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EUCLID AVANTI TUTTA: VERSO LO STUDIO DELL'UNIVERSO OSCURO

14 June, 2018 - 09:50
È stato consegnato oggi allo stabilimento di ThalesAlenia Space a Torino il modello avionico (AVM) dello strumento NISP (Near Infrared SpectroPhotometer) l’“occhio” nell’infrarosso che, insieme a quello nel visibile VIS, permetterà alla missione spaziale dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) Euclid di studiare con un livello di accuratezza mai raggiunto prima l’Universo Oscuro. L’obiettivo di Euclid è quello di realizzare una mappa super dettagliata della distribuzione e dell’evoluzione di materia ed energia oscura nell’Universo.  AVM è il primo sistema completamente funzionante dell’elettronica dello strumento NISP e permette di verificare la corretta operatività dello strumento, a partire dai comandi inviati da Terra fino al ricevimento dei dati scientifici, come elaborati dal computer di bordo e dai due software, il tutto ‘made in Italy’. L’Italia, attraverso l’Agenzia Spaziale Italiana ASI, è coinvolta nella missione Euclid sotto molteplici aspetti: sia attraverso la realizzazione di sottosistemi dei due strumenti di bordo, sia con la responsabilità della gestione del Segmento di Terra e della survey, ma anche con ruoli importanti per aspetti tecnici e scientifici della missione. In Euclid sono coinvolti oltre duecento scienziati italiani, appartenenti all'INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), all'INFN e a numerose Università. In Euclid sono coinvolti oltre duecento scienziati italiani, appartenenti all’INAF (principalmente gli Istituti IAPS, OAS Bologna, IASF Milano, e gli Osservatori Astronomici di Bologna, Brera, Padova, Roma, Torino e Trieste), all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (sedi INFN di Bologna, Lecce, Milano, Padova e Roma1) e a numerose Università (in primo luogo l’Università di Bologna e poi Università di Ferrara, Roma La Sapienza, Università Roma 3, Università di Tor Vergata, Università di Trieste, SISSA, CISAS dell’Università di Padova). “E’ un onore aver completato in Italia con successo i primi test che dimostrano il corretto funzionamento dello strumento NISP e avere la responsabilità della consegna del modello a ESA” commenta Luca Valenziano, dell’Istituto nazionale di astrofisica, responsabile del contributo italiano e operation manager dello strumento NISP. “Un successo di tutto il team italiano impegnato sugli strumenti di Euclid, in vista dei prossimi impegni sul modello di volo a partire dai prossimi mesi”. “C’è grande soddisfazione – commentano Gabriele Sirri e Stefano Dusini, coordinatori rispettivamente dei gruppi INFN di Bologna e di Padova, che partecipano a Euclid e all’assemblaggio del modello AVM di NISP – per il lavoro fatto e per aver contributo alla realizzazione di un componente di alta tecnologia per un progetto di eccellenza della fisica spaziale". "Questo è stato possibile grazie alle competenze interne dell’INFN che, come sapevamo, si sono rivelate all’altezza del difficile e innovativo compito”, concludono i due coordinatori. I test si sono conclusi con successo e l’ESA ha dato il consenso alla consegna del primo modello funzionale alla Thales Alenia Space di Torino, responsabile della realizzazione del satellite Euclid, che lo utilizzerà per la verifica delle comunicazioni tra il satellite stesso e lo strumento NISP. “La realizzazione della missione Euclid è in questo periodo uno dei maggiori impegni dell’ASI nel campo dell’Osservazione dell’Universo” dicono Elisabetta Tommasi e Mario Salatti, responsabili per ASI della partecipazione italiana alla missione. “Il raggiungimento di questo traguardo intermedio è frutto di una stretta ed efficace collaborazione tra il team scientifico e l’industria italiana OHB Italia, finanziati e coordinati dall’Agenzia” aggiungono.

CUPID-0 SULLE TRACCE DEL DECADIMENTO PIÙ LENTO DELL’UNIVERSO

6 June, 2018 - 09:11

L’esperimento CUPID-0 (CUORE Upgrade with Particle IDentification) installato presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ha pubblicato su Physical Review Letters i suoi primi risultati. A circa un anno dall’inizio della presa dati, cominciata nel marzo 2017, gli scienziati della collaborazione CUPID-0 hanno ottenuto un nuovo limite per il decadimento doppio beta senza neutrini in un isotopo del selenio. Il nuovo limite è circa dieci volte superiore al precedente. CUPID-0 sta testando calorimetri scintillanti (bolometri) basati su cristalli di seleniuro di zinco, sviluppati grazie al finanziamento dello European Research Council (ERC, Advanced Grant) del progetto LUCIFER (Low-background Underground Cryogenic Installation for Elusive Rates), vinto nel 2009 da Fernando Ferroni, attuale presidente dell’INFN.Questa tecnologia sarà poi impiegata nel futuro progetto CUPID, un grande esperimento di terza generazione che verrà costruito ai LNGS nella prossima decade. Cupid-0 studia il decadimento doppio beta senza neutrini, un fenomeno rarissimo che, se rivelato, implicherebbe che neutrino e antineutrino sono particelle di Majorana, cioè che particella e antiparticella coincidono.

“Cercare di dimostrare l’ipotesi di Majorana sulla natura del neutrino che forse ci potrebbe aiutare a comprendere il mistero della scomparsa dell’antimateria è un’impresa di una difficoltà straordinaria. CUPID-0 apre una prospettiva realistica per un futuro esperimento che possa avere una possibilità di successo” sottolinea Fernando Ferroni, presidente dell’INFN.

