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COLLABORAZIONE SCIENTIFICA: FIRMATO A CITTA’ DEL CAPO ACCORDO INFN-ITHEMBA

2 April, 2019 - 14:46

È stato siglato oggi, 2 aprile, a Città del Capo, in Sudafrica, il Memorandum of Understanding fra l’INFN e la National Research Foundation (NRF) con iThemba Laboratory for Accelerator Based Science. L’accordo di collaborazione è stato firmato dal presidente dell’INFN, Fernando Ferroni, e dal direttore di iThemba, Faïçal Azaiez, alla presenza del console italiano Emanuele Pollio, del direttore esecutivo per le collaborazioni strategiche di NRF, Aldo Stroebel, del vicepresidente dell’INFN Eugenio Nappi e dei direttori dei Laboratori Nazionali di Legnaro e del Sud dell’INFN, Diego Bettoni e Giacomo Cuttone.

“L’accordo che abbiamo oggi sottoscritto con il Laboratorio iThemba – sottolinea Fernando Ferroni – conferma la collaborazione di lungo corso tra l’INFN e il principale laboratorio di ricerca in fisica nucleare del Sudafrica, ma ha anche un significato più ampio perché rappresenta un nuovo e significativo evento per la cooperazione scientifica fra i nostri due Paesi”.

L’accordo costituisce un momento importante per la collaborazione tra iThemba e l’INFN, con i suoi Laboratori Nazionali di Legnaro e del Sud, nel campo della fisica nucleare e delle sue applicazioni. In particolare, l’attenzione è rivolta alle ricerche in astrofisica nucleare, allo studio e allo sviluppo di facility per la produzione di fasci instabili e alle applicazioni biomedicali, come la produzione di nuovi radioisotopi per la medicina, la radiobiologia e l’adroterapia.

ALL’INFN QUASI 70 MILIONI PER IL POTENZIAMENTO DELLE INFRASTRUTTURE DI RICERCA

1 April, 2019 - 15:03

Sono otto le infrastrutture di ricerca dell’INFN o alle quali l’INFN partecipa (di quattro, infatti, è il proponente di progetto, e di altre quattro è partner) ammesse al finanziamento con fondi PON Ricerca e Innovazione 2014-2020, nell’ambito del Programma Nazionale per le Infrastrutture di Ricerca (PNIR) del Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca (MIUR), per un valore complessivo di quasi 70 milioni di euro.

Dai Laboratori Nazionali del Gran Sasso per la ricerca di eventi rari (FARO2030 - IR LNGS) ad apparati sottomarini per la ricerca sui neutrini e per studi interdisciplinari di biologia e geofisica (PACK - IR KM3net), da strutture per la gestione del calcolo scientifico e dei big data (IBISCO - IR IPCEI) a facility per la produzione di fasci di ioni ad alta intensità (LNSPOT - IR LNS): sono questi i progetti proposti dall’INFN e risultati vincitori dei finanziamenti. Mentre le infrastrutture di cui l’INFN è partner svolgeranno attività principalmente nell’ambito della ricerca ambientale: dagli studi sull’inquinamento atmosferico (PER-ACTRIS-IT, proponente CNR, IR ACTRIS), allo studio degli ecosistemi marini (IPANEMA, proponente OGS, IR ECCSEL), dalla gestione distribuita dei dati sulla biodiversità (LIFEWATCH PLUS, proponente CNR, IR LIFEWATCH) al calcolo per la bioinformatica (CNRbiOmics, proponente CNR, IR ELIXIR).

“Il potenziamento delle infrastrutture di ricerca – sottolinea Fernando Ferroni, presidente dell’INFN – rappresenta una chiave di volta per il progresso della conoscenza, per lo sviluppo tecnologico e anche per l’economia di un territorio, e più in generale di un Paese”. “Realizzare e rafforzare un’infrastruttura di ricerca perché sia di eccellenza significa, infatti, mettere a disposizione della comunità scientifica nuovi strumenti d’avanguardia, trasferire le competenze necessarie per la sua costruzione, e beneficiare dei vantaggi che derivano dal processo virtuoso di trasferimento di conoscenza e competenze dal mondo della ricerca alla società”.

Il PNIR, che è parte integrante del Programma Nazionale per la Ricerca (PNR), prevede investimenti nelle infrastrutture di ricerca perché sono riconosciute strumento per sostenere ulteriormente la ricerca di base. Il PNIR incide, quindi, sul ‘sistema ricerca’ perché supporta lo sviluppo di infrastrutture competitive, non solo per le sfide scientifico-tecnologiche ma anche per quelle economiche e sociali, migliorando la qualità complessiva della ricerca nazionale e incrementandone la competitività sullo scenario internazionale.

 

 

RISOLTO IL MISTERO DELLA MASSA MANCANTE DELL’UNIVERSO

1 April, 2019 - 08:13

PESCE D'APRILE

 

La materia oscura non esiste, perché il protone è più pesante di quanto si pensasse. La nuova definizione del chilogrammo ha risolto uno dei più grandi misteri della fisica contemporanea, quello della massa mancante dell’universo. Tutte le stime finora effettuate fornivano un valore per la massa totale dell’universo decisamente inferiore a quello determinato sulla base degli effetti gravitazionali. La differenza è stata attribuita per lungo tempo a una forma di materia, la materia oscura, invisibile e diversa da quella ordinaria che è formata perlopiù dai protoni e dai neutroni dei nuclei atomici. Da alcuni decenni è in corso nei laboratori mondiali di fisica una febbrile caccia alla materia oscura, che ora i fisici possono smettere di cercare.

