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LAMPI GAMMA: ECCO IL CATALOGO DEI PIÙ ENERGETICI OSSERVATI DA FERMI

13 June, 2019 - 15:58

186 lampi gamma di alta energia registrati dal telescopio satellitare per raggi gamma Fermi in dieci anni di osservazione: sono questi i protagonisti del catalogo pubblicato oggi, 13 giugno, su The Astrophysical Journal. Questi lampi gamma, anche noti come Gamma Ray Burst (GRB), sono stati rivelati dal Large Area Telescope (LAT), strumento di Fermi progettato e realizzato con un contributo decisivo dell’Italia, grazie all’Agenzia Spaziale Italiana ASI, all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare INFN e l’Istituto Nazionale di Astrofisica INAF.

“Ogni Gamma Ray Burst è in qualche modo unico. È solo quando siamo in grado di studiarne tanti, come abbiamo fatto in questo catalogo, che iniziamo a comprenderne le caratteristiche comuni,” racconta Elisabetta Bissaldi, ricercatrice dell’INFN e del Politecnico di Bari. “Il primo catalogo LAT, pubblicato nel 2013, comprendeva solo 35 GRB. Grazie a un netto miglioramento delle tecniche di analisi dati, abbiamo identificato un numero di GRB cinque volte maggiore in questo nuovo catalogo, imparando così a conoscere meglio i meccanismi fisici all'opera. Ad esempio, abbiamo confermato che l'emissione di raggi gamma ad alta energia dura più a lungo rispetto all'emissione a bassa energia e che la succede,” conclude Bissaldi.

Il catalogo che fornisce nuove indicazioni su origine ed evoluzione dei lampi gamma è il frutto del lavoro di 120 scienziate e scienziati della collaborazione Fermi coordinati da Bissaldi, da Magnus Axelsson dell’Università di Stoccolma e dagli italiani Nicola Omodei e Giacomo Vianello dell’Università di Stanford.

La maggior parte dei lampi gamma nasce quando alcuni tipi di stelle massive esauriscono il proprio combustibile e collassano generando buchi neri. Altri invece hanno origine dalla collisione di due stelle di neutroni, oggetti densissimi residuo di esplosioni stellari. Sia il collasso di una stella sia la collisione di due stelle di neutroni danno, infatti, origine a jet relativistici di particelle che si muovono a una velocità prossima a quella della luce. Quando le particelle all’interno dei jet si scontrano tra di loro o interagiscono con l’ambiente intorno alle stelle, nascono i raggi gamma che sono poi rivelati da Fermi grazie ai suoi strumenti principali: il LAT e il GBM.

Il Large Area Telescope, LAT, registra raggi gamma con energie tra 20 MeV e 300 GeV (milioni di volte più energetici della luce visibile) e lavora a stretto contatto con il GBM, il Glast Burst Monitor, che osserva, invece, raggi gamma meno energetici (tra gli 8 keV e i 40 MeV) provenienti dall’intero cielo.

“Con il suo grande campo di vista, unito alla capacità di localizzazione dei singoli fotoni gamma, il LAT è uno strumento ottimale per la rivelazione e lo studio dei lampi gamma. Negli ultimi anni, abbiamo ottimizzato i criteri per rivelare fotoni di bassa energia che sono prodotti in gran numero nel corso dei lampi gamma, e quindi il numero dei lampi visti dal LAT è aumentato. Grazie ai lampi descritti nel catalogo, si è aperto un nuovo spazio di scoperta per questi eventi estremi che adesso cominciano a essere rivelati anche a energia altissima dai telescopi Cherenkov,” racconta Patrizia Caraveo, responsabile INAF per Fermi-LAT.

Tra i GRB presentati in questo catalogo si trovano anche GRB 081102B, GRB 160623A, GRB 130427A e GRB 080916C, che sono rispettivamente i lampi gamma più breve, più lungo, più energetico e più lontano mai osservati dal LAT di Fermi.

FIRMATO ACCORDO QUADRO PER SVILUPPO TECNOLOGICO E FORMAZIONE TRA L’INFN E LA SUDCOREANA IBS

11 June, 2019 - 09:27

Sinergia sulle tecnologie e formazione delle nuove generazioni di fisici sono i temi al centro del recente accordo quadro sottoscritto tra l’INFN e l’istituto sudcoreano IBS Institute for Basic Science. Saranno così favoriti e incentivati il confronto sulle tecnologie sviluppate per la ricerca sulla materia oscura e sul doppio decadimento beta senza neutrini, lo sviluppo della nuova generazione di fasci radioattivi e l’opportunità per i giovani ricercatori di svolgere soggiorni di lavoro e formazione in Italia e in Corea del Sud.

Le prospettive della fisica nucleare e particellare nei diversi ambiti di ricerca spingono, infatti, alla piena cooperazione le strutture esistenti ed emergenti delle due Istituzioni, supportando lo scambio di idee, informazioni e competenze. L’accordo è stato sottoscritto dal presidente dell’INFN Fernando Ferroni e dal presidente dell’IBS Doochul Kim nel corso di una cerimonia nella sede della Presidenza dell’INFN, che si è svolta al termine di due giorni di incontri tra le due comunità scientifiche, durante i quali la delegazione sudcoreana si è anche recata in visita ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso.

Dopo aver visitato le strutture sotterranee dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso il Direttore dell’IBS, Prof. Kim Yeongduk, ha così commentato “I Laboratori del Gran Sasso rappresentano il modello ideale di laboratorio sotterraneo hanno condotto ricerche innovative nell’ambito della materia oscura e della fisica dei neutrini e sono sempre stati all’avanguardia a livello tecnologico. I LNGS hanno fornito a ricercatori provenienti da tutto il mondo un contesto in cui poter condurre i propri esperimenti in modo del tutto autonomo.”

“La visita”, ha sottolineato Alba Formicola, responsabile della divisione ricerca dei LNGS, “ha rafforzato gli interessi scientifici già emersi durante l’incontro bilaterale Italia-Korea dello scorso autunno a Seoul, sottolineando come i due Istituti, INFN e IBS, perseguano obiettivi comuni nelle ricerca della materia oscura e del doppio decadimento beta senza emissione di neutrini. L’incontro ha concretizzato l’organizzazione di programmi per lo scambio di studenti e ricercatori nella ricerca di eccellenza nei campi della fisica moderna.”

SUPERCALCOLO: ITALIA SELEZIONATA TRA I PAESI CHE OSPITERANNO IL SUPERCOMPUTER PRE-EXASCALE

10 June, 2019 - 16:30

Ci sarà anche l’Italia fra i Paesi che ospiteranno un computer di classe pre-exascale, un supercomputer con elevatissime capacità di calcolo, che avrà sede a Bologna. La nomina dell’Italia quale Paese ospitante, annunciata in una conferenza stampa che si è svolta oggi giovedì 10 giugno al MIUR è avvenuta nell'ultimo Governing Board dell’European High Performance Computing Joint Undertaking, organismo voluto dalla Commissione europea per promuovere lo sviluppo di una rete di supercomputer, che ha avuto il compito di scegliere le sedi di questo progetto internazionale.

Il nostro Paese si è proposto lo scorso 21 gennaio, grazie a un Consorzio congiunto con la Slovenia guidato dal Consorzio Interuniversitario CINECA, insieme all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA).