“Il grande sforzo della collaborazione è iniziato nel 2010 con il grant europeo LUCIFER e oggi viene ampiamente ripagato da questi risultati scientifici. Ringrazio quindi tutti i colleghi che negli anni hanno contribuito a costruire questo successo e i LNGS per il continuo supporto offerto”, commenta lo spokesperson Stefano Pirro (LNGS).

“I bolometri per la ricerca del doppio beta, dopo 30 anni di sviluppo e il successo di CUORE, entrano con CUPID-0 in una nuova fase” aggiunge Ezio Previtali, responsabile nazionale dell’esperimento. Siamo orgogliosi perché è l’INFN ad aver ideato questa nuova classe di rivelatori e ad averli portati fino allo sviluppo attuale” conclude Previtali.

In CUPID-0 sono coinvolte le sezioni dell’INFN di Genova, Roma1, Milano Bicocca e i Laboratori Nazionali di Legnaro e del Gran Sasso che ospitano l’esperimento.

 

Da LUCIFER A CUPID

Il progetto CUPID (CUORE Upgrade with Particle IDentification) nasce con lo scopo di realizzare un rivelatore bolometrico innovativo in grado di lavorare in condizioni di radiopurezza estrema, utilizzando l’infrastruttura di CUORE.

CUPID-0 è il primo prototipo che, in vista del futuro CUPID, sta testando calorimetri scintillanti basati su cristalli di seleniuro di zinco. Costruito tra il 2015 ed il 2016 ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso, CUPID-0 ha iniziato a raccogliere dati nel marzo 2017 mostrando un continuo miglioramento delle prestazioni sperimentali. CUPID-0 è il primo esperimento per la ricerca del doppio decadimento beta, realizzato con bolometri arricchiti isotopicamente e scintillanti, in grado di raggiungere una sensibilità comparabile a quella degli attuali esperimenti. L’esperimento consente di misurare sia il calore sia la luce all’interno del cristallo. Combinando le due misure si riesce a identificare e distinguere i decadimenti alfa dai decadimenti beta con altissima precisione. Attualmente si stanno sperimentando differenti tecniche per individuare quella più promettente per un esperimento di nuova generazione. Un altro cristallo scintillante, il molibdato di litio, studiato per la prima volta all’interno della collaborazione LUCIFER è stato utilizzato per realizzare un secondo prototipo, che entro l’estate inizierà la presa dati nei Laboratori Sotterranei di Modane in Francia. Anche quest’ultimo progetto vede un forte coinvolgimento dell’INFN.

C’È GRANDE AFFINITÀ TRA IL BOSONE DI HIGGS E IL QUARK TOP

5 June, 2018 - 05:50

Era una sfida aperta da parecchio tempo: osservare con precisione l’interazione del bosone di Higgs con il quark top, la più pesante delle particelle elementari conosciute, caratterizzata da una massa paragonabile a quella di un atomo d’oro. Ma fino ad oggi le uniche misure sufficientemente significative erano indirette. Ora, gli esperimenti ATLAS e CMS all’acceleratore LHC del CERN annunciano che finalmente hanno osservato il bosone di Higgs interagire direttamente con una coppia di quark top e antiquark top. Si è, così, misurato il processo di produzione, chiamato “ttH”, di un bosone di Higgs in associazione con una coppia top-antitop. Il risultato è stato presentato lunedì 4 giugno nel corso della conferenza internazionale LHCP organizzata dall’INFN e dal CERN per la prima volta in Italia, a Bologna, e che vede riuniti oltre 400 fisici da tutto il mondo.
I risultati della collaborazione CMS, con una significatività statistica per la prima volta superiore a 5 deviazioni standard (vale a dire 5 sigma, che è considerato lo standard per la conferma di un’osservazione), sono stati sottomessi per la pubblicazione l’8 aprile e ora pubblicati sulla rivista Physical Review Letters (PRL). ATLAS ha incluso nuovi dati rispetto alle sue precedenti analisi, che avevano già dato indicazione del segnale, e sottomesso per la pubblicazione un risultato indipendente e consistente con significatività statistica di 6,3 sigma. Queste misure, coerenti con il Modello Standard delle particelle elementari avviano un nuovo canale di studio per il bosone di Higgs. La potenzialità di LHC nel misurare con precisione i processi previsti dalla teoria apre nuove strade per scoprire canali di fisica inesplorati.
La frequenza degli eventi ttH varia con la forza dell'interazione, vale a dire dell’accoppiamento tra il bosone di Higgs e i quark top, e la sua misura consente di dedurre il valore di questo accoppiamento. Misurare il processo di produzione ttH è, però, molto difficile perché è raro: solo l’1% dei bosoni di Higgs viene prodotto in associazione con due quark top e, inoltre, il bosone di Higgs e i quark top decadono in altre particelle in molti modi complessi. Usando i dati delle collisioni protone-protone raccolte all’energia di 7, 8 e 13 TeV, i gruppi di ATLAS e CMS hanno eseguito diverse ricerche indipendenti per la produzione di ttH, ciascuna indirizzata a diversi modi di decadimento del bosone di Higgs (in bosoni W, bosoni Z, fotoni, leptoni tau e getti da quark bottom). Per massimizzare la sensibilità al segnale ttH, ogni esperimento ha quindi combinato i risultati di tutte le sue ricerche. Giovani ricercatori dell’INFN che sono parte dei gruppi di ATLAS e CMS hanno avuto un ruolo rilevante nell’analisi dei dati che ha condotto alla scoperta, e sono stati co-responsabili della stesura dei due articoli scientifici.
“Grazie alle sofisticate tecniche di analisi dei dati sviluppate dagli sperimentatori e allo straordinario funzionamento di LHC – sottolinea Lorenzo Bianchini, editor dell’articolo di CMS apparso recentemente su PRL – abbiamo ottenuto un risultato ben al di là delle previsioni fatte all’inizio della presa dati”. “Questa osservazione – spiega Michele Pinamonti, co-editore di uno dei lavori che hanno portato al risultato finale di ATLAS – è sicuramente un successo dell’intera collaborazione: non sarebbe stata possibile, infatti, senza la cooperazione e il confronto tra i vari gruppi di analisi e tra i diversi istituti: un grande lavoro di squadra che ha portato a questo bel risultato”.
L’insieme degli innumerevoli risultati prodotti da ATLAS e CMS a LHC, illustrati e discussi con i fisici teorici durante la conferenza in corso, rappresenta un grande passo avanti nella nostra conoscenza delle proprietà del bosone di Higgs. Nei prossimi anni, i due esperimenti raccoglieranno molti più dati per verificare se sarà proprio il bosone di Higgs ad aprirci le porte della nuova fisica oltre il Modello Standard.