Come è stato annunciato lo scorso autunno, dal 20 maggio prossimo, il cilindro di platino-iridio conservato nell'Ufficio Internazionale Pesi e Misure di Sèvres (Francia), che fino ad oggi ha rappresentato la massa del chilogrammo, andrà in pensione. Il nuovo chilogrammo non consisterà più in un campione materiale e sarà definito a partire da una costante fondamentale della fisica, misurata con grande accuratezza, la costante quantistica di Planck. Grazie a questa nuova, e più precisa, definizione dell’unità di misura della massa, il chilogrammo è leggermente cambiato. Di pochissimo, a dire il vero: di una quantità irrilevante a ogni fine pratico (non buttate le vecchie bilance, quindi!), ma che può fare la differenza nella fisica dell’universo, dove i numeri sono molto grandi. Questo è quello che ha scoperto la collaborazione internazionale Fishy, a cui l’INFN dà un contributo fondamentale, che ha combinato competenze cosmologiche e metrologiche per ricalcolare la massa dell’universo visibile, usando microscopici bilancini ottimizzati per pesare protoni. Gli scienziati hanno mostrato che il piccolo aumento di massa del protone, conseguente alla ridefinizione del chilogrammo, moltiplicato per i 1080 protoni che compongono l’universo visibile, spiega finalmente, e in modo elementare, l’enigma che arrovellava i fisici da decenni. La materia mancante, o oscura, dell’universo, per la quale sono state proposte centinaia di spiegazioni teoriche ed eseguiti altrettanti esperimenti, verrà buttata a mare.

“Tutto l’universo è composto unicamente della cara, vecchia, solo un po’ più grassa, materia normale, formata dagli atomi che noi tutti conosciamo” dichiara Antonio Masiero, vice-presidente INFN, e aggiunge: “speriamo che questo aumento di massa non faccia aumentare il costo del pesce al mercato!”

SUPERKEB, PRIME COLLISIONI A BELLE II: INIZIA LA FASE 3 DELLA PIU' POTENTE B FACTORY DEL MONDO

25 March, 2019 - 14:26

Nel Laboratorio KEK, a Tsukuba in Giappone, oggi 25 marzo alle 11.44 (ora italiana) l'esperimento Belle II ha osservato le sue prime collisioni elettrone-positrone: si inaugura così la Fase 3 del progetto, cui partecipa anche l’INFN, dopo il potenziamento del rivelatore Belle II e  lavori di upgrade dell’acceleratore.

“Questo rappresenta un passo fondamentale per la riuscita dell’esperimento, – spiega Ezio Torassa della Sezione INFN di Padova, rappresentante italiano nel comitato esecutivo di Belle II – adesso ci aspettiamo di raccogliere entro il prossimo giugno almeno 5 milioni di eventi, questo ci permetterà di capire a fondo il funzionamento del rivelatore e dell’acceleratore”.“Siamo ansiosi di analizzare i molti dati di cui presto disporremo, e contiamo di effettuare misure sempre più precise con il progressivo aumento della statistica”, conclude Torassa.

L'acceleratore SuperKEKB prevede di raggiungere una luminosità 40 volte maggiore del suo predecessore KEKB, che ha funzionato fino al 2010, e che detiene attualmente il record mondiale di luminosità per un collisore di elettroni-positroni. Belle II ha invece l'ambizioso obiettivo di accumulare 50 volte più dati rispetto al suo predecessore Belle, per scovare segnali di nuova fisica che potrebbero nascondersi nei decadimenti dei mesoni B e fare così luce sui misteri dell'universo primordiale. L’esperimento Belle II, frutto del lavoro di una collaborazione internazionale formata da circa 800 fisici di 23 nazioni diverse, è ora pronto a diventare assieme a SuperKEKB la più potente “Super B factory” del mondo, in grado di produrre in abbondanza e studiare con grande accuratezza i decadimenti dei mesoni B, particelle che contengono un quark beauty (b).

“Il contributo Italiano è stato importante sia per aver proposto lo schema di collisione nano-beam, che ha permesso un notevole incremento di luminosità, sia per avere contribuito alla progettazione, costruzione e assemblaggio del rivelatore Belle II”, spiega Paolo Branchini della Sezione INFN di Roma Tre, coordinatore nazionale della comunità italiana che lavora al progetto.

Il contributo della comunità italiana. La collaborazione italiana consiste di più di 60 scienziati provenienti dai Laboratori e dalle Sezioni dell’INFN e Università di Napoli, Padova, Perugia, Pisa, Torino, Trieste, Roma Sapienza, Roma Tre, Laboratori Nazionali di Frascati ed Enea Casaccia. I gruppi italiani hanno contribuito alla costruzione e sono impegnati nella messa in funzione di quattro elementi chiave dell'esperimento: il rivelatore di vertice (SVD), il sistema di identificazione di particelle (TOP), il calorimetro elettromagnetico (ECL), e il rivelatore esterno (KLM) dedicato alla misura dei mesoni KL e dei muoni.

 

ARCHIVIO

GIAPPONE, PRIME COLLISIONI A SUPERKEB: 
INIZIA L’AVVENTURA DI BELLE II

GIAPPONE, BELLE II È IN POSIZIONE: SI AVVICINA L’AVVIO DELL'ACCELERATORE DI PIÙ ALTA INTENSITÀ AL MONDO CHE ESPLORERÀ L'IGNOTO

ITALIA-GIAPPONE: FIRMATO L’ACCORDO TRA INFN E KEK PER BELLE-II

 

IL GRAN SASSO VIDEOGAME VA A SCUOLA

25 March, 2019 - 09:42

Parte domani, 26 marzo, la sperimentazione nelle classi del Gran Sasso Videogame, il game educational dedicato alla fisica delle particelle e ambientato ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN. La sperimentazione partirà dall’Abruzzo per poi successivamente coinvolgere studenti del Lazio e della Campania.

Oltre 350 ragazzi di età compresa tra i 14 e i 19 anni e 15 insegnanti delle province di L’Aquila, Teramo e Pescara saranno i protagonisti della valutazione del videogioco. Grazie ai risultati raccolti sul campo il videogioco e i materiali didattici che lo accompagnano verranno finalizzati e rilasciati nella versione definitiva in italiano e in inglese sul sito www.gransassovideogame.it.