Il progetto prevede la collocazione di un calcolatore di classe pre-exascale, caratterizzato da una potenza di calcolo superiore ai 250 petaflops di potenza di picco presso il Tecnopolo di Bologna e un impegno economico complessivo del MIUR pari a 120 milioni di euro, distribuito su sette anni (2019-2025). Altri 120 milioni di euro saranno messi a disposizione dalla Commissione europea, per un investimento complessivo di circa 240 milioni di euro. A livello europeo l’investimento sarà pari a 900 milioni e consentirà la creazione di tre grandi centri, tra cui Bologna, e 5 di media taglia sparsi per l’Europa, per creare un’infrastruttura strategica digitale in Europa con applicazioni i numerosi ambiti. Tutti i centri europei saranno interconnessi con la rete europea Géant e in Italia il nodo di Bologna sarà connesso con un doppio collegamento a 100 Gbps con la rete GARR

“L’individuazione da parte della Commissione Europea dell’Italia come sede di uno dei supercomputer pre-exascale dell'iniziativa europea EuroHPC è un traguardo davvero importante: il nostro Paese diventa, infatti, protagonista di una delle linee strategiche di sviluppo e innovazione dell’Unione Europea, e sarà così uno dei punti di riferimento mondiali per il calcolo ad alte prestazioni”, sottolinea Antonio Zoccoli, vicepresidente dell’INFN che coordina la partecipazione dell’Istituto al progetto. “Questo risultato, reso possibile grazie al sostegno del MIUR e alla collaborazione tra MIUR, CINECA, SISSA, INFN e la Slovenia, porterà benefici rilevanti alla ricerca scientifica nazionale, con impatto su molteplici ambiti, sia di base sia applicativi”. “In particolare, come INFN, porteremo al Tecnopolo di Bologna, che ospiterà il supercomputer di EuroHPC, anche il Tier1 dell’INFN, il centro di calcolo che gestisce i dati prodotti dai più grandi progetti internazionali cui partecipiamo, dalla fisica delle alte energia a LHC alla ricerca sulle onde gravitazionali di Virgo, e questo ci consentirà di mettere in sinergia le risorse per la gestione sia del calcolo parallelo sia dei big data” conclude Zoccoli.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA IN VISITA AL CERN

10 June, 2019 - 14:50

Oggi, 10 giugno, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato in visita al CERN, il più importante laboratorio di fisica delle particelle al mondo, cui il nostro Paese dà un contributo fondamentale, coordinato dall’INFN, grazie al lavoro della comunità scientifica italiana e grazie al contributo dell’industria nazionale che si distingue per capacità di innovazione e sviluppo di tecnologie d’avanguardia impiegate negli esperimenti.

Il Presidente Mattarella è stato accolto dal Direttore Generale del CERN, l’italiana Fabiola Gianotti, dal Presidente dell’INFN Fernando Ferroni e dalla delegazione italiana, cui hanno preso parte, tra gli altri, la Giunta Esecutiva dell’INFN, il Premio Nobel Carlo Rubbia, il Professor Antonino Zichichi, il Presidente della Fondazione Tera Ugo Amaldi. Il presidente Mattarella ha visitato il tunnel dell’acceleratore LHC, il più potente collisore di particelle mai realizzato, e l’esperimento ATLAS, uno dei grandi rivelatori di LHC che, assieme a CMS, ha portato alla prima osservazione del bosone di Higgs, sotto la guida proprio di Fabiola Gianotti che ha annunciato la scoperta nel luglio 2012.

“Siamo molto felici e onorati che il Presidente Mattarella abbia accolto l’invito a visitare questo straordinario luogo dove si fa ricerca di eccellenza e simbolo del ruolo che la scienza ricoprire per la crescita delle nostre società, favorendo lo sviluppo scientifico e tecnologico ma anche il dialogo tra i popoli: qui, infatti, scienziati di tutto il mondo si incontrano e lavorano assieme a un obiettivo comune, il progresso della conoscenza”, sottolinea Fernando Ferroni, presidente dell’INFN. “Per l’Italia poi, e in particolare per l’INFN che coordina la partecipazione del nostro Paese al CERN, aver ospitato il Presidente Mattarella è un importantissimo riconoscimento istituzionale del valore del nostro contributo, del lavoro che quotidianamente la nostra comunità svolge e che nel corso della storia del CERN è stato fondamentale per il raggiungimento dei tanti traguardi scientifici conquistati da questo laboratorio”, conclude Ferroni.

Al termine della visita in sotterraneo, il Presidente Mattarella ha incontrato al Globe gli italiani che lavorano al CERN: a tutti loro ha rivolto un messaggio di saluto e complimenti per il grande impegno profuso e i successi conquistati. Delle oltre diecimila persone che animano il CERN, la comunità italiana ne conta quasi duemila, molti dei quali hanno ricoperto o ricoprono tuttora incarichi di grande responsabilità nei principali progetti di ricerca: per citarne alcuni, oltre alla direzione generale di Gianotti, il coordinamento dei grandi esperimenti con Federico Antinori, Roberto Carlin e Giovanni Passaleva a capo rispettivamente delle collaborazioni ALICE, CMS e LHCb, e la direzione affidata a Lucio Rossi del futuro progetto High Luminosity LHC, che sarà il più importante in questo campo di ricerca per il prossimo decennio.

 

 

AL VIA MICADO, PROGETTO EUROPEO PER IL MONITORAGGIO DEI RIFIUTI RADIOATTIVI

4 June, 2019 - 16:39

Standardizzare la gestione dei rifiuti radioattivi, a partire dalla loro caratterizzazione non distruttiva fino al trasporto, stoccaggio e monitoraggio in tempo reale. E’ questo l’obiettivo del Progetto MICADO (Measurement and Instrumentation for Cleaning And Decommissioning Operations), partito il 3 giugno, grazie a un finanziamento Euratom, e alla sinergia tra 8 partner europei con solida esperienza nel campo dei rifiuti radioattivi, delle tecniche nucleari, dell'elettronica e dell'informatica. I partner italiani, oltre all'INFN che porta le competenze su nuove tecniche di rivelazione delle radiazioni, sono CAEN, azienda con 40 anni di esperienza nel campo dell'elettronica nucleare e capofila del progetto, ed ENEA che possiede competenze specifiche sui materiali e sulle tecniche per la loro gestione. I partner internazionali sono ORANO e CEA per la Francia, SCK-CEN per il Belgio, CTU per la Repubblica Ceca, e XIE per la Germania. MICADO prevede un processo completo di digitalizzazione che dovrà facilitare ed armonizzare tutte le metodologie utilizzate sul campo per la gestione di rifiuti nonché per lo smantellamento e il decommissioning (D&D) di impianti nucleari. Ad oggi, infatti, non esiste una soluzione univoca, consistente e lineare per caratterizzare varie tipologie di materiali radioattivi, così come non esiste una soluzione integrata per la digitalizzazione dell'enorme mole di dati prodotti. La soluzione RCMS Digi-Waste proposta nel progetto MICADO produrrà un sistema modulare hardware e software per unificare e standardizzare procedure e metodi per la caratterizzazione non distruttiva ed il monitoraggio dei rifiuti nucleari, proponendosi come riferimento internazionale per tutti gli operatori nucleari, i laboratori di ricerca e le autorità di sicurezza, facilitando l'interscambio di informazioni fondamentali e spesso critiche. Nel dettaglio l’INFN partecipa con i Laboratori Nazionali del Sud (LNS) a cui è affidato il compito di realizzare il sistema di rivelatori per il monitoraggio della radiazione gamma e neutronica. "La nostra idea di partenza, elaborata attraverso il progetto DMNR (Detector Mesh for Nuclear Repository), finanziato nell'ambito del progetto strategico INFN-Energy, è stata ulteriormente sviluppata grazie al fondamentale contributo della CAEN che ha coinvolto gli attuali partner per arrivare a questo importante risultato" commenta Paolo Finocchiaro, dirigente tecnologo dei LNS.