 

 

1-4 GIUGNO A BOLOGNA LA CONFERENZA INTERNAZIONALE LHCP

31 May, 2018 - 15:26

L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), l’Università di Bologna e il CERN organizzano, per la prima volta in Italia, la sesta conferenza internazionale LHCp dedicata alla fisica del Large Hadron Collider (LHC) . Circa 400 fisici provenienti da tutto il mondo si incontrano a Bologna, da 4 al 9 giugno, per discutere i più rilevanti risultati che emergono dalla seconda campagna di presa dati (chiamata Run 2) di Lhc. Il programma prevede oltre 200 interventi.

A conclusione della conferenza, il 6 giugno, si terrà una conferenza pubblica dedicata a due grandi scoperte scientifiche che hanno visto l’Italia protagonista: la scoperta del bosone di Higgs e quella delle onde gravitazionali. Un emozionante racconto a due voci affidato alle parole di Fabiola Gianotti, direttrice Generale del CERN, Marica Branchesi del GSSI, Antonio Zoccoli, vice-Presidente nazionale dell’INFN e Francesco Ubertini, Magnifico Rettore dell’Università di Bologna.

L'evento si terrà nell'Aula Magna di Santa Lucia, alle 21.00, e sarà trasmesso in diretta streaming.

Per seguire la diretta: http://lhcp2018.bo.infn.it/2grandiscoperte.html

 

Info sull’evento : http://home.infn.it/it/comunicazione/eventi/2897-onde-gravitazionali-e-bosone-di-higgs

UN WEEKEND DI OPEN DAY

24 May, 2018 - 14:25

Un finesettimana a tutta fisica. È questo il programma per i prossimi sabato e domenica in cui l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare organizza ben due Open Day.

Si parte sabato 26 maggio dai Laboratori Nazionali di Frascati (Roma) con una giornata intitolata “Accelerando il futuro”, l’ingresso è libero ma occorre registrasi sul sito: http://w3.lnf.infn.it/openlabs-2018-accelerando-futuro/

Tante le attività proposte con appuntamenti dedicati anche ai più piccoli. Sarà possibile visitare gli esperimenti in corso e entrare in DAFNE, l’acceleratore italiano per la fisica delle particelle. In programma conferenze, proiezioni, incontri con i ricercatori tecnologi e tecnici e anche uno speed date scientifico. Alle 14:00 si svolgerà la premiazione del concorso nazionale per le scuole di ScienzaPerTutti dedicato quest’anno al tema “Le onde”. Per bambini: lezioni-spettacolo, racconti animati di scienza, giochi e laboratori ludico-didattici e tecnologici. Per l’occasione sarà inaugurato il nuovo Visitor Centre dei LNF, un nuovo spazio dedicato alla divulgazione scientifica e alla storia degli acceleratori di particelle con installazioni interattive e parti originali di esperimenti.

 

Domenica 27 maggio, dalle 10 alle 18, saranno i Laboratori Nazionali del Gran Sasso ad aprire le porte al pubblico per una giornata ricca di iniziative e organizzata in collaborazione con l'Associazione per l'Insegnamento della Fisica. Si comincia alle 10:00 con la premiazione del concorso “Anch’io scienziato” e si prosegue con l’evento-gioco di lancio del Gran Sasso Videogame, il primo videogioco educational di fisica ambientato proprio ai LNGS. La giornata continua con conferenze e spettacoli tra giocoleria, racconti di scoperte e affascinanti spiegazioni. Per leggere il programma completo collegarsi a questo sito: https://www.lngs.infn.it/it/open-day

UN CAVALLO DI TROIA PER STUDIARE L’EVOLUZIONE STELLARE

23 May, 2018 - 17:02

Misurata per la prima volta, in modo indiretto, la reazione di fusione tra due nuclei di carbonio 12 alle energie di interesse astrofisico: si tratta del processo che governa la combustione del carbonio nel cuore delle stelle e rappresenta un punto chiave dell’evoluzione stellare. La ricerca realizzata ai Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN è pubblicata sulla rivista Nature. La misura, resa possibile grazie a un metodo innovativo per lo studio delle reazioni stellari chiamato “Cavallo di Troia” è stata realizzata utilizzando l’acceleratore Tandem van de Graaf dei LNS. “Abbiamo scoperto”, spiega Aurora Tumino, professore ordinario di Fisica Sperimentale presso l’Università Kore di Enna e associata INFN, “che il fenomeno si verifica con una frequenza notevolmente più alta di quanto ipotizzato. I risultati ottenuti rappresentano il punto di partenza per comprendere alcuni misteri dell’Universo. In particolare” prosegue Tumino, “grazie all’elevata probabilità che il fenomeno si verifichi, la combustione del carbonio può rappresentare la sorgente di calore che alimenta i cosiddetti “Superbursts”, violente e prolungate emissioni di raggi X prodotte in sistemi binari di stelle dove almeno una delle due è una stella di neutroni che risucchia massa dalla compagna”. Il metodo del cavallo di Troia è un metodo per lo studio di reazioni nucleari di interesse astrofisico che utilizza una reazione alternativa e più facile da misurare in laboratorio.E’ così chiamato perché per studiare, ad esempio, questa particolare reazione di fusione è necessario nascondere un nucleo di carbonio 12 in un nucleo di azoto 14, in modo da eludere la repulsione elettrostatica tra nuclei. Questo tipo di ricerca è condotta dal gruppo di ricerca di astrofisica nucleare dei Laboratori Nazionali del Sud fondato dal professor Claudio Spitaleri negli anni ’90.