Gran Sasso Videogame è il primo videogioco ambientato nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) ed è uno strumento nato per far conoscere la realtà dei Laboratori, avvicinare gli studenti alle frontiere della fisica e alle possibilità offerte dalle carriere scientifiche.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN, l’agenzia di comunicazione scientifica formicablu srl e ha il contributo di INDIRE (Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca Educativa) per la fase di sperimentazione nelle scuole. La realizzazione del videogioco è stata affidata alla casa di produzione IVproduction di Ivan Venturi, pioniere dell’industria videoludica italiana. Gran Sasso Videogame è il risultato del progetto PILA (Physics In Ludic Adventure) finanziato dal MIUR nell’ambito della legge 6/2000 per la diffusione della cultura scientifica.

Prima ancora di aver raggiunto la sua versione definitiva Gran Sasso Videogame ha già ottenuto il titolo di progetto più significativo nella categoria: “Capitale Umano” al “Premio PA sostenibile 100 progetti per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030”.

La versione beta del videogioco è stata resa pubblica il 27 maggio 2018 e ad oggi è stato giocato da circa 6500 persone. A seguito di ulteriori aggiornamenti, a partire dal 26 marzo, il videogioco sarà proposto per la prima volta agli studenti delle scuole superiori: il percorso di valutazione si effettuerà in circa 15 classi appartenenti a 6 scuole delle provincie di L’Aquila, Teramo e Pescara che si sono rese disponibili a testare il videogioco. La versione definitiva del videogioco in italiano e in inglese verrà rilasciata entro maggio 2019.

La fase di sperimentazione servirà a presentare agli studenti Gran Sasso Videogame, coinvolgerli in una sessione di gioco e presentare loro e ai loro insegnanti i materiali didattici che potrebbero essere utilizzati per integrarlo nella didattica. Il fine è quello di finalizzare il videogioco tenendo conto delle osservazioni e delle esigenze degli studenti e insegnanti. Solo realizzando uno strumento davvero utile alla didattica il team, che ha partecipato alla realizzazione di Gran Sasso Videogame, avrà vinto la sua partita.

FERMILAB: CERIMONIA DI POSA DELLA PRIMA PIETRA PER PIP-II

15 March, 2019 - 16:21

Si è tenuta oggi al Fermilab, negli Stati Uniti, la cerimonia di posa della prima pietra di uno dei più importanti progetti per il futuro della fisica, in cui l’Italia porta un contributo tecnologico e scientifico di primo piano. Si tratta del progetto PIP-II (Proton Improvement Plan II) per la realizzazione di un nuovo acceleratore lineare superconduttore, lungo 215 metri: una delle macchine più avanzate per la ricerca in fisica fondamentale che avrà il compito di produrre il fascio di neutrini di alta energia più potente del mondo per il progetto DUNE (Deep Underground Neutrino Experiment). Alla cerimonia hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni americane e internazionali tra cui, per l’Italia, il console generale Giuseppe Finocchiaro.

“Questo nuovo, importante capitolo della pluriennale storia di intensa collaborazione tra INFN e Fermilab rappresenta anche un grande successo della nostra tecnologia più avanzata” sottolinea Antonio Masiero, vicepresidente dell’INFN. “È per noi una grande soddisfazione che il Fermilab, per osservare i neutrini prodotti da PIP-II, abbia adottato la tecnica ad Argon nata e messa in atto con successo parecchi anni fa all’INFN nell’esperimento ICARUS guidato dal Nobel Carlo Rubbia ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso “ conclude Masiero.

Pip II impiega una tecnologia di accelerazione superconduttiva a cui l’INFN contribuisce in modo essenziale attraverso il Laboratorio di Acceleratori e Superconduttività Applicata (LASA) di Milano che realizzerà le cavità risonanti al niobio. Questi componenti di alta tecnologia, realizzati con il contributo dell’industria italiana (ZANON) sono impiegati anche dall’European XFEL in Germania e dalla European Spallation Source (ESS) in Svezia e saranno installati al CERN nell’evoluzione di LHC, che si chiamerà HiLumi LHC.

“Recentemente il Fermilab ha sviluppato nuove tecniche di trattamento superficiale che possono migliorare ancora le prestazioni delle cavità di accelerazione, che abbiamo sviluppato. Una dimostrazione di come la condivisone delle competenze porti a nuove opportunità su cui impegnarsi” aggiunge Carlo Pagani, ricercatore del LASA dell’INFN di Milano.

L'obiettivo di PIP-II è di raddoppiare l’energia raggiunta dal suo predecessore e produrre un fascio di protoni di oltre 1 megawatt, circa il 60 percento più alto rispetto ai complessi di acceleratori esistenti. Una volta operativo, PIP-II diventerà il cuore del complesso di acceleratori del Fermilab e fornirà il fascio di protoni per alimentare un vasto programma di ricerca in fisica delle particelle che si svilupperà nell’arco di alcuni decenni. Tra gli esperimenti di punta vi sarà DUNE una collaborazione scientifica a cui partecipano oltre 30 paesi, tra cui l’Italia con un contributo rilevante, e che sarà uno dei più grandi esperimenti sull’oscillazione dei neutrini. Questo fenomeno è stato osservato per la prima volta, in modo diretto, dall'esperimento Opera che ha visto la comparsa di neutrini di tipo tau dal fascio di soli neutrini muonici prodotto al CERN e inviato a 700Km di distanza ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'INFN.

Guarda il video https://www.youtube.com/watch?time_continue=69&v=NRo4lVUQmGI

IL WEB COMPIE 30 ANNI

12 March, 2019 - 09:47

Nel marzo del 1989, al CERN di Ginevra, un giovane informatico inglese presenta al suo supervisore una brillante soluzione per condividere le informazioni. Lui si chiama Tim Berners-Lee e il suo progetto è il World Wide Web.