NOTA STAMPA SU EMENDAMENTO PER IL COMMISSARIO PER LA SICUREZZA DEL SISTEMA GRAN SASSO

3 June, 2019 - 11:17

La discussone in Senato di domani 4 giugno dell’emendamento sul Commissario straordinario rappresenta un passo importante verso la soluzione definitiva per la sicurezza del Sistema Gran Sasso. Il Sistema Gran Sasso rappresenta una risorsa inestimabile che va preservata in tutte le sue parti: l’acquifero e la rete acquedottistica che serve il nostro territorio, un’infrastruttura stradale di collegamento strategico per l’Italia e i nostri laboratori che rappresentano un’eccellenza scientifica a livello internazionale, capaci di attrarre risorse economiche e persone da tutto il mondo. Come INFN, quindi, abbiamo auspicato e sosteniamo pienamente un intervento governativo come via maestra per affrontare efficacemente la questione. Essa richiede, infatti, un coordinamento per l’armonizzazione degli interventi da fare, e il reperimento delle risorse necessarie alla loro realizzazione, chiaramente ingenti per la complessità del Sistema, che devono essere entrambi attuati a livello nazionale. 

In particolare, riteniamo che l’individuazione di un Commissario straordinario, con ampi poteri e risorse adeguate che prenda in carico il progetto nel suo complesso con il supporto di una struttura solida e partecipata, e una Cabina di coordinamento presieduta dalla Regione Abruzzo, con il coinvolgimento delle Istituzioni territoriali e nazionali, a garanzia di tutte le competenze tecniche e amministrative necessarie e a garanzia della partecipazione attiva delle parti coinvolte e del territorio, consentirà di arrivare in modo efficace e condiviso alla soluzione definitiva. 

Dobbiamo essere consapevoli che il Sistema Gran Sasso è un unicum al mondo e come tale va preso in cura e tutelato. La sua complessità ne determina da un lato la preziosità e dall’altro la delicatezza: per la sua salvaguardia e gestione non si può prescindere da questo fatto, che richiede specificità di intervento dal punto di vista tecnico e normativo. Siamo certi che la soluzione individuata porterà alla piena e definitiva messa in sicurezza dell’intero Sistema, dimostrando che tutela dell’ambiente, infrastrutture di comunicazione e ricerca scientifica possono coesistere in sicurezza e nel rispetto reciproco: è questo l’obiettivo, realizzabile con impegno e collaborazione, che deve essere perseguito e difeso da tutti come un valore e un bene comune.

 

 

ANTONIO ZOCCOLI DESIGNATO PROSSIMO PRESIDENTE DAL CD DELL'INFN

30 May, 2019 - 07:56

Il Consiglio Direttivo dell’INFN, nel corso della seduta del 30 maggio, ha designato il professor Antonio Zoccoli come prossimo Presidente dell’Istituto, in attuazione delle norme dello Statuto dell’Ente.
La procedura di nomina del Presidente dell’INFN prevede ora la trasmissione del nome designato al MIUR Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca per il decreto di nomina.

 

Nato a Bologna nel 1961, Antonio Zoccoli si è laureato in fisica all’Università degli Studi di Bologna, dove oggi è professore ordinario di fisica sperimentale. Ricercatore associato della Sezione INFN di Bologna, di cui è stato Direttore dal 2006 al 2011, dal 2011 è membro della Giunta Esecutiva dell’INFN, di cui è stato anche vicepresidente. Nel corso della sua carriera scientifica, è sempre stato attivo nel campo sperimentale della fisica fondamentale, nucleare e subnucleare. È stato dapprima membro delle collaborazioni Muon Catalysed Fusion al Rutherforf Lab (UK) e OBELIX al CERN di Ginevra, successivamente ha partecipato all’esperimento HERA-B al laboratorio DESY di Amburgo, e dal 2005 è membro della collaborazione ATLAS al CERN che, insieme alla collaborazione CMS, ha annunciato la prima osservazione del bosone di Higgs nel luglio 2012. Zoccoli è coautore di più di 700 pubblicazioni scientifiche e tecniche su riviste internazionali. Dal 2008 presiede la Fondazione Giuseppe Occhialini per la diffusione della cultura della fisica.

 

I LABORATORI DEL GRAN SASSO INCONTRANO L’INDUSTRIA

21 May, 2019 - 16:18

Passare da un’idea a un oggetto finito che trovi impiego sia nella ricerca scientifica sia nell’industria, passando per il 3D printing: è questo l’obiettivo della manifattura additiva, un processo innovativo a cui i Laboratori Nazionali del Gran Sasso e 3D4Growth dedicano oggi, 22 maggio, una giornata di incontro e approfondimento.
La giornata, intitolata “I AM BECAUSE: Additive Manufacturing al servizio della scienza e dell’industria”, sarà caratterizzata da interventi di rappresentanti del mondo scientifico e delle realtà industriali più accreditate nel campo della manifattura additiva e si concluderà con un visita del 3DLAB dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso.
“I Laboratori del Gran Sasso sono oggi testimoni e parte attiva di un grande processo di cambiamento: le innovazioni tecnologiche sviluppate nel mondo della scienza e in quello dell’industria si stanno fondendo.” Sottolinea Donato Orlandi, responsabile del 3DLAB dei LNGS.
Durante la giornata sarà poi presentato un corso di formazione rivolto a giovani professionisti e studenti che si terrà il prossimo autunno presso il 3DLAB: Tecniche di progettazione e produzione additiva. Il corso permetterà ai partecipanti di entrare a contatto con i sistemi di manifattura additiva per polimeri e metalli e di scoprire il flusso che porta dall’idea progettuale all’oggetto finito, sperimentando tutte le fasi di ottimizzazione dell’oggetto con gli strumenti del 3DLAB. Sarà dunque un’opportunità per acquisire conoscenze innovative che trovano facile impiego nel campo dell’industria avanzata.
“Il corso che presentiamo oggi ha due obiettivi: essere un motore di sviluppo per le piccole e medie imprese che operano nell’alta tecnologia e contribuire al consolidamento di una rete professionale che valorizzi le competenze tecnologiche dei vari settori, dalla ricerca alla tecnologia.” Racconta Franca Masciulli, responsabile de servizio alta formazione e finanziamenti esterni dei LNGS

I MODELLI STATISTICI DELLA FISICA PER STUDIARE LE MUTAZIONI GENETICHE DEL CANCRO

20 May, 2019 - 16:11

La rivista Nature Genetics pubblica oggi, 20 maggio, un importante risultato ottenuto da un team di ricerca italiano che ha studiato le cause delle alterazioni geniche più frequenti per lo sviluppo del cancro, chiamate “traslocazioni cromosomiche”. Il team ha scoperto che il danno al DNA tende ad avvenire all’interno di specifici geni, e in momenti precisi della loro attività, che possono essere individuati con un buon livello di accuratezza. Non tutti i geni soggetti a rottura, però, inducono mutazioni legate al cancro, come le traslocazioni, ma tipicamente quelli che entrano più spesso in contatto fisico tra loro all’interno della struttura 3D dei cromosomi.