"L'INFN e' gia' da lungo tempo impegnato sull'imporatnte settore di cerca dell'astrofisica nucleare che verte sulla misura nei nostri laboratori (in particolare, a LNS e a LNGS) della frequenza di processi nucleari che sono alla base della formazione e della storia delle stelle e che caratterizzano la formazione della materia nelle primissime fasi dell'Universo, miliardesimi di secondo dopo il Big Bang" aggiunge Antonio Masiero vicepresidente dell'INFN.

LE MIGLIORI TESI DI DOTTORATO DEL 2017 PREMIATE DALL’INFN

22 May, 2018 - 13:01

L’INFN ha assegnato i premi annuali per le migliori tesi di dottorato nelle cinque aree di ricerca dell’Istituto, ovvero in fisica subnucleare, astroparticellare, nucleare, teorica e tecnologie, e su attività di ricerca e sviluppo nell’ambito del calcolo. I premi, del valore di 2000 euro ciascuno, sono intitolati alla memoria di illustri fisici italiani o colleghi dell’INFN: Marcello Conversi, Bruno Rossi, Claudio Villi, Sergio Fubini, Francesco Resmini e Giulia Vita Finzi. Sono stati conferiti, a partire dallo scorso febbraio, dagli organi che indirizzano la ricerca dell’INFN, le cinque Commissioni Scientifiche Nazionali (CSN) dell’INFN e la Commissione Calcolo e Reti (CCR).

 

Silvia Biondi, dell’Università e della sezione INFN di Bologna, e Pietro Marino, della Scuola Normale Superiore di Pisa, sono i vincitori del Premio "Marcello Conversi" per le migliori tesi di dottorato nel campo della fisica subnucleare. I riconoscimenti, che saranno assegnati dalla CSN 1 a luglio, premiano due tesi riguardanti ricerche a LHC intitolate “Study of the associated production of the Higgs boson with a top quark pair in a boosted regime in the ATLAS experiment at LHC” e “Measurement of the CP violation parameter AΓ in D0 K+K- and D0 Π+Π- decays”. L'INFN con questo premio ricorda Marcello Conversi, protagonista con Ettore Pancini e Oreste Piccioni, di un esperimento fondamentale che portò alla scoperta del muone e segnò la nascita della fisica delle alte energie.

La CSN 2 dell’INFN ha conferito il Premio "Bruno Rossi” per la fisica delle astroparticelle a Simone Marcocci, del Gran Sasso Science Institute de L’Aquila, per la tesi “Precision Measurement of Solar ν Fluxes with Borexino and Prospects for 0νββ Search with 136Xe-loaded Liquid Scintillators” e a Giuliana Galati, dell’Università e della sezione INFN di Napoli, per l'elaborato νμ ντ oscillations with the OPERA experiment”. Con questo riconoscimento l’INFN rende omaggio a Bruno Rossi, scienziato che ha dato contributi fondamentali alla fisica delle particelle elementari mediante lo studio dei raggi cosmici, tra i primi a scoprire sorgenti di raggi X al di fuori del Sistema Solare e che ha identificato il decadimento del muone e ne ha misurato la vita media. 

 

Il Premio "Claudio Villi" 2017 per la migliore tesi di dottorato in fisica nucleare è stato assegnato dalla CSN 3 a Federico Ferraro, dell’Università e della sezione INFN di Genova, per la tesi: “Direct measurement of the 22Ne(p,g)23Na reaction cross section at astrophysical energies”. Con questo premio l’INFN ricorda la figura di Claudio Villi, titolare della prima cattedra italiana di fisica nucleare all'Università di Padova. A Villi si deve l’idea di creare i Laboratori Nazionali di Legnaro (LNL) dell'INFN e l’attuale modello organizzativo dell'Istituto, che prende forma durante il suo mandato di presidente (1970-1975).

   

La CSN 4 ha assegnato i Premi "Sergio Fubini" per le migliori tesi di dottorato in fisica teorica a Marco Ce’ e Marco Meineri, della Scuola Normale Superiore di Pisa, per le tesi dal titolo “Solving the U(1) A problem of QCD: new computational strategies and results” e “Defects in conformal field theories”, e a Lucia Oliva, dell’Università di Catania, per l’elaborato “Impact of the pre-equilibrium stage of ultra-relativistic heavy ion collisions: isotropization, photon production and elliptic flows”. Il Premio è stato istituito dall’INFN per rendere omaggio al fisico teorico torinese Sergio Fubini, scomparso nel 2005, che ha dato significativi contributi alla teoria dei campi e alla teoria delle stringhe.

 

Premiati dalla CSN 5 le migliori tesi di dottorato in fisica degli acceleratori e delle nuove tecnologie. Il riconoscimento, dedicato a Francesco Resmini, tra i pionieri degli studi sulle macchine acceleratrici e sulla fisica applicata per la diagnostica ambientale e medica, è stato attribuito a Giacomo Gadda, dell’Università di Ferrara, e Keida Kanxheri. dell’Università e della sezione INFN Perugia. Le tesi premiate sono intitolate, rispettivamente, Development of new techniques for the study of human brain drainage”, e Diamond detectors for charged particle detection and medical radiation dosimetry”.