"Come spesso succede alle grandi invenzioni, - sottolinea Fernando Ferroni, presidente dell'INFN - il web era stato pensato per scopi molto più limitati di quelli per cui ha poi trovato applicazione: voleva essere un sistema di condivisione della documentazione scientifica prodotta in formato elettronico. Invece, in 30 anni, il web, nato dalla comunità dei fisici delle particelle, ha rivoluzionato la quotidianità di milioni di persone, cambiando per sempre la società e l’accesso all’informazione".

“Sembra strano ma all’inizio la proposta non suscitò grande entusiasmo, nemmeno tra la comunità cui era indirizzato, - racconta Gaetano Maron, direttore del CNAF, in centro nazionale di calcolo  dell’INFN - ma tre fattori lo hanno poi trasformato nel giro di pochi anni in una delle invenzioni che più hanno avuto impatto sulle società e sulle nostre abitudini”. “La tecnologia delle reti informatiche che permetteva potenzialmente di mettere in comunicazione centinaia di milioni di calcolatori distribuiti su tutto il pianeta; il browser che forniva all’utente un’interfaccia gradevole e semplice per navigare; e i motori di ricerca che consentivano di fare ricerche su tutta l’informazione messa in rete in modo selettivo e velocissimo: sono queste tre caratteristiche ad aver fatto del web un successo globale”, conclude Maron.

Perché nasce il web

Per rispondere alle esigenze di condivisone dell’informazione nella comunità della fisica delle particelle, Sir Tim Berners-Lee, un ingegnere informatico che lavorava alla Divisione IT (Information Technology) del CERN propose un software di gestione distribuita dell’informazione scientifica (“Information Management: a proposal”) che comprendeva anche i protocolli di comunicazione per poter scambiare documenti in una rete di calcolatori (html e http). Questo insieme di programmi e protocolli di rete prenderà il nome di World Wide Web. Il web quindi era orientato a una comunità di esperti, ma Berners-Lee è riuscito a progettare un sistema di tipo universale e assolutamente generico che poteva essere applicato ad ogni esigenza e ad ogni tipo di calcolatore.

Per saperne di più

Segui la nostra diretta Facebook oggi 12 marzo alle ore 11:00

sul profilo Facebook “INFN – Istituto Nazionale di Fisica Nucleare”

Puoi inviare le domande direttamente sul profilo Facebook dell’INFN utilizzando l’hashtag #web30

con:
Antonia Ghiselli, ricercatrice INFN e CNAF
Gaetano Maron, direttore CNAF
Lorenzo Chiarelli, ricercatore GARR
modererà Matteo Franchini, ricercatore della Sezione INFN di Bologna, in diretta dal CNAF di Bologna.

OPEN SCIENCE: LIGO E VIRGO REDONO PUBBLICI I DATI DEL SECONDO PERIODO DI PRESA DATI

1 March, 2019 - 16:13

La collaborazione LIGO/VIRGO ha reso pubblici i dati dei rivelatori relativi al secondo periodo di presa dati chiamato in gergo O2, cominciato il 30 novembre 2016 e conclusosi il 25 agosto 2017. I dati sono stati pubblicati sul Gravitational Wave Open Science Centre e comprendono oltre 150 giorni di dati registrati da entrambi gli osservatori Advanced LIGO e 20 giorni di dati registrati da ADVANCED VIRGO che si è unito ai due LIGO il 1 agosto 2017: si tratta del più vasto insieme di dati di interferometri di ultima generazione per la rivelazione delle onde gravitazionali. In questo intervallo sono state osservate sette fusioni di sistemi binari di buchi neri e, per la prima volta, è stata osservata la fusione tra due stelle di neutroni. Oltre ai dati viene resa disponibile anche una dettagliata documentazione e vengono forniti collegamenti a strumenti software open source, tutto il materiale potrà essere liberamente usato sia per studi scientifici sia per attività didattiche. ADVANCED VIRGO sta per entrare nell’ultimo periodo di presa dati di prova, ER14, al termine del quale prenderà l’avvio della nuova campagna di osservazione O3.

DAL CERN DI GINEVRA AL JEFFERSON LAB NEGLI USA PER RISOLVERE UN MISTERO SUI QUARK LUNGO 35 ANNI

22 February, 2019 - 19:01

L’esperimento CLAS all’acceleratore CEBAF del Jefferson Laboratory, negli Stati Uniti, pubblica sulla rivista Nature una ricerca sul comportamento dei quark, i costituenti ultimi della materia, che potrebbe svelare un mistero che dura da 35 anni. Il risultato è stato ottenuto anche grazie al contributo dei ricercatori italiani dell’INFN.

Era, infatti, il 1984 quando la European Muon Collaboration (EMC) scopriva che i quark che compongono i protoni e i neutroni dei nuclei atomici si comportano in modo diverso rispetto ai quark che compongono protoni e neutroni liberi (cioè che non fanno parte di un nucleo). L’inatteso fenomeno - che gli scienziati chiamarono Effetto EMC dall’acronimo del loro esperimento – è rimasto però tutti questi anni senza una spiegazione che fosse universalmente accettata. Finalmente la nuova ricerca di CLAS potrebbe gettare luce su questo interrogativo irrisolto, con un risultato che è coerente con il modello teorico secondo cui protoni e neutroni allo stato libero si comportano in maniera differente rispetto a neutroni e protoni coinvolti in “correlazioni a corto raggio”. Come in un tango, protoni e neutroni in coppie correlate, si muovono prima sovrapponendosi brevemente per poi respingersi con forza. In questo momento di repulsione ciascuna particella è caratterizzata da un’energia molto più elevata di quella di particelle identiche non coinvolte in coppie correlate.