Lo studio, guidato da un team di ricerca dell’Istituto Europeo di Oncologia e dell’Università di Milano ha coinvolto anche fisici dell’INFN che hanno sviluppato innovativi modelli statistici basati su dati di nuove tecnologie, come le cosiddette tecniche Hi-C che consentono di misurare la probabilità di contatto fisico tra coppie di siti di DNA, per tutte le possibili coppie. Questi modelli sono stati impiegati nell’analisi dati per comprendere i meccanismi molecolari che legano l’insorgere delle traslocazioni all’architettura tridimensionale del nostro genoma, cioè al modo in cui si organizza nello spazio il nostro DNA.

I cromosomi hanno, infatti, una complessa organizzazione 3D nel nucleo cellulare, che serve per il corretto adempimento delle funzionali vitali. Il modo in cui i cromosomi si ripiegano in 3D rimane però in gran parte sconosciuto; in particolare, non è chiaro in che modo le mutazioni legate alle malattie (ad es. riarrangiamenti del DNA come inversioni o traslocazioni) modifichino l'architettura dei cromosomi influenzando così la regolazione genica.

“Comprendere la natura della conformazione spaziale dei nostri cromosomi e i meccanismi di auto-organizzazione del sistema significa individuare una delle chiavi per capire come è controllata l’attività dei geni e quindi il funzionamento stesso della vita”, commenta Mario Nicodemi, Professore all’Università di Napoli Federico II e associato INFN. “Il DNA è un polimero e per questa ragione le tecniche della fisica teorica e della meccanica statistica si sono rivelate essenziali in questo campo”, conclude Nicodemi.

Link al paper di Nature Genetics

LA EUROPEAN PHYSICAL SOCIETY PREMIA CDF E DZERO PER LA SCOPERTA DEL QUARK TOP

20 May, 2019 - 09:35

La European Physical Society ha assegnato alle collaborazioni scientifiche CDF e DZero del Fermi National Acceleratory Laboratory (Fermilab) il Premio per la Fisica delle Alte energie e delle particelle 2019 "per la scoperta del quark top e la misurazione dettagliata delle sue proprietà". La scoperta del quark top, ottenuta grazie ai dati raccolti con l’acceleratore di particelle Tevatron del Fermilab, fu annunciata congiuntamente dalle due collaborazioni nel 1995. Successivamente CDF e DZero, a cui partecipano centinaia di scienziati provenienti da tutto il mondo, hanno misurato la massa e le proprietà del quark top, l'ultimo quark non scoperto dei sei previsti dalla teoria, con elevata precisione studiandone in dettaglio le proprietà .

"Questo importante riconoscimento dell'EPS è motivo di orgoglio e di soddisfazione per tutti gli scienziati che hanno partecipato alla scoperta” sottolinea Giorgio Chiarelli co-spokesperson della collaborazione CDF. “In particolare, per i gruppi dell'INFN che hanno partecipato a CDF, si aggiunge la soddisfazione di aver ideato e costruito, in maniera pionieristica, uno strumento che è stato fondamentale per questa scoperta: il rivelatore di vertice” conclude Chiarelli.

Il Premio della European Physical Society per la Fisica delle Alte energie e delle particelle viene assegnato ogni due anni a una o più persone o a collaborazioni che si sono distinte per aver portato un contributo eccezionale alla fisica delle alte energie e delle particelle in un'area sperimentale, teorica o tecnologica.

Approfondimento- Il Quark top, l’ultimo e il più pesante

Il 2 marzo 1995, al Fermilab, è stata annunciata la scoperta del quark top, l'ultimo dei sei quark. La ricerca era iniziata nel 1977, quando era stato trovato il quinto quark, il bottom, sempre a Fermilab. Ci è voluto molto tempo, perché il quark top era molto più massivo di quanto si prevedesse originariamente, e perciò occorreva un acceleratore molto più potente per riuscire a crearlo. Anche se il quark top decade troppo velocemente per poter essere osservato, si lascia dietro delle particelle che permettono di identificare la sua esistenza -- una specie di firma. Dato che un quark top appare solo una volta su vari miliardi di collisioni, è stato necessario realizzare milioni di miliardi di collisioni. Questa particella pesa oltre 180 volte la massa del protone cioè circa quanto un atomo d'oro: I fisici ancora non sanno spiegare perché il top abbia una massa così grande.

Per saperne di più sui Quark leggi l’approfondimento su ScienzaPerTutti, il sito di divulgazione della fisica dell’INFN

http://scienzapertutti.infn.it/10-i-quark

IL VICEMINISTRO FIORAMONTI IN VISITA AI LABORATORI DI FRASCATI

6 May, 2019 - 09:11

Il viceministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, Lorenzo Fioramonti, ha visitato il 6 maggio i Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN, in particolare la sala sperimentale dell’acceleratore DAFNE, la sua control room e il Visitor Centre dei Laboratori.

Recentemente il viceministro Fioramonti si è fatto promotore di un tavolo di lavoro sull’economia della scienza e della conoscenza, che prevede una stretta collaborazione tra enti del territorio e istituzioni universitarie e di ricerca dell’area, mirata ad azioni di sviluppo culturale della zona che comprende il quadrante sud-est del Comune di Roma (municipi VI e VII) e i Castelli Romani, che ospita una delle più alte concentrazioni di enti di ricerca in Europa.

“La ricerca è un volano estremamente importante per lo sviluppo economico del nostro paese e va messa al centro della programmazione economica, anche e soprattutto in vista della nuova legge di bilancio, dove ci auguriamo che il Governo stanzierà risorse ingenti per il rilancio della ricerca e della formazione a livello nazionale” ha sottolineato Fioramonti durante la visita. “In particolar modo, questa parte di territorio tra Frascati, la zona dei Castelli Romani e Roma Sud è un gioiello, non soltanto perché ha una solida tradizione di ricerca ormai quasi secolare, ma anche per la sua grandissima potenzialità nel dimostrare che la ricerca e la formazione sono un volano di sviluppo economico a livello territoriale, dunque di benessere diffuso. A breve, con un protocollo di intesa tra i comuni di riferimento, gli enti pubblici di ricerca e le università locali si potrà sperimentare un programma di collaborazione scientifica per il rilancio del territorio”, ha concluso il viceministro.

“La visita del viceministro è particolarmente significativa - ha commentato Pierluigi Campana, direttore dei Laboratori di Frascati - perché testimonia attenzione verso le nostre attività di fisica fondamentale, di trasferimento tecnologico e di divulgazione scientifica, che sono i pilastri sui quali si incardina l’attività di ricerca condotta con passione nei nostri Laboratori”.