  Il Premio “Giulia Vita Finzi” 2017 attribuito dalla Commissione Calcolo e Reti, per la migliore tesi di laurea magistrale su attività di ricerca e sviluppo nell’ambito del calcolo dell’INFN, è stato assegnato a Nico Curti, dell’Università di Bologna, con la tesi: “Implementazione e benchmarking dell’algoritmo QDANet PRO per l’analisi di Big Data genomici”. Il premio è dedicato alla memoria di Giulia Vita Finzi, colonna portante della Commissione Calcolo e Reti e del CNAF, e uno dei primi web master dell’INFN negli anni pionieristici per queste attività e ricerche tecnologiche.  

UNA GIORNATA DEDICATA ALLA PARITÀ DI GENERE IN FISICA

15 May, 2018 - 14:06

Una giornata dedicata alla parità di genere in fisica, è questo il tema del convegno organizzato da Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) il 16 maggio ai Laboratori Nazionali dell’INFN di Frascati. L’evento è parte del progetto europeo GENERA, Gender Equality Network in the European Research Area, che ha l’obiettivo di contribuire a migliorare la parità di genere nel settore della fisica, disciplina caratterizzata ancora da una bassa presenza di donne ricercatrici, e che coinvolge 12 Paesi, 18 Istituzioni di ricerca e 17 enti osservatori. La giornata è un momento di riflessione sulle politiche di genere nel sistema di ricerca italiano e su come gli enti di ricerca possano diventare promotori e motori di un progresso in questo ambito.
“Mi aspetto che da Genera vengano delle indicazioni su che cosa sia possibile fare per incidere sul problema della mancanza di parità di genere nella scienza", commenta Fernando Ferroni, presidente dell'INFN. "E credo - aggiunge - che questo sia non solo uno scopo ma un importante messaggio da portare alle generazioni delle ricercatrici e dei i ricercatori di domani”.
L’evento si concluderà con la premiazione dei vincitori della seconda edizione del concorso per le scuole "Donne e ricerca in fisica: stereotipi e pregiudizi". Modera Marco Ferrazzoli, capo Ufficio Stampa Cnr

Leggi il programma della conferenza: https://agenda.infn.it/conferenceOtherViews.py?view=standardshort&confId=15593

Il progetto GENERA

Partito nel 2015, il progetto GENERA intende contribuire a migliorare la parità di genere, sostenendo gli enti di ricerca e le università nell’attuazione di un cambiamento che veda una sempre maggiore partecipazione delle donne nella ricerca, attraverso lo sviluppo dei Piani di Equità di Genere (Gender Equality Plan, GEP), ossia documenti di indirizzo politico e organizzativo che mirano a identificare e rimuovere pregiudizi e disuguaglianze nelle istituzioni, monitorando i progressi ottenuti attraverso lo sviluppo di appositi indicatori. GENERA conduce inoltre alcune azioni di coordinamento e di sostegno a livello europeo, tra cui una serie di Gender in Physics Day, cioè giornate nazionali create per discutere sulle tematiche legate alle questioni di genere, nel cui ambito rientra l’evento del 16 maggio.

A PINT OF SCIENCE FISICA ALLA SPINA INSIEME ALL’INFN

14 May, 2018 - 13:02

Dal 14 al 16 maggio si spillerà scienza nei pub di 20 città italiane. Parte, infatti, la nuova edizione da record di Pint of Science, la manifestazione di diffusione della cultura scientifica più esteso al mondo, nato in Gran Bretagna nel 2012 e presente, ormai, in ben ventuno nazioni nei cinque continenti. L’INFN parteciperà agli incontri con i suoi ricercatori in 33 eventi in 16 città per raccontare avvincenti storie di particelle: dalle onde gravitazionali ai buchi neri, dai neutrini all’adroterapia, dal bosone di Higgs all’importanza della ricerca di base. "Caratteristica di Pint of Science è un modo diverso e originale di portare le ultime frontiere della ricerca scientifica tra le persone", spiega Alessia Tricomi che coordina la partecipazione INFN all'iniziativa. "Niente cattedre e lavagne ma un buon bicchiere di birra in mano per discutere insieme sui misteri della natura e le ultime scoperte che miglioreranno il nostro futuro". "Agli appuntamenti l’INFN sarà presente sia con ricercatori di consolidata esperienza sia, nello spirito di Pint of Science, con giovani brillanti che rappresentano il futuro della ricerca". "Ci auguriamo che anche quest’anno il pubblico venga numeroso, contando sulla varietà degli argomenti di cui si parlerà nei diversi pub. Una menzione particolare e un grazie vanno anche ai team di Pint of Science, che con entusiasmo e passione rendono tutto questo possibile", conclude Tricomi. Sono sei le differenti aree tematiche in cui si articolano i talk di Pint of Science: Beautiful Mind (neuroscienze, psicologia e psichiatria), Atoms to Galaxies (chimica, fisica e astronomia) Our Body (biologia umana) Planet Earth (scienze della terra, evoluzione e zoologia) Tech Me Out (tecnologia) Social Sciences (legge, storia e scienze politiche). Durante ognuna delle tre serate in cui è organizzata la manifestazione, ciascuno dei 66 pub ospiterà una presentazione interattiva di circa 40 minuti alla quale seguiranno le domande del pubblico, nell’atmosfera colloquiale tipica dei pub. Si parlerà così di buchi neri e fisica quantistica, dal batterio Xylella e di deep learning, e poi di vaccini, robotica, biotecnologie, ogm, cambiamenti climatici, ambiente, rifiuti, dissesto idrogeologico, fake news, big data, social network, migrazioni e perfino l’importanza delle ricerche inutili. A scorrere la lista degli argomenti trattati dai quasi 300 speaker ospitati nei 66 pub delle 20 città italiane aderenti a Pint of Science 2018, c’è davvero l’imbarazzo della scelta. l'hashtag dell’evento è #Pint18