“Quello che pensiamo stia succedendo è che nelle coppie correlate si crei una forte sovrapposizione dei protoni e neutroni, il che dà ai quark al loro interno più spazio per muoversi e li porta a muoversi più lentamente", sottolinea Barak Schmookler, primo autore della ricerca, un ex studente del MIT e ora postdoc a Stony-Brook.

Il risultato ottenuto da CLAS ci dice che la struttura interna dei protoni e dei neutroni si modifica quando queste particelle si aggregano formando coppie correlate“ commenta Raffaella De Vita, ricercatrice della Sezione di Genova dell’INFN e portavoce della Collaborazione CLAS.

"Uno dei più misteriosi, e tuttora solo parzialmente esplorati, territori della costituzione della materia riguarda proprio il comportamento dei quark all'interno di protoni e neutroni che possono esistere quali particelle libere oppure aggregarsi nei nuclei degli atomi” spiega Antonio Masiero, vicepresidente dell’INFN. “Questa analisi, a cui ha significativamente collaborato un nostro gruppo di ricercatori INFN al JLab, è un passo avanti per lo studio della QCD (dinamica quantistica dei quark) a bassa energia nei sistemi nucleari" conclude Masiero.

Al Jefferson Lab lavorano circa 70 ricercatori di 11 strutture INFN, tra Sezioni e Laboratori Nazionali, riuniti nella collaborazione JLAB12. I fisici dell’INFN ricoprono ruoli di responsabilità e coordinano la realizzazione di importanti sistemi di rivelazione a supporto di un vasto programma di ricerca nel campo della fisica nucleare e subnucleare. Il Jefferson Lab, insieme al Brookhaven Laboratory, è uno dei due siti candidati a ospitare l’Electron-Ion Collider (EIC), che a livello mondiale rappresenta il futuro progetto dedicato allo studio delle proprietà dei protoni e neutroni, fortemente sostenuto dall’INFN.

ARCHEOLOGIA DIGITALE: LANCIATO IL PROGETTO EUROPEO ARIADNEPLUS

14 February, 2019 - 13:13

Monumenti, siti e reperti archeologici, europei e non solo, a portata di click. Questo l’ambizioso obiettivo del progetto ARIADNEplus, che si propone di costruire una piattaforma per integrare i dati provenienti dalle indagini archeologiche, e che vede fra i nuovi partner anche l’INFN con la sua rete dedicata ai beni culturali CHNet. 

Il progetto, di cui si è appena svolto l’evento di lancio al PIN, Polo Universitario della città di Prato, è l’estensione, sia geografica sia tematica, del precedente ARIADNE: entrano a farne parte Israele, Argentina, Giappone e Stati Uniti, e vengo integrate le indagini scientifiche, tema su cui si innesta la partecipazione della rete INFN-CHNet, attiva nel campo dell’analisi sui beni archeologici con una grande varietà di tecniche. 

“La rete INFN_CHNet sta già lavorando alla creazione dei suoi digilab, archivi digitali che permettano, in un primo momento ai ricercatori, in seguito a tutta la comunità e poi al pubblico, di condividere i dati provenienti da tutti i nodi della rete”, commenta Francesco Taccetti, ricercatore INFN e coordinatore di INFN-CHNet.  “Questo aprirà enormi possibilità per i ricercatori, fra cui il riutilizzo dei dati: i dati acquisiti da un gruppo potranno, infatti, essere usati anche da altri ricercatori, per rispondere a nuovi quesiti e guidare eventuali successive campagne sperimentali”.

Per rendere compatibili fra loro gli archivi digitali delle varie istituzioni attive nel campo dell’archeologia, è necessario definire un linguaggio comune per la descrizione dei dati. La rete INFN-CHNet comprende non solo laboratori scientifici esperti in una grande varietà di tecniche, ma anche soggetti esterni all’INFN, come centri di restauro, dipartimenti di archeologia, accademie, associazioni e altre istituzioni che contribuiscono a rendere il linguaggio utilizzato per descrivere i dati della rete potenzialmente estendibile alla comunità di ARIADNEplus. Questo sarà argomento di discussione durante il progetto, nei task che vedono il coinvolgimento dell'INFN.

 

 

ADDIO A ERMINIO BORLONI, PRESIDENTE EMERITO DEL CNAO, IL RICORDO DEL PRESIDENTE INFN FERRONI

9 February, 2019 - 15:39

"Erminio Borloni, padre del CNAO, il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica che ha reso l’Italia uno dei pochi paesi al mondo dotato di questa innovativa infrastruttura, all’avanguardia nella cura dei tumori. Erminio Borloni, grazie alla sua capacità di visione e progettualità, condivise con Roberto Petronzio, allora presidente dell’INFN, grazie alle sue indiscusse doti manageriali e alla sua straordinaria tenacia, ha portato a compimento un’impresa davvero complessa, attraverso un percorso lungo e non senza ostacoli. L’INFN è orgoglioso di aver partecipato e di aver reso possibile, assieme al CERN, questo grande progetto lavorando al fianco di Erminio".

"Il CNAO rappresenta oggi un gioiello di tecnologia della fisica degli acceleratori applicata con grande successo alla cura di tumori impossibili da aggredire con altri metodi. È figlio di tanti sforzi che hanno messo insieme politica, professionisti e scienziati. Ma un solo uomo è riuscito con energia, caparbietà e immensa forza di volontà a farlo costruire, farlo funzionare e arrivare a trattare le centinaia di pazienti oggi curati. Grazie, Presidente Borloni. Caro Erminio, chi ha avuto la fortuna di lavorare con te non ti dimenticherà mai".