ONDE GRAVITAZIONALI: LIGO-VIRGO PRESENTANO I RISULTATI PRELIMINARI DEL PRIMO MESE DI OSSERVAZIONE DI O3

2 May, 2019 - 12:02

Il primo mese della nuova campagna di osservazione O3 dei tre interferometri LIGO-Virgo, iniziata il 1° aprile e prevista durare un anno, sta già premiando con un grande numero di segnali candidati di onde gravitazionali l’impegno scientifico e lo sforzo tecnologico delle collaborazioni LIGO-Virgo, che ora stanno lavorando all’interpretazione dei dati raccolti. I miglioramenti ottenuti nella sensibilità dei rivelatori e il fatto che i tre strumenti, i due interferometri LIGO negli Stati Uniti (nello stato di Washington e in Louisiana), e Virgo a EGO European Gravitational Observatory in Italia, siano stati operativi simultaneamente dal primo giorno stanno offrendo un’opportunità senza precedenti per lo studio dei segnali di onde gravitazionali. Inoltre, nella nuova campagna O3 LIGO-Virgo diramano allerta pubblici che ora sono subito disponibili, per facilitare le osservazioni di follow-up da parte di altri telescopi, e migliorare così il potenziale delle osservazioni multimessaggere. In questo primo mese di attività sono stati lanciati cinque allerta pubblici (che possono essere consultati nel database degli eventi candidati di onde gravitazionali).

"Virgo funziona con la massima stabilità: sta osservando il cielo per il 90% del tempo, contribuendo così in modo fondamentale al puntamento delle sorgenti”, spiega Giovanni Prodi, ricercatore dell’INFN e professore all’Università di Trento, coordinatore dell'analisi dei dati di Virgo. "Il lavoro di squadra di LIGO-Virgo, sia in termini di persone che di strumenti, è stato ancora una volta la chiave del successo scientifico in questo primo mese di osservazione”. “Ora abbiamo altri 11 mesi davanti a noi: c’è un grande lavoro di ricerca pionieristica che ci aspetta”, conclude Prodi.

Dei cinque segnali registrati, tre sono classificati come candidati di fusione di sistemi binari di buchi neri (Binary Black Hole, BBH). Ma la valutazione completa dei segnali necessita altre analisi che sono già in corso. Mentre, gli altri due eventi, registrati il 25 e il 26 aprile, sembrano indicare la coalescenza di sistemi binari che coinvolgono almeno una stella di neutroni (NS) e richiedono indagini ancora più approfondite.

Il 25 aprile, alle 08:18 circa (UTC) è stata osservata una probabile fusione di un sistema binario di stelle di neutroni (Binary Neutron Star, BNS), che è stato chiamato S190425z. Questo segue il famoso GW170817, il primo BNS rivelato due anni fa, che ha dato inizio all'astronomia multimessaggera con onde gravitazionali. La ricerca di possibili controparti elettromagnetiche, ossia di segnali nello spettro elettromagnetico associati al segnale gravitazionale, è ancora in corso. Questa ricerca nel caso di S190425z è molto più difficile di quanto non sia stato per GW170817: questa volta, infatti, la localizzazione nel cielo è più incerta perché la sorgente è quattro volte più distante e perché il segnale è stato registrato mentre erano operativi solo due rilevatori, LIGO-Livingston e Virgo.

L'altro segnale candidato che coinvolge una stella di neutroni, chiamato S190426c, si è verificato il 26 aprile alle 15:22 circa (UTC). Tutti e tre i rivelatori LIGO-Virgo erano in osservazione ma, a causa del segnale più debole perché proveniente da una sorgente lontana, l'indagine per confermare la natura astrofisica di S190426c e comprenderla a fondo richiederà più tempo. Si tratta, infatti, di un segnale estremamente interessante, perché la sua morfologia suggerisce che potrebbe essere stato emesso da un sistema misto composto da una stella di neutroni e un buco nero (NS-BH), che si fonde in un buco nero più massiccio.

“Se i primi tre segnali saranno confermati - commenta Viviana Fafone, ricercatrice dell’INFN e professore all’Università di Roma Tor Vergata, coordinatore nazionale INFN di Virgo - questi candidati si aggiungerebbero al catalogo di 10 fusioni di sistemi binari di buchi neri rivelati da LIGO-Virgo nelle precedenti campagne di osservazione, e contribuirebbero a migliorare la nostra comprensione dei processi di formazione di questi oggetti compatti estremi e della natura della gravità e dello spaziotempo”. “Se poi riuscissimo a confermare con le analisi più approfondite il segnale S190426c come un’onda gravitazionale emessa dalla fusione di un sistema binario misto stella di neutroni-buco nero, sarebbe la prima volta che osserviamo questo tipo di sorgente e ciò rappresenterebbe un nuovo importante passo avanti nelle nostre conoscenze”, conclude Fafone.

“Abbiamo cercato la luce sia per il segnale registrato il 25 aprile che per quello del 26, ma è un’impresa complessa soprattutto per le vaste regioni di cielo da osservare”, spiega Marica Branchesi, ricercatrice dell’INFN e professore al GSSI Gran Sasso Science Institute, che lavora con i gruppi di coordinamento del follow-up GRAWITA dell'INAF Istituto Nazionale di Astrofisica ed ENGRAVE. “Sono stati trovati segnali che sembravano interessanti ma che poi, osservati con la spettroscopia, si sono purtroppo rivelati non compatibili con le possibili sorgenti dei segnali gravitazionali”. “Si continua a cercare, anche se la probabilità di trovare qualcosa è ormai bassa ma, indipendentemente dalla luce, se confermati, i segnali gravitazionali saranno fondamentali per comprendere le stelle di neutroni e come la materia si comporta in condizioni estreme di gravità”.

Prima di iniziare O3, tutti i rilevatori della rete, i due Advanced LIGO e Advanced Virgo, hanno compiuto importanti lavori di miglioramento delle prestazioni. Advanced Virgo ha quasi raddoppiato la sua sensibilità rispetto alla seconda campagna di osservazione, O2, conclusasi nel 2017.

Advanced Virgo ora può osservare in modo affidabile la fusione di un BNS a una distanza dalla Terra di circa 160 milioni di anni luce e la fusione di un sistema BBH a una distanza di circa 2 miliardi di anni luce (per masse BH pari a 30 masse solari).

“Attualmente, Advanced Virgo è il rilevatore della rete con la più alta percentuale di tempo trascorso osservando l'universo, - sottolinea Alessio Rocchi, ricercatore dell’INFN e coordinatore del commissioning dell’interferometro Virgo - un notevole successo, che è stato limitato solo dai lavori di manutenzione, pianificati in coordinamento con LIGO per ottimizzare le prestazioni della rete, e da occasionali forti disturbi ambientali”. “Questo ciclo di lavoro molto elevato riflette l'accuratezza con cui vengono tenuti sotto controllo sia il rivelatore sia la stabilità del rumore strumentale”, conclude Rocchi.

“L'altissimo ciclo di lavoro di Advanced Virgo, associato alla sua distanza e al suo diverso orientamento rispetto ai due interferometri Advanced LIGO, - sottolinea Stavros Katsanevas, direttore di EGO - aumenta le capacità della rete di rivelatori nella localizzazione delle sorgenti di onde gravitazionali nel cielo e nella comprensione delle caratteristiche dei segnali registrati”. “Una localizzazione quanto più precisa è il fattore chiave che può portare a una campagna di successo di osservazioni elettromagnetiche e alla ricchezza di risultati scientifici che ne possono seguire, non possiamo quindi che essere davvero soddisfatti del nostro interferometro e molto positivi per il proseguimento della campagna O3”, conclude Katsanevas.