I link ai programmi completi delle singole città

https://pintofscience.it/events/avellinosarno

https://pintofscience.it/events/bari https://pintofscience.it/events/bologna

https://pintofscience.it/events/cagliari

https://pintofscience.it/events/catania

https://pintofscience.it/events/ferrara

https://pintofscience.it/events/genova

https://pintofscience.it/events/laquila

https://pintofscience.it/events/milano

https://pintofscience.it/events/napoli

https://pintofscience.it/events/padova

https://pintofscience.it/events/palermo

https://pintofscience.it/events/pavia

https://pintofscience.it/events/pisa

https://pintofscience.it/events/reggiocalabria

https://pintofscience.it/events/roma

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A PINT OF SCIENCE FISICA ALLA SPINA INSIEME ALL’INFN

14 May, 2018 - 13:02

Dal 14 al 16 maggio si spillerà scienza nei pub di 20 città italiane. Parte, infatti, la nuova edizione da record di Pint of Science, la manifestazione di diffusione della cultura scientifica più esteso al mondo, nato in Gran Bretagna nel 2012 e presente, ormai, in ben ventuno nazioni nei cinque continenti. L’INFN parteciperà agli incontri con i suoi ricercatori in 33 eventi in 16 città per raccontare avvincenti storie di particelle: dalle onde gravitazionali ai buchi neri, dai neutrini all’adroterapia, dal bosone di Higgs all’importanza della ricerca di base. "Caratteristica di Pint of Science è un modo diverso e originale di portare le ultime frontiere della ricerca scientifica tra le persone", spiega Alessia Tricomi che coordina la partecipazione INFN all'iniziativa. "Niente cattedre e lavagne ma un buon bicchiere di birra in mano per discutere insieme sui misteri della natura e le ultime scoperte che miglioreranno il nostro futuro". "Agli appuntamenti l’INFN sarà presente sia con ricercatori di consolidata esperienza sia, nello spirito di Pint of Science, con giovani brillanti che rappresentano il futuro della ricerca". "Ci auguriamo che anche quest’anno il pubblico venga numeroso, contando sulla varietà degli argomenti di cui si parlerà nei diversi pub. Una menzione particolare e un grazie vanno anche ai team di Pint of Science, che con entusiasmo e passione rendono tutto questo possibile", conclude Tricomi. Sono sei le differenti aree tematiche in cui si articolano i talk di Pint of Science: Beautiful Mind (neuroscienze, psicologia e psichiatria), Atoms to Galaxies (chimica, fisica e astronomia) Our Body (biologia umana) Planet Earth (scienze della terra, evoluzione e zoologia) Tech Me Out (tecnologia) Social Sciences (legge, storia e scienze politiche). Durante ognuna delle tre serate in cui è organizzata la manifestazione, ciascuno dei 66 pub ospiterà una presentazione interattiva di circa 40 minuti alla quale seguiranno le domande del pubblico, nell’atmosfera colloquiale tipica dei pub. Si parlerà così di buchi neri e fisica quantistica, dal batterio Xylella e di deep learning, e poi di vaccini, robotica, biotecnologie, ogm, cambiamenti climatici, ambiente, rifiuti, dissesto idrogeologico, fake news, big data, social network, migrazioni e perfino l’importanza delle ricerche inutili. A scorrere la lista degli argomenti trattati dai quasi 300 speaker ospitati nei 66 pub delle 20 città italiane aderenti a Pint of Science 2018, c’è davvero l’imbarazzo della scelta. l'hashtag dell’evento è #Pint18

I link ai programmi completi delle singole città

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APRE OGGI A VENEZIA QUARK MATTER 2018

14 May, 2018 - 09:37

Apre oggi a Venezia la conferenza internazionale di fisica Quark Matter 2018 a cui partecipano circa 900 ricercatori provenienti da tutto il mondo e organizzata dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) con il patrocinio dell’Università di Padova e la collaborazione di numerosi altri atenei italiani. La conferenza, giunta alla 27 edizione, è dedicata alla presentazione delle ultime ricerche sulla fisica del Plasma di Quark e Gluoni, lo stato della materia di cui era composto l’Universo subito dopo il big bang prima che si formassero le particelle di cui sono fatti i nuclei degli atomi. Per studiare questo stato primordiale della materia i fisici usano acceleratori di particelle, come il gigantesco LHC del CERN di Ginevra a cui lavorano centinaia di ricercatori italiani coordinati dell’INFN, in grado di accelerare e far scontrare nuclei pesanti a energie elevatissime riproducendo condizioni simili a quelle dell’universo appena nato. “Alla conferenza gli esperimenti di LHC presenteranno le nuove misure ottenute nella campagna di presa dati degli ultimi due anni” commenta Federico Antinori, che è il responsabile dell’esperimento ALICE a LHC, e che insieme a Paolo Giubellino, direttore del laboratorio di fisica GSI in Germania, presiede la conferenza. In particolare l’esperimento ALICE presenterà nuovi dati su come fotoni (particelle di luce) e nuclei atomici vengono prodotti quando il Plasma di Quark e Gluoni si espande e si raffredda, e risultati appena ottenuti nello studio di collisioni di nuclei di Xenon, conclude Antinori. “Erano 19 anni, dall’edizione di Torino nel 1999 che questa conferenza non si svolgeva in Italia. Siamo orgogliosi che la comunità internazionale abbia scelto l’Italia e Venezia per questa edizione”, commenta Andrea Dainese, della Sezione di Padova dell’INFN che è a capo del comitato organizzatore. La conferenza si svolge dal 14 al 19 maggio palazzo del Cinema e palazzo del Casinò al Lido a Venezia

