Sud (LNS) dell’INFN, dove avranno la possibilità di mettere in pratica l’esperimento che avevano progettato. “Partecipare alla Beamline for Schools è un’avventura!”, commenta con entusiasmo Anna Pecorino, la leader del gruppo di Bronte. “La definisco tale, poiché mai, e dico mai, mi sarei aspettata di poter giungere fin qui!”.

“Siamo felici di ospitare questi ragazzi e il loro esperimento nei nostri Laboratori”, commenta il direttore dei LNS, Giacomo Cuttone. “I LNS da moltissimi anni svolgono un’intensa attività di divulgazione scientifica con le scuole siciliane, che permette ai ragazzi di venire a conoscenza della fisica e di stimolare la loro curiosità scientifica. Continuiamo su questa strada con sempre maggiore forza, anche attraverso l’alternanza scuola lavoro assieme agli istituti secondari di Catania e provincia”, conclude Cuttone.

Secondo la commissione scientifica dell’INFN, tra i 7 esperimenti italiani arrivati al CERN nella semi-finale della competizione BL4S, quello dei ragazzi di Bronte era il più meritevole e adatto a essere svolto in Italia. In questi mesi, sotto la supervisione del ricercatore INFN David Mascali e del prof. Salvatore Bonanno del Capizzi, i ragazzi hanno realizzato una “sonda a effetto Hall” per la misura della corrente di fasci ionici. Il vantaggio di questo strumento consiste nella possibilità di misurare in maniera non invasiva la corrente di un fascio di particelle. L’esperimento che i ragazzi eseguiranno oggi ai LNS consisterà nella misura della corrente di fascio dell’iniettore di protoni per la European Spallation Source (ESS), progettato e realizzato ai LNS e che a fine 2017 partirà per Lund (Svezia), dove sarà installato nella ESS.

“È iniziato tutto quasi per scherzo”, continua a raccontare Anna. “Prima mia sorella mi informa del concorso, poi io la ignoro per circa un mese finché una mattina decido di radunare i miei quattro amici più cari (peraltro vincitori di varie gare di astronomia) e insieme decidiamo di parlare al professore di fisica della competizione. L’entusiasmo del professor Bonanno ci ha fatto piombare in pochi secondi nell’euforia generale. La curiosità per la fisica, la grande disponibilità di strutture come i LNS e soprattutto la voglia di far sapere al mondo che la Sicilia è arte, cultura, ma anche scienza, hanno invogliato me, Vincenzo, Fabio, Domenico e Roberto a essere qualcosa di più che semplici studenti”, conclude Anna.

 

Per informazioni sulla competizione: http://beamline-for-schools.web.cern.ch/

LHC E BIG DATA: L’INFN INVESTE NELLA FORMAZIONE DEI FUTURI ESPERTI DI CALCOLO

3 March, 2017 - 17:01

Le nuove scoperte scientifiche e l’avanzamento delle tecnologie procedono sempre in parallelo nella società moderna. Questo è vero anche per la fisica delle alte energie e le tecnologie di calcolo. In questo contesto di grande crescita e richiesta di alte prestazioni delle risorse informatiche, l’INFN ha deciso di investire 1 milione di euro nella formazione dei futuri professionisti dei big data. Ha così bandito 12 borse post-doc per collaborare con gli esperimenti al Large Hadron Collider (LHC) del CERN. In particolare, le persone selezionate dovranno occuparsi dello sviluppo di procedure di lavoro innovative per il calcolo e di soluzioni di gestione dei dati nell’ambito della big science, di analisi dati e algoritmi per gestire il calcolo ad alte prestazioni, e dello sviluppo di macchine e tecniche di deep learning.


"Questa importante iniziativa dell'INFN, volta a formare giovani con competenze di frontiera nel campo del calcolo scientifico ad alte prestazioni, si colloca perfettamente in un quadro nazionale di eccellenza in questo settore", sottolinea Antonio Zoccoli, vicepresidente dell'INFN. "Eccellenza dimostrata  - prosegue Zoccoli - anche dalla recente scelta di Bologna come sede per ospitare il centro di calcolo europeo per le previsioni atmosferiche ECMWF". "Bologna, infatti, rappresenta oggi un polo d'avanguardia per il computing, grazie alla presenza di molti importanti centri, tra cui il CNAF dell'INFN, che è anche uno dei nodi di primo livello della rete GRID di LHC, ed il CINECA".