La previsione è di registrare molte rivelazioni di segnali di onde gravitazionali: altre fusioni di sistemi binari di buchi neri, di stelle di neutroni e, magari, anche nuovi segnali gravitazionali emessi da sorgenti astrofisiche ancora mai osservate.

 

L'immagine: simulazione della fusione di un sistema binario di stelle di neutroni

 

 

COLLABORAZIONE SCIENTIFICA: FIRMATO A CITTA’ DEL CAPO ACCORDO INFN-ITHEMBA

2 April, 2019 - 14:46

È stato siglato oggi, 2 aprile, a Città del Capo, in Sudafrica, il Memorandum of Understanding fra l’INFN e la National Research Foundation (NRF) con iThemba Laboratory for Accelerator Based Science. L’accordo di collaborazione è stato firmato dal presidente dell’INFN, Fernando Ferroni, e dal direttore di iThemba, Faïçal Azaiez, alla presenza del console italiano Emanuele Pollio, del direttore esecutivo per le collaborazioni strategiche di NRF, Aldo Stroebel, del vicepresidente dell’INFN Eugenio Nappi e dei direttori dei Laboratori Nazionali di Legnaro e del Sud dell’INFN, Diego Bettoni e Giacomo Cuttone.

“L’accordo che abbiamo oggi sottoscritto con il Laboratorio iThemba – sottolinea Fernando Ferroni – conferma la collaborazione di lungo corso tra l’INFN e il principale laboratorio di ricerca in fisica nucleare del Sudafrica, ma ha anche un significato più ampio perché rappresenta un nuovo e significativo evento per la cooperazione scientifica fra i nostri due Paesi”.

L’accordo costituisce un momento importante per la collaborazione tra iThemba e l’INFN, con i suoi Laboratori Nazionali di Legnaro e del Sud, nel campo della fisica nucleare e delle sue applicazioni. In particolare, l’attenzione è rivolta alle ricerche in astrofisica nucleare, allo studio e allo sviluppo di facility per la produzione di fasci instabili e alle applicazioni biomedicali, come la produzione di nuovi radioisotopi per la medicina, la radiobiologia e l’adroterapia.

ALL’INFN QUASI 70 MILIONI PER IL POTENZIAMENTO DELLE INFRASTRUTTURE DI RICERCA

1 April, 2019 - 15:03

Sono otto le infrastrutture di ricerca dell’INFN o alle quali l’INFN partecipa (di quattro, infatti, è il proponente di progetto, e di altre quattro è partner) ammesse al finanziamento con fondi PON Ricerca e Innovazione 2014-2020, nell’ambito del Programma Nazionale per le Infrastrutture di Ricerca (PNIR) del Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca (MIUR), per un valore complessivo di quasi 70 milioni di euro.

Dai Laboratori Nazionali del Gran Sasso per la ricerca di eventi rari (FARO2030 - IR LNGS) ad apparati sottomarini per la ricerca sui neutrini e per studi interdisciplinari di biologia e geofisica (PACK - IR KM3net), da strutture per la gestione del calcolo scientifico e dei big data (IBISCO - IR IPCEI) a facility per la produzione di fasci di ioni ad alta intensità (LNSPOT - IR LNS): sono questi i progetti proposti dall’INFN e risultati vincitori dei finanziamenti. Mentre le infrastrutture di cui l’INFN è partner svolgeranno attività principalmente nell’ambito della ricerca ambientale: dagli studi sull’inquinamento atmosferico (PER-ACTRIS-IT, proponente CNR, IR ACTRIS), allo studio degli ecosistemi marini (IPANEMA, proponente OGS, IR ECCSEL), dalla gestione distribuita dei dati sulla biodiversità (LIFEWATCH PLUS, proponente CNR, IR LIFEWATCH) al calcolo per la bioinformatica (CNRbiOmics, proponente CNR, IR ELIXIR).

“Il potenziamento delle infrastrutture di ricerca – sottolinea Fernando Ferroni, presidente dell’INFN – rappresenta una chiave di volta per il progresso della conoscenza, per lo sviluppo tecnologico e anche per l’economia di un territorio, e più in generale di un Paese”. “Realizzare e rafforzare un’infrastruttura di ricerca perché sia di eccellenza significa, infatti, mettere a disposizione della comunità scientifica nuovi strumenti d’avanguardia, trasferire le competenze necessarie per la sua costruzione, e beneficiare dei vantaggi che derivano dal processo virtuoso di trasferimento di conoscenza e competenze dal mondo della ricerca alla società”.

Il PNIR, che è parte integrante del Programma Nazionale per la Ricerca (PNR), prevede investimenti nelle infrastrutture di ricerca perché sono riconosciute strumento per sostenere ulteriormente la ricerca di base. Il PNIR incide, quindi, sul ‘sistema ricerca’ perché supporta lo sviluppo di infrastrutture competitive, non solo per le sfide scientifico-tecnologiche ma anche per quelle economiche e sociali, migliorando la qualità complessiva della ricerca nazionale e incrementandone la competitività sullo scenario internazionale.

 

 

RISOLTO IL MISTERO DELLA MASSA MANCANTE DELL’UNIVERSO

1 April, 2019 - 08:13

PESCE D'APRILE

 

La materia oscura non esiste, perché il protone è più pesante di quanto si pensasse. La nuova definizione del chilogrammo ha risolto uno dei più grandi misteri della fisica contemporanea, quello della massa mancante dell’universo. Tutte le stime finora effettuate fornivano un valore per la massa totale dell’universo decisamente inferiore a quello determinato sulla base degli effetti gravitazionali. La differenza è stata attribuita per lungo tempo a una forma di materia, la materia oscura, invisibile e diversa da quella ordinaria che è formata perlopiù dai protoni e dai neutroni dei nuclei atomici. Da alcuni decenni è in corso nei laboratori mondiali di fisica una febbrile caccia alla materia oscura, che ora i fisici possono smettere di cercare.

Come è stato annunciato lo scorso autunno, dal 20 maggio prossimo, il cilindro di platino-iridio conservato nell'Ufficio Internazionale Pesi e Misure di Sèvres (Francia), che fino ad oggi ha rappresentato la massa del chilogrammo, andrà in pensione. Il nuovo chilogrammo non consisterà più in un campione materiale e sarà definito a partire da una costante fondamentale della fisica, misurata con grande accuratezza, la costante quantistica di Planck. Grazie a questa nuova, e più precisa, definizione dell’unità di misura della massa, il chilogrammo è leggermente cambiato. Di pochissimo, a dire il vero: di una quantità irrilevante a ogni fine pratico (non buttate le vecchie bilance, quindi!), ma che può fare la differenza nella fisica dell’universo, dove i numeri sono molto grandi. Questo è quello che ha scoperto la collaborazione internazionale Fishy, a cui l’INFN dà un contributo fondamentale, che ha combinato competenze cosmologiche e metrologiche per ricalcolare la massa dell’universo visibile, usando microscopici bilancini ottimizzati per pesare protoni. Gli scienziati hanno mostrato che il piccolo aumento di massa del protone, conseguente alla ridefinizione del chilogrammo, moltiplicato per i 1080 protoni che compongono l’universo visibile, spiega finalmente, e in modo elementare, l’enigma che arrovellava i fisici da decenni. La materia mancante, o oscura, dell’universo, per la quale sono state proposte centinaia di spiegazioni teoriche ed eseguiti altrettanti esperimenti, verrà buttata a mare.