Sì ALL'INCREMENTO DEL FOE PER L’INFN

7 February, 2019 - 14:58

“Accogliamo con grande soddisfazione ed esprimiamo ampio apprezzamento per l’impegno assunto dal Governo, e in particolare dal Ministro del MIUR Marco Bussetti, di incrementare il FOE dell’INFN con i fondi necessari per mantenere le nostre attività, senza dover procedere a riduzioni dei programmi di ricerca, così da rispettare gli impegni assunti e preservare l’eccellenza del nostro lavoro scientifico a livello internazionale”, commenta Fernando Ferroni, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. “Le parole espresse, oggi 7 febbraio, dal Vice Ministro del MIUR Lorenzo Fioramonti, nel corso della risposta alla Camera all’interrogazione parlamentare, - prosegue Ferroni - confermano la piena comprensione da parte delle Istituzioni delle severe difficoltà nelle quali si sarebbe trovato il nostro Istituto senza queste ulteriori risorse”. “A fronte di questo fondamentale contributo e d’intesa con lo stesso MIUR, l’INFN conferma dunque la volontà, come dichiarato lo scorso novembre, di proseguire nel processo di stabilizzazione del personale precario”, conclude il presidente dell'INFN.

 

 

LE INIZIATIVE INFN PER LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE DONNE NELLA SCIENZA

4 February, 2019 - 17:06

Anche quest’anno l’INFN partecipa all’International Day of Women and Girls in Science con numerose iniziative. Si celebra l’11 febbraio la giornata internazionale per le donne e le ragazze nella scienza, istituita nel 2015 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Uniti per promuovere la piena ed equa partecipazione di donne e ragazze nelle scienze, in materia di istruzione, formazione, occupazione e processi decisionali.

I Laboratori Nazionali di Frascati (Roma) organizzano un incontro aperto a studentesse e studenti di scuole secondarie di secondo grado: STEM anche io!. Nel corso dell’evento sei scienziate racconteranno la loro storia lavorativa e i successi ottenuti nell’ambito delle loro attività di ricerca, dall’astrofisica alla fisica delle particelle, dalla materia oscura alle onde gravitazionali.

Ai Laboratori Nazionali di Legnaro (Padova) si inaugurerà, l'11 febbraio alle 16:30, la mostra “Lise Chi?” dedicata alla scienziata di origine austriaca che diede un contributo fondamentale alle conoscenze teoriche sulla fissione nucleare, Lise Meitner. La mostra, a cura di Simona Cerrato di Sissa Medialab, sarà ai laboratori fino al 30 aprile.

A Cagliari e a Cosenza ci sarà un anticipo delle Masterclass di fisica delle particelle, l’iniziativa coordinata in Italia dall’INFN e organizzata dall’International Particle Physics Outreach Group (IPPOG). Durante le Masterclass le giovani studentesse si cimenteranno con i veri dati del CERN e si confronteranno poi in videoconferenza con le loro coetanee che in altri paesi hanno svolto gli stessi esercizi. In particolare le 60 ragazze di scuole superiori e la classe di ragazze di scuola media che parteciperanno alla Masterclass di Cagliari, organizzata in collaborazione con il Dipartimento di Fisica dell'Università di Cagliari, si collegheranno con Rio De Janeiro, e le oltre 50 studentesse che frequenteranno la Masterclass di Cosenza si confronteranno con le colleghe di Praga e Lund. Durante la giornata, il gruppo INFN di Cosenza collabora poi con il Dipartimento di Fisica dell'Università della Calabria alla realizzazione di un dibattito, organizzato da studentesse dell'Associazione Italiana Studenti di Fisica, che includerà una video conferenza con studentesse dell'Università ESPOCH di Riobamba in Ecuador.

A Roma, il Dipartimento di Fisica della Sapienza organizza un evento per condividere dati, evidenziare stereotipi e discutere azioni positive attraverso il confronto con altre realtà nazionali e internazionali. All’incontro parteciperanno la direttrice della Sezione INFN di Roma1, Marcella Diemoz, la vicepresidente dell’INFN, Speranza Falciano, la presidente del Comitato Unico di Garanzia dell’INFN, Maria Rosaria Masullo, il presidente dell’Accademia dei Lincei, Giorgio Parisi, e il direttore del Dipartimento di Fisica dell’Università, Paolo Mataloni. Durante la giornata, inoltre, Roberta Antolini, responsabile del Servizio Relazioni Esterne dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, presenterà il progetto GENERA, Gender Equality Network in the European Research Area.

A Napoli, giovedì 7 febbraio, il Dipartimento di Fisica dell’Università di Napoli Federico II (Complesso di Monte Sant’Angelo) ospiterà l’incontro “Donne migranti nell’università e nella ricerca” organizzato dal Comitato Unico di Garanzia dell’INFN, dal Coordinamento Napoletano Donne nella Scienza, dall’Università di Napoli Federico II e dal Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli.

I canali social INFN, dal 5 fino all’11 febbraio, aderiscono alla campagna #WomenInScience, a cui parteciperanno anche altri grandi laboratori internazionali come il CERN. Su Facebook, Twitter e Instagram, si possono visionare interviste, video e foto a ricercatrici in fasi diverse della loro carriera scientifica. Tutte le altre donne che lavorano nella scienza sono invitate a pubblicare un loro selfie raccontando nello spazio di un tweet un aneddoto della loro storia.

L’INFN organizza iniziative per riflettere e promuovere la pari ed equa partecipazione delle donne nella scienza non solo l’11 febbraio ma tutto l’anno. Ad esempio, il prossimo 6 marzo a Firenze, nell’aula magna del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Firenze, ci sarà l’evento “Donne e Fisica”, organizzato dalla sezione INFN di Firenze e dal dipartimento, in cui interverranno Patrizia Merignolo, Pietro Greco, Barbara Poggio e Giuliana Rubbia.

A CHIARA MARIOTTI L’EPS EMMY NOETHER DISTINCTION FOR WOMEN IN SCIENCE

25 January, 2019 - 16:28

La European Physical Society (EPS) ha assegnato la Emmy Noether Distinction for Women in Physics 2018 (winter) a Chiara Mariotti, ricercatrice della sezione di Torino dell’INFN. Il riconoscimento le è stato attribuito "per il suo eccezionale contributo alla scoperta e alla caratterizzazione del bosone di Higgs, per il suo ruolo di leader come fondatore e coordinatore del gruppo di lavoro LHC-wide Higgs Cross Section, e per le sue grandi capacità e i suoi importanti risultati nell’oureach, in particolare verso la nuova generazione di giovani fisici".