Sito web: https://qm2018.infn.it/

Guarda le interviste ai partecipanti: https://www.youtube.com/watch?v=dDp7S6iE1O4&list=PLbsqUzxZlcP5guuIurGJact7k_ybu67kM

COLLABORAZIONE ITALIA-CINA: CONCLUSO IL BILATERALE TRA INFN E IHEP

10 May, 2018 - 17:05

L’incontro bilaterale tra l’INFN e il suo principale partner scientifico e tecnologico in Cina, l'IHEP (Institute of High Energy Physics), che si è svolto dal 9 al 10 maggio a Roma, nella sede della Presidenza dell’INFN, è stata l’occasione per mettere in risalto e rinforzare la proficua collaborazione tra l’Italia e la Cina nell’ambito della ricerca scientifica in fisica delle particelle e non solo, e guardare insieme alle nuove frontiere della fisica. Al bilaterale hanno partecipato per la delegazione cinese, tra gli altri, il direttore di IHEP Yifang Wang, il Consigliere Scientifico e il Terzo Segretario dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese a Roma, rispettivamente Jianye Cao e Zongwen Ma, mentre per parte italiana erano presenti il Presidente dell’INFN Fernando Ferroni, la Giunta Esecutiva dell’INFN, il Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) Roberto Battiston, il direttore dell’I2JL (IHEP-INFN Joint Laboratory) Marco Maggiora, e alcuni dei ricercatori che coordinano e partecipano ai progetti condotti in collaborazione con la Cina.
Dagli acceleratori di particelle, ai rivelatori, agli esperimenti spaziali: l’incontro è stato dedicato a una discussione sui progetti congiunti attualmente in corso e sui futuri progetti da sviluppare in collaborazione. In particolare, due grandi esperimenti condotti dalla Cina: JUNO (Jiangmen Underground Neutrino Observatory) e HERD (High Energy Cosmic Radiation Detection). Il primo prevede la costruzione di un gigantesco rivelatore sotterraneo di neutrini, che sfrutterà una tecnologia analoga a quella utilizzata dall’esperimento Borexino ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN, e proprio per questo l’INFN è in grado di portare un contributo davvero significativo alla sua realizzazione; il secondo potrebbe essere uno dei principali progetti scientifici della Stazione Spaziale cinese, e prevede la realizzazione di un nuovo potente telescopio spaziale per rivelare particelle di materia oscura, studiare la composizione dei raggi cosmici e osservare i raggi gamma di alta energia. Anche qui sarà preziosa la lunga e importante esperienza maturata dall’INFN nella costruzione di rivelatori di particelle. Si è poi discusso di acceleratori, con l’esperimento BESIII all’acceleratore BEPCII e il progetto CEPC per un futuro collisore elettroni-positroni, e si è inoltre parlato di fisica spaziale: oltre a HERD, il progetto DAMPE (DArk Matter Particle Explorer), in orbita dal 2015, per la ricerca di materia oscura attraverso lo studio dei raggi cosmici di alta energia, progetti entrambi sviluppati in collaborazione anche con l’ASI. L’incontro ha offerto inoltre l’opportunità di rinnovare un importante accordo tra INFN e IHEP per l’alta formazione, grazie al quale l’IHEP supporta progetti congiunti di comune interesse sviluppati nell’ambito di dottorati di ricerca: accordo che, oltre a contribuire alla formazione dei futuri ricercatori, favorisce la mobilità tra i due Paesi, consentendo a giovani ricercatori cinesi di venire in Italia per fare esperienza nei Laboratori dell’INFN.

 

 

IN SICILIA PER STUDIARE LE FAGLIE SOTTOMARINE CON LA FIBRA OTTICA

10 May, 2018 - 11:05

Sfruttare le fibre ottiche per individuare piccoli movimenti causati da faglie sul fondale del mare a largo della Sicilia usando l’infrastruttura sottomarina dei Laboratori Nazionali del Sud dell’Infn, in fase di completamento grazie ai fondi della Regione Sicilia, progetto Idmar. È questa l’idea dello scienziato francese Marc-André Gutscher (CNRS-Univeristà di Brest) su cui l’European Research Council (ERC) ha deciso di investire assegnando al progetto FOCUS un Advanced Grant, per un totale di 3,5 milioni di euro in 5 anni. Focus validerà una nuova tecnologia testando la tecnica della riflettometria laser, comunemente usata per il monitoraggio di strutture ingegneristiche, per rilevare piccoli movimenti sismici sulla faglia sottomarina del monte Alfeo, ad Est delle coste di Catania, in collaborazione con Infn e Ingv. Il progetto Focus è una testimonianza di come gli investimenti in infrastrutture, inizialmente pensate per obiettivi di ricerca fondamentale, senza ricadute immediate programmate per la società, possano poi offrire opportunità per studi di rilevanza sociale più diretta. “Questa tecnica non è mai stata utilizzata per monitorare le deformazioni causate da faglie attive sul fondale marino. L'obiettivo del progetto Focus è dimostrare che questa tecnica può misurare piccoli spostamenti (1 - 2 cm) in un sito di estremo interesse al largo della Sicilia” commenta Marc-Andrè Gutscher. “In questo sito l’INFN ha realizzato e sta espandendo una rete sottomarina per infrastrutture di ricerca” sottolinea Giorgio Riccobene ricercatore dei Laboratori Nazionali del sud dell’INFN. -“Focus utilizzerà il cavo elettro-ottico sottomarino, lungo 28 km che attraversa la faglia del monte Alfeo, recentemente mappata”. Una volta che la tecnica di monitoraggio delle faglie sarà stata testata e calibrata in Sicilia, l'obiettivo è di estenderla ad altre reti di cavi in fibra ottica, come reti di ricerca esistenti. “Il prestigioso progetto Focus estende ancora il portafoglio degli utenti scientifici internazionali che afferiscono alle infrastrutture sottomarine dell’Infn in Sicilia”, conclude Giacomo Cuttone direttore dei LNS.