“Tutto l’universo è composto unicamente della cara, vecchia, solo un po’ più grassa, materia normale, formata dagli atomi che noi tutti conosciamo” dichiara Antonio Masiero, vice-presidente INFN, e aggiunge: “speriamo che questo aumento di massa non faccia aumentare il costo del pesce al mercato!”

SUPERKEB, PRIME COLLISIONI A BELLE II: INIZIA LA FASE 3 DELLA PIU' POTENTE B FACTORY DEL MONDO

25 March, 2019 - 14:26

Nel Laboratorio KEK, a Tsukuba in Giappone, oggi 25 marzo alle 11.44 (ora italiana) l'esperimento Belle II ha osservato le sue prime collisioni elettrone-positrone: si inaugura così la Fase 3 del progetto, cui partecipa anche l’INFN, dopo il potenziamento del rivelatore Belle II e  lavori di upgrade dell’acceleratore.

“Questo rappresenta un passo fondamentale per la riuscita dell’esperimento, – spiega Ezio Torassa della Sezione INFN di Padova, rappresentante italiano nel comitato esecutivo di Belle II – adesso ci aspettiamo di raccogliere entro il prossimo giugno almeno 5 milioni di eventi, questo ci permetterà di capire a fondo il funzionamento del rivelatore e dell’acceleratore”.“Siamo ansiosi di analizzare i molti dati di cui presto disporremo, e contiamo di effettuare misure sempre più precise con il progressivo aumento della statistica”, conclude Torassa.

L'acceleratore SuperKEKB prevede di raggiungere una luminosità 40 volte maggiore del suo predecessore KEKB, che ha funzionato fino al 2010, e che detiene attualmente il record mondiale di luminosità per un collisore di elettroni-positroni. Belle II ha invece l'ambizioso obiettivo di accumulare 50 volte più dati rispetto al suo predecessore Belle, per scovare segnali di nuova fisica che potrebbero nascondersi nei decadimenti dei mesoni B e fare così luce sui misteri dell'universo primordiale. L’esperimento Belle II, frutto del lavoro di una collaborazione internazionale formata da circa 800 fisici di 23 nazioni diverse, è ora pronto a diventare assieme a SuperKEKB la più potente “Super B factory” del mondo, in grado di produrre in abbondanza e studiare con grande accuratezza i decadimenti dei mesoni B, particelle che contengono un quark beauty (b).

“Il contributo Italiano è stato importante sia per aver proposto lo schema di collisione nano-beam, che ha permesso un notevole incremento di luminosità, sia per avere contribuito alla progettazione, costruzione e assemblaggio del rivelatore Belle II”, spiega Paolo Branchini della Sezione INFN di Roma Tre, coordinatore nazionale della comunità italiana che lavora al progetto.

Il contributo della comunità italiana. La collaborazione italiana consiste di più di 60 scienziati provenienti dai Laboratori e dalle Sezioni dell’INFN e Università di Napoli, Padova, Perugia, Pisa, Torino, Trieste, Roma Sapienza, Roma Tre, Laboratori Nazionali di Frascati ed Enea Casaccia. I gruppi italiani hanno contribuito alla costruzione e sono impegnati nella messa in funzione di quattro elementi chiave dell'esperimento: il rivelatore di vertice (SVD), il sistema di identificazione di particelle (TOP), il calorimetro elettromagnetico (ECL), e il rivelatore esterno (KLM) dedicato alla misura dei mesoni KL e dei muoni.

 

ARCHIVIO

GIAPPONE, PRIME COLLISIONI A SUPERKEB: 
INIZIA L’AVVENTURA DI BELLE II

GIAPPONE, BELLE II È IN POSIZIONE: SI AVVICINA L’AVVIO DELL'ACCELERATORE DI PIÙ ALTA INTENSITÀ AL MONDO CHE ESPLORERÀ L'IGNOTO

ITALIA-GIAPPONE: FIRMATO L’ACCORDO TRA INFN E KEK PER BELLE-II

 

IL GRAN SASSO VIDEOGAME VA A SCUOLA

25 March, 2019 - 09:42

Parte domani, 26 marzo, la sperimentazione nelle classi del Gran Sasso Videogame, il game educational dedicato alla fisica delle particelle e ambientato ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN. La sperimentazione partirà dall’Abruzzo per poi successivamente coinvolgere studenti del Lazio e della Campania.

Oltre 350 ragazzi di età compresa tra i 14 e i 19 anni e 15 insegnanti delle province di L’Aquila, Teramo e Pescara saranno i protagonisti della valutazione del videogioco. Grazie ai risultati raccolti sul campo il videogioco e i materiali didattici che lo accompagnano verranno finalizzati e rilasciati nella versione definitiva in italiano e in inglese sul sito www.gransassovideogame.it.

Gran Sasso Videogame è il primo videogioco ambientato nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) ed è uno strumento nato per far conoscere la realtà dei Laboratori, avvicinare gli studenti alle frontiere della fisica e alle possibilità offerte dalle carriere scientifiche.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN, l’agenzia di comunicazione scientifica formicablu srl e ha il contributo di INDIRE (Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca Educativa) per la fase di sperimentazione nelle scuole. La realizzazione del videogioco è stata affidata alla casa di produzione IVproduction di Ivan Venturi, pioniere dell’industria videoludica italiana. Gran Sasso Videogame è il risultato del progetto PILA (Physics In Ludic Adventure) finanziato dal MIUR nell’ambito della legge 6/2000 per la diffusione della cultura scientifica.

Prima ancora di aver raggiunto la sua versione definitiva Gran Sasso Videogame ha già ottenuto il titolo di progetto più significativo nella categoria: “Capitale Umano” al “Premio PA sostenibile 100 progetti per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030”.

La versione beta del videogioco è stata resa pubblica il 27 maggio 2018 e ad oggi è stato giocato da circa 6500 persone. A seguito di ulteriori aggiornamenti, a partire dal 26 marzo, il videogioco sarà proposto per la prima volta agli studenti delle scuole superiori: il percorso di valutazione si effettuerà in circa 15 classi appartenenti a 6 scuole delle provincie di L’Aquila, Teramo e Pescara che si sono rese disponibili a testare il videogioco. La versione definitiva del videogioco in italiano e in inglese verrà rilasciata entro maggio 2019.

La fase di sperimentazione servirà a presentare agli studenti Gran Sasso Videogame, coinvolgerli in una sessione di gioco e presentare loro e ai loro insegnanti i materiali didattici che potrebbero essere utilizzati per integrarlo nella didattica. Il fine è quello di finalizzare il videogioco tenendo conto delle osservazioni e delle esigenze degli studenti e insegnanti. Solo realizzando uno strumento davvero utile alla didattica il team, che ha partecipato alla realizzazione di Gran Sasso Videogame, avrà vinto la sua partita.