Per gestire l’enorme produzione di dati di LHC è stata inventata e sviluppata la GRID, una rete planetaria di risorse di calcolo che è stata uno degli elementi chiave per arrivare alla scoperta del bosone di Higgs. Grazie alle tecnologie sempre più potenti, i ricercatori sono stati e sono tuttora in grado di raccogliere, immagazzinare e utilizzare grandi quantità di dati. Ma per affrontare le sfide poste dalla prossima generazione di esperimenti a LHC, nel progetto High Luminosity LHC, sono necessarie molte più risorse. Si prevede, infatti, che sarà richiesta una potenza di CPU maggiore di un fattore 60 rispetto ad oggi, e un fattore 40 di spazio in più per gestire i dati prodotti dalla futura macchina: necessità che non possono essere garantite dalle attuali tecnologie, infrastrutture e risorse. Questi cambiamenti nel metodo di raccolta e analisi dei dati, nella tecnologia informatica e nell’organizzazione delle infrastrutture potranno, quindi, essere affrontate solo grazie all’impegno e alla professionalità di molti più scienziati esperti di calcolo e big data.

 

foto©CERN

 

ARRIVA UN NUOVO CUORE PER CMS

3 March, 2017 - 16:48

La ripartenza di LHC si avvicina e gli esperimenti si preparano a un nuovo run ricco di sfide scientifiche. In settimana, fisici e ingegneri al CERN hanno iniziato le attività per sostituire il cuore di CMS, uno dei quattro principali rivelatori di LHC. Stanno impiantando al centro dell'esperimento un nuovo rivelatore di pixel, con migliori prestazioni del precedente per rispondere alle più alte luminosità di LHC.

Dopo la consueta pausa invernale, il grande acceleratore del CERN ripartirà in primavera. Agli inizi di maggio i primi fasci di particelle saranno iniettati nell'acceleratore che prima dell'inizio dell'estate raggiungerà la sua massima operatività. Il numero di collisioni in LHC è notevolmente incrementato, di conseguenza è stato necessario aumentare anche le prestazioni dei rivelatori per riuscire a ottenere un maggior numero d’immagini simultanee delle collisioni che avvengono all'interno dell'acceleratore. Questo è il motivo principale per cui negli ultimi cinque anni 9 istituti europei, tra cui l'INFN, e 30 americani hanno costruito un nuovo rivelatore di pixel per CMS. Il nuovo rivelatore permetterà una tracciatura più precisa delle particelle cariche provenienti dal centro dell'interazione, fornirà informazioni cruciali per determinare con più precisione il punto da cui provengono le particelle originate da una collisione e faciliterà l'identificazione di quark pesanti e leptoni tau. Infatti, ha quasi il doppio di pixel del precedente, 124 milioni contro 66, e quattro strati nella parte centrale, uno in più rispetto al precedente. Lo strato interno del nuovo rivelatore è più vicino al punto in cui avvengono le collisioni, dista 30 millimetri dalla linea di fascio, molto meno rispetto allo strato interno del precedente rivelatore che distava 44 millimetri dalla linea di fascio.

Dal 2011 l'INFN, con le sezioni CMS di Bari, Catania, Milano, Padova, Perugia e Pisa, ha contribuito significativamente a questo progetto con studi e simulazioni che hanno portato alla definizione e al disegno del nuovo rivelatore, allo sviluppo e alla qualifica dei suoi componenti e alla costruzione di una parte dei suoi moduli. I gruppi INFN stanno anche partecipando alle fasi d'installazione, commissioning e preparazione alla presa dati del rivelatore, prevista per maggio.