“È un onore e una grande felicità ricevere questo riconoscimento da parte dell’EPS”, commenta Chiara Mariotti. “Mi porta a rivivere il periodo emozionante e intenso della scoperta del bosone di Higgs. Era la sera del 14 giugno quando, dopo anni di intenso lavoro, finalmente i risultati dell’analisi dei dati del nostro esperimento sono stati proiettati sullo schermo: non potevamo credere ai nostri occhi, c’era un picco bellissimo, stavamo vedendo una nuova particella, avevamo scoperto il bosone di Higgs! E sapevamo che era solo l’inizio di una bellissima avventura, un programma lungo e affascinante ci aspettava, per comprenderne il funzionamento e misurarne tutte le caratteristiche”. “Ricordo anche il periodo in cui insieme a Giampiero Passarino, Reisaburo Tanaka e Stefan Dittmaier abbiamo fondato il working group LHC Higgs Cross Section, formalmente fondato lo stesso giorno in cui LHC ha prodotto le sue primissime collisioni protone-protone. Un periodo emozionante, per niente banale, in cui abbiamo lavorato per gettare le basi per arrivare solidamente alla scoperta: era necessario costruire un linguaggio comune tra teorici e sperimentali, coinvolgere i colleghi e convincerli a utilizzare gli stessi conti e metodi”. “E infine ma non ultimo, voglio ricordare che tutto questo non sarebbe stato possibile senza i tanti giovani studenti che hanno lavorato con grande dedizione e competenza su queste analisi”, conclude Mariotti. 

L’EPS ha istituito la Emmy Noether Distinction for Women in Physics per portare all’attenzione della comunità scientifica e istituzionale e del grande pubblico le ricercatrici in fisica meritevoli nell’ambito della ricerca, della didattica, dell’outreach e dell’industria, e per individuare figure che possano fungere da modello per contribuire ad attrarre le donne verso la carriera in fisica.
Chiara Mariotti si è laureata in fisica all’Università di Torino, con una tesi di ricerca sperimentale al Fermilab di Chicago. Dopo aver ottenuto il dottorato, ha iniziato a lavorare all’esperimento DELPHI del CERN. Nel 1999 ha raggiunto la posizione di coordinatore della ricerca di questo esperimento, che ha coinvolto 550 fisici di 17 diverse nazioni. Mantenendo il suo ruolo in DELPHI, nel 2002 è entrata a far parte della grande avventura di LHC partecipando all’esperimento CMS e diventando uno dei responsabili del gruppo INFN di Torino. Dal 2008 è stata il principale coordinatore dell’analisi dati di CMS per la ricerca del bosone di Higgs. Tutto questo con i suoi due figli, Pietro, 14 anni e Sergio, 13 anni.

 

 

ADDIO A PIO PICCHI

24 January, 2019 - 16:38

È scomparso il 23 gennaio il fisico dell’INFN Pio Picchi, eminente personalità scientifica, riconosciuto per il suo fondamentale contributo nella realizzazione dei rivelatori innovativi ad Argon, che caratterizzano l’unicità di ICARUS, l’esperimento per lo studio dei neutrini guidato dal premio Nobel Carlo Rubbia.

Nato nelle Marche nel 1942, Pio Picchi si è laureato in fisica all’Università  La Sapienza di Roma. Le sue ricerche teorico-sperimentali sulla radiazione cosmica nei laboratori sotterranei condotte con il gruppo di Carlo Castagnoli lo portano alla libera docenza e quindi alla nomina di professore ordinario all’Università di Torino. Contemporaneamente partecipa al CERN alla collaborazione FRAMM e all’esperimento NUSEX al Laboratorio Monte Bianco, di cui è stato leader indiscusso, coordinando e seguendo personalmente ogni attività. Negli anni ’80 collabora agli esperimenti Aleph al CERN e LVD ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso. Verso la fine del decennio ha coordinato al CERN il gruppo di ricerca per lo sviluppo dei rivelatori ad argon liquido ideati da Carlo Rubbia. Ha dunque svolto importanti attività di R&D sui prototipi con elementi nobili Xenon e Argon in fase liquida e gassosa, che oggi rappresentano l’espressione titanica del lavoro scientifico di Pio. Il suo contributo è stato perciò determinante nella realizzazione di rivelatori innovativi per la fisica delle alte energie, in particolare nello sviluppo della tecnologia delle camere a proiezione temporale (TPC) ad argon liquido. Al CERN ha quindi coordinato il lavoro che ha portato allo sviluppo dei primi prototipi di TPC fino alla realizzazione del grande rivelatore ICARUS T600, tuttora la più grande TPC ad argon liquido mai realizzata, che ha operato dal 2010 al 2014 ai Laboratori del Gran Sasso e che ora è stato trasportato negli Stati Uniti al Fermilab per essere impiegato nel prossimo progetto SBN che indagherà sull'esistenza di un nuovo neutrino inizialmente ipotizzato da Bruno Pontecorvo. Il successo di ICARUS e della sua tecnologia, che permette la comprensione e la visualizzazione accurata di eventi d'interazione di neutrini, ha dischiuso la possibilità di realizzare  il prossimo gigantesco rivelatore ad argon liquido  DUNE che permetterà di svelare altri segreti del neutrino,  dimostrando così l'importanza e la vitalità di questa linea di ricerca così tenacemente perseguita da Pio Picchi.
Grazie alla sua riconosciuta esperienza e professionalità Pio Picchi è sempre stato un importante punto di riferimento scientifico non solo per i colleghi ma anche per la formazione e la crescita professionale dei ricercatori più giovani, e la sua fantasia e il suo entusiasmo contagioso mancheranno a tutti coloro che hanno avuto la fortuna condividere con lui il lavoro di ricerca.