FERMILAB: CERIMONIA DI POSA DELLA PRIMA PIETRA PER PIP-II

15 March, 2019 - 16:21

Si è tenuta oggi al Fermilab, negli Stati Uniti, la cerimonia di posa della prima pietra di uno dei più importanti progetti per il futuro della fisica, in cui l’Italia porta un contributo tecnologico e scientifico di primo piano. Si tratta del progetto PIP-II (Proton Improvement Plan II) per la realizzazione di un nuovo acceleratore lineare superconduttore, lungo 215 metri: una delle macchine più avanzate per la ricerca in fisica fondamentale che avrà il compito di produrre il fascio di neutrini di alta energia più potente del mondo per il progetto DUNE (Deep Underground Neutrino Experiment). Alla cerimonia hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni americane e internazionali tra cui, per l’Italia, il console generale Giuseppe Finocchiaro.

“Questo nuovo, importante capitolo della pluriennale storia di intensa collaborazione tra INFN e Fermilab rappresenta anche un grande successo della nostra tecnologia più avanzata” sottolinea Antonio Masiero, vicepresidente dell’INFN. “È per noi una grande soddisfazione che il Fermilab, per osservare i neutrini prodotti da PIP-II, abbia adottato la tecnica ad Argon nata e messa in atto con successo parecchi anni fa all’INFN nell’esperimento ICARUS guidato dal Nobel Carlo Rubbia ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso “ conclude Masiero.

Pip II impiega una tecnologia di accelerazione superconduttiva a cui l’INFN contribuisce in modo essenziale attraverso il Laboratorio di Acceleratori e Superconduttività Applicata (LASA) di Milano che realizzerà le cavità risonanti al niobio. Questi componenti di alta tecnologia, realizzati con il contributo dell’industria italiana (ZANON) sono impiegati anche dall’European XFEL in Germania e dalla European Spallation Source (ESS) in Svezia e saranno installati al CERN nell’evoluzione di LHC, che si chiamerà HiLumi LHC.

“Recentemente il Fermilab ha sviluppato nuove tecniche di trattamento superficiale che possono migliorare ancora le prestazioni delle cavità di accelerazione, che abbiamo sviluppato. Una dimostrazione di come la condivisone delle competenze porti a nuove opportunità su cui impegnarsi” aggiunge Carlo Pagani, ricercatore del LASA dell’INFN di Milano.

L'obiettivo di PIP-II è di raddoppiare l’energia raggiunta dal suo predecessore e produrre un fascio di protoni di oltre 1 megawatt, circa il 60 percento più alto rispetto ai complessi di acceleratori esistenti. Una volta operativo, PIP-II diventerà il cuore del complesso di acceleratori del Fermilab e fornirà il fascio di protoni per alimentare un vasto programma di ricerca in fisica delle particelle che si svilupperà nell’arco di alcuni decenni. Tra gli esperimenti di punta vi sarà DUNE una collaborazione scientifica a cui partecipano oltre 30 paesi, tra cui l’Italia con un contributo rilevante, e che sarà uno dei più grandi esperimenti sull’oscillazione dei neutrini. Questo fenomeno è stato osservato per la prima volta, in modo diretto, dall'esperimento Opera che ha visto la comparsa di neutrini di tipo tau dal fascio di soli neutrini muonici prodotto al CERN e inviato a 700Km di distanza ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'INFN.

Guarda il video https://www.youtube.com/watch?time_continue=69&v=NRo4lVUQmGI

IL WEB COMPIE 30 ANNI

12 March, 2019 - 09:47

Nel marzo del 1989, al CERN di Ginevra, un giovane informatico inglese presenta al suo supervisore una brillante soluzione per condividere le informazioni. Lui si chiama Tim Berners-Lee e il suo progetto è il World Wide Web.

"Come spesso succede alle grandi invenzioni, - sottolinea Fernando Ferroni, presidente dell'INFN - il web era stato pensato per scopi molto più limitati di quelli per cui ha poi trovato applicazione: voleva essere un sistema di condivisione della documentazione scientifica prodotta in formato elettronico. Invece, in 30 anni, il web, nato dalla comunità dei fisici delle particelle, ha rivoluzionato la quotidianità di milioni di persone, cambiando per sempre la società e l’accesso all’informazione".

“Sembra strano ma all’inizio la proposta non suscitò grande entusiasmo, nemmeno tra la comunità cui era indirizzato, - racconta Gaetano Maron, direttore del CNAF, in centro nazionale di calcolo  dell’INFN - ma tre fattori lo hanno poi trasformato nel giro di pochi anni in una delle invenzioni che più hanno avuto impatto sulle società e sulle nostre abitudini”. “La tecnologia delle reti informatiche che permetteva potenzialmente di mettere in comunicazione centinaia di milioni di calcolatori distribuiti su tutto il pianeta; il browser che forniva all’utente un’interfaccia gradevole e semplice per navigare; e i motori di ricerca che consentivano di fare ricerche su tutta l’informazione messa in rete in modo selettivo e velocissimo: sono queste tre caratteristiche ad aver fatto del web un successo globale”, conclude Maron.

Perché nasce il web

Per rispondere alle esigenze di condivisone dell’informazione nella comunità della fisica delle particelle, Sir Tim Berners-Lee, un ingegnere informatico che lavorava alla Divisione IT (Information Technology) del CERN propose un software di gestione distribuita dell’informazione scientifica (“Information Management: a proposal”) che comprendeva anche i protocolli di comunicazione per poter scambiare documenti in una rete di calcolatori (html e http). Questo insieme di programmi e protocolli di rete prenderà il nome di World Wide Web. Il web quindi era orientato a una comunità di esperti, ma Berners-Lee è riuscito a progettare un sistema di tipo universale e assolutamente generico che poteva essere applicato ad ogni esigenza e ad ogni tipo di calcolatore.

Per saperne di più

Segui la nostra diretta Facebook oggi 12 marzo alle ore 11:00

sul profilo Facebook “INFN – Istituto Nazionale di Fisica Nucleare”

Puoi inviare le domande direttamente sul profilo Facebook dell’INFN utilizzando l’hashtag #web30

con:
Antonia Ghiselli, ricercatrice INFN e CNAF
Gaetano Maron, direttore CNAF
Lorenzo Chiarelli, ricercatore GARR
modererà Matteo Franchini, ricercatore della Sezione INFN di Bologna, in diretta dal CNAF di Bologna.

OPEN SCIENCE: LIGO E VIRGO REDONO PUBBLICI I DATI DEL SECONDO PERIODO DI PRESA DATI

1 March, 2019 - 16:13

La collaborazione LIGO/VIRGO ha reso pubblici i dati dei rivelatori relativi al secondo periodo di presa dati chiamato in gergo O2, cominciato il 30 novembre 2016 e conclusosi il 25 agosto 2017. I dati sono stati pubblicati sul Gravitational Wave Open Science Centre e comprendono oltre 150 giorni di dati registrati da entrambi gli osservatori Advanced LIGO e 20 giorni di dati registrati da ADVANCED VIRGO che si è unito ai due LIGO il 1 agosto 2017: si tratta del più vasto insieme di dati di interferometri di ultima generazione per la rivelazione delle onde gravitazionali. In questo intervallo sono state osservate sette fusioni di sistemi binari di buchi neri e, per la prima volta, è stata osservata la fusione tra due stelle di neutroni. Oltre ai dati viene resa disponibile anche una dettagliata documentazione e vengono forniti collegamenti a strumenti software open source, tutto il materiale potrà essere liberamente usato sia per studi scientifici sia per attività didattiche. ADVANCED VIRGO sta per entrare nell’ultimo periodo di presa dati di prova, ER14, al termine del quale prenderà l’avvio della nuova campagna di osservazione O3.