ADDIO AD AURELIO GRILLO

22 February, 2017 - 11:33

Ci ha lasciati Aurelio Grillo, fisico teorico di grande valore, che da trent'anni svolgeva le sue ricerche ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'INFN. La sua eredità è una vasta produzione scientifica, con più di 300 articoli pubblicati sulle più importanti riviste internazionali che, in 50 anni di attività, a partire dal 1967, ha abbracciato diversi ambiti, non solo teorici ma anche di tipo più squisitamente sperimentale. L’impegno di Aurelio Grillo non si è però rivolto solamente alla ricerca: non si possono dimenticare, infatti, il suo entusiasmo e la sua passione nell’insegnare ai giovani ricercatori e nel difficile e importante compito della divulgazione della scienza.

L'attività di ricerca di Grillo comincia ai Laboratori Nazionali di Frascati, nel 1967, con la tesi di laurea svolta sotto la guida di Bruno Touschek. Nel 1968 entra nel gruppo teorico dei Laboratori lavorando con Raoul Gatto, Sergio Ferrara e Giorgio Parisi, e rivolgendo il suo interesse verso aspetti più formali e astratti della teoria dei campi. Di questo periodo è il lavoro sulle algebre conformi che è oggi riconosciuto come una delle basi dei successivi sviluppi che porteranno alla Teoria delle Stringhe. Uomo e scienziato di grande curiosità ha presto ampliato i suoi interessi, e già dalla metà degli anni ’70 rivolse il suo studio a problemi più generali riguardanti la stabilità del protone, da qui il suo interesse per i monopoli magnetici, considerati possibili catalizzatori del decadimento del protone. La necessità di studiare effetti profondamente non perturbativi, come appunto le singolarità topologiche, lo fanno avvicinare alla regolarizzazione su reticolo. In questo campo, in particolare, instaura una fruttuosa collaborazione con ricercatori del Dipartimento di Fisica Teorica dell'Università di Zaragoza, una collaborazione trentennale che è proseguita fino ad oggi. Alla fine degli anni ’80, Aurelio ha iniziato a interessarsi a vari temi di fisica astroparticellare. Si trasferisce all’Aquila e partecipa alla costruzione dei nascenti Laboratori Nazionali del Gran Sasso, rimanendo per i successivi 30 anni uno dei principali attori dei successi di questa importante infrastruttura della ricerca italiana. Presso i Laboratori, Aurelio partecipa all'esperimento MACRO per la ricerca di nuove particelle, come i monopoli magnetici, e fenomeni rari nella radiazione cosmica penetrante. L’attività di Grillo nell’ambito delle collaborazioni sperimentali è proseguita dal 2000 con l’esperimento Pierre Auger, dedicato all'osservazione dei raggi cosmici di altissima energia. In ambito teorico, Aurelio è stato tra i primi ad affrontare lo studio degli scenari astrofisici consistenti con le misure di spettro e di composizione di massa e la ricerca di violazione dell’invarianza di Lorentz. Quest’ultimo settore di ricerca ha visto in Aurelio uno dei pionieri nella modellizzazione fenomenologica degli effetti della gravità quantistica: già dal 1999 fu tra i primi a proporre test sperimentali di gravità quantistica attraverso segnali nei raggi cosmici di violazioni dell'invarianza di Lorentz. In 50 anni di attività scientifica Aurelio ha sempre dimostrato grande amore per la didattica e per la formazione di giovani ricercatori: un'intera generazione di fisici, sia teorici che sperimentali, ha beneficiato dei suoi insegnamenti, in particolare all’Università dell’Aquila, dove ha insegnato a lungo Fisica delle Particelle e Fisica Teorica, ma anche ai Laboratori del Gran Sasso. Aurelio è stato direttore del Museo della Fisica e dell’Astrofisica di Teramo, ha organizzato importanti eventi di divulgazione come la Notte Europea dei Ricercatori ed è stato oratore in centinaia di incontri e conferenze destinate a studenti, appassionati e grande pubblico.


Chi volesse lasciare un messaggio di ricordo, può scrivere a Roberta Antolini roberta.antolini@lngs.infn.it