 

 

ONDE GRAVITAZIONALI: IN APRILE SI RIACCENDONO VIRGO E LIGO

23 January, 2019 - 17:19

Il rivelatore di onde gravitazionali Advanced Virgo e gli esperimenti gemelli LIGO rientreranno in presa dati questa primavera, se tutto procede come da programma in aprile, quando comincerà la terza campagna di osservazione chiamata in gergo O3. In particolare per Advanced Virgo la sfida è migliorare ulteriormente sia in termini di sensibilità (ad esempio quanto lontano si riesce a rivelare la fusione di due stelle di neutroni) sia di tempo utile di osservazione.

“Stiamo affrontando con entusiasmo le ultime frenetiche settimane di lavoro dedicate alla messa a punto del rivelatore”, racconta Alessio Rocchi, ricercatore INFN responsabile del commissioning di Advanced Virgo. “La sensibilità di Virgo è già migliorata di quasi un fattore due rispetto al precedente periodo di osservazione, adesso l’obiettivo è fare in modo che il rivelatore sia in modalità osservativa il più a lungo possibile senza interruzioni” conclude Rocchi.

Prima dell’avvio della nuova campagna di osservazione Advanced Virgo e Advanced LIGO hanno programmato una serie di periodi di presa dati di prova. L’ultimo del 2018 chiamato ER13 (dall'inglese 13th Engineering Run), ha permesso di fare una completa prova del sistema di allerta che avviserà la comunità di fisici e astronomi ogni qualvolta verrà osservato un potenziale candidato di onde gravitazionali. L’ultimo periodo di presa dati di prova, ER14, è previsto per marzo 2019. ER14 durerà circa quattro settimane e il programma prevede che alla sua conclusione segua l’avvio della nuova campagna di osservazione..

“Ci aspettiamo molti nuovi eventi in O3, grazie ai progressi nella sensibilità dei tre interferometri. Anche la capacità di puntamento sarà migliore rispetto al passato e consentirà agli astronomi di rivelare più rapidamente gli altri messaggeri cosmici emessi dalle sorgenti di onde gravitazionali” commenta Viviana Fafone responsabile nazionale Infn di Advanced Virgo. L’interferometro Advanced Virgo si trova presso lo European Gravitational Observatory (EGO) a Cascina, vicino a Pisa, che è stato fondato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) italiano e dal Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) francese.

INAUGURATO IN ARIZONA IL PROTOTIPO PSCT DEL GRANDE PROGETTO CTA

18 January, 2019 - 11:19

È stato inaugurato poche ore fa, all’Osservatorio Whipple ad Amado in Arizona, pSCT. Si tratta di un prototipo di telescopio per l’astronomia a raggi gamma. pSCT inizierà a prendere dati nei prossimi mesi per fornire indicazioni per la costruzione dei telescopi di media grandezza che faranno parte del Cherenkov Telescope Array (CTA), l’osservatorio diffuso per fotoni gamma di prossima generazione, cui l’Italia partecipa con l’INFN e con l’INAF, Istituto Nazionale di Astrofisica.

“L’INFN ha giocato un ruolo fondamentale nella realizzazione di questo prototipo del telescopio medio di CTA, pSCT,” racconta Nicola Giglietto, responsabile nazionale di CTA per l’INFN e professore del Dipartimento di Fisica del Politecnico e Università di Bari. “La progettazione della camera di questi telecopi - prosegue - è stata infatti coordinata da Francesco Giordano e Riccardo Paoletti, ricercatori INFN e professori rispettivamente presso le Università di Bari e Siena. Inoltre, i sensori ottici e l’elettronica di lettura di pSCT sono stati realizzati in Italia.”

CTA è un'iniziativa globale, che vede impegnati oltre 1.400 scienziati e ingegneri di 31 paesi nello sviluppo scientifico e tecnico dell'osservatorio di raggi gamma ad alta energia più grande e sensibile al mondo, con circa 120 telescopi, di tre dimensioni diverse, divisi tra due siti: uno nell’emisfero nord all’Osservatorio di Roque de los Muchachos, appunto, e l'altro nell'emisfero australe vicino al sito esistente dell'Osservatorio meridionale di Paranal, in Cile.

I telescopi SCT, Schwarzschild-Couder Telescope, sono telescopi di media grandezza e, a differenza dei classici telescopi per raggi gamma tradizionalmente costituiti da una singola superficie di specchi, sono costituiti da due superfici di specchi. La prima superficie è costituita da 48 specchietti asferici, mentre la seconda da 24. Le caratteristiche innovative di questi telescopi permetteranno a CTA di migliorare drasticamente la qualità di immagini di grandi regioni di cielo e di migliorare la rivelazione di sorgenti astronomiche deboli.

“Il telescopio appena inaugurato è importante perché è, come ASTRI, un esempio di telescopio a due specchi Cherenkov. INAF, che durante tutti questi anni ha avuto frequenti contatti con il gruppo americano che ha costruito pSCT, ha dato un contributo importante sviluppando la tecnologia degli specchi e realizzando le superfici riflettenti in collaborazione con le industrie italiane Media Lario e ZAOT” ricordano Patrizia Caraveo, rappresentante INAF nel CTA consortium board, e Giovanni Pareschi, ricercatore INAF e PI di ASTRI, che hanno partecipato all'inaugurazione del telescopio pSCT.

L’obiettivo del progetto CTA è lo studio dell’universo alle alte energie, per mezzo della rivelazione dei fotoni gamma. Queste indagini consentiranno di indagare i fenomeni astrofisici più violenti che avvengono nel nostro universo, ma potrebbero anche portare a informazioni preziose su aspetti ancora poco noti o addirittura sconosciuti, come la natura della materia oscura, che costituisce la maggior parte della materia esistente nel cosmo.