CON L’INFN UN SALTO AL GIORNO AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO

10 May, 2018 - 11:03

Da oggi, 10 maggio, fino a lunedì prossimo 14 maggio, l’INFN sarà al Salone Internazionale del Libro di Torino 2018 con uno stand nel padiglione 2, e con una campagna social in cui ogni giorno i ricercatori dell’INFN racconteranno un #SalTo18 compiuto nella conoscenza dell’universo o dall’innovazione tecnologica grazie alle ricerche in fisica delle particelle.
Nello stand G129 i visitatori del Salone del Libro potranno far domande sulle onde gravitazionali, i buchi neri e la materia oscura, e conversare con i ricercatori protagonisti delle ricerche dell’INFN. Potranno anche osservare in tempo reale le tracce lasciate dai raggi cosmici provenienti dallo spazio in un vero rivelatore di particelle, una suggestiva camera a nebbia. E vedere dal vero com’è fatto uno degli specchi dell’interferometro per onde gravitazionali VIRGO, che si trova all’Osservatorio Gravitazionale Europeo (EGO) a Cascina, in provincia di Pisa, e che lo scorso ottobre ha osservato le prime onde gravitazionali emesse dalla fusione di due stelle di neutroni. Oltre a tutto ciò, potranno curiosare nei racconti di fisica sfogliando i libri pubblicati dai ricercatori dell’INFN e portarsi a casa il numero appena uscito di Asimmetrie, la rivista monografica dell’INFN, dedicato questa volta al tema dell’energia.
Chi non sarà al Salone del Libro di Torino, potrà seguire la campagna social un #SalTo18 al giorno della fisica di frontiera sulla pagina Facebook INFN – Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e su Twitter @INFN_

 

 

MARTE: È PARTITA LA MISSIONE INSIGHT, A BORDO C’È ANCHE L’ITALIANO LARRI

9 May, 2018 - 16:33

Il 5 maggio, alle 04:05 ora della California (13:05 in Italia) dalla base americana di Vandenberg, è stato lanciato con successo il lander marziano InSight.
Nonostante le condizioni meteo non ottimali, che al momento del lancio davano nebbia e scarsa visibilità, il razzo Atlas 5 è partito, dando così inizio alla missione della NASA diretta verso Marte, a bordo della quale c’è anche LaRRI, un microriflettore laser sviluppato dall’INFN con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). 
InSight (Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport) è una missione che ha il compito di esplorare le profondità del Pianeta Rosso per capire come si sono formati i pianeti rocciosi, come la Terra. Gli strumenti a bordo includono un sismometro per rilevare i terremoti marziani, una sonda per monitorare il flusso di calore proveniente dall'interno del pianeta, e uno strumento per misure di geodesia: LaRRI, appunto.
LaRRI, Laser Retro-Reflector for InSight, è uno strumento disegnato e costruito dal gruppo di ricerca SCF_Lab dei Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN, nell’ambito delle ricerche rivolte alla Luna e a Marte in attività congiunte con ASI-Matera. I retroriflettori laser sono strumenti passivi, che non necessitano di manutenzione e funzionano nello spazio per molti decenni. Grazie a nuovi satelliti orbitanti intorno a Marte, i microriflettori laser italiani forniranno la posizione accurata dei lander e dei rover durante la loro esplorazione, una rete di punti di riferimento di geodesia marziana, un test della relatività generale di Einstein complementare a quello lunare fatto coi riflettori Apollo (misurati da ASI-Matera), una definizione decisamente migliore del Meridiano 0 di Marte (una sorta di “Mars Greenwich”).
“I microriflettori di nuova generazione come LaRRI – spiega il coordinatore del progetto Simone Dell’Agnello, dei Laboratori INFN di Frascati – vengono installati su superfici planetarie per misurarne la posizione da stazioni laser che si trovano su satelliti in orbita, ad alcune centinaia di chilometri di altitudine”. “Questo perché, – prosegue Dell’Agnello – se i retroriflettori si trovassero a distanze molto superiori, come per esempio alla distanza di Marte, cioè molte decine di milioni di chilometri, non sarebbe praticabile una misura diretta dalla Terra con i laser perché il ritorno di luce laser sarebbe troppo basso per essere osservato”. “Quindi su Marte l’idea è misurare la posizione di LaRRI sulla superficie del pianeta con una stazione laser che si trova in orbita: in questo modo le ridotte distanze di tracciamento laser consentono di costruire riflettori laser di dimensioni compatte (microriflettori, appunto), rispettando le norme di peso e dimensioni imposte per le missioni spaziali”. “Inoltre, minore è la massa, più compatto è il dispositivo e più semplice sarà portarne più di uno sul corpo celeste, così da poter costruire una rete di strumenti distanziati il più possibile l’uno dall’altro per coprire efficacemente la superficie del pianeta”, conclude Dell’Agnello.
"A lungo termine, i microriflettori serviranno a una molteplicità di scopi - aggiunge Raffaele Mugnuolo, referente per ASI-Matera di queste attività congiunte LNF-ASI-Matera - come ripetitori di superficie per investigazioni “lidar” dell’atmosfera marziana, diagnostica di comunicazioni laser dall’orbita di Marte (alternative a quelle radio) e supporto per un ‘ammartaggio’ guidato dal laser vicino al nuovo rover Mars 2020 per una futura missione NASA dedicata al recupero dei campioni che saranno estratti dal suolo marziano da Mars 2020, successore del rover Curiosity che opera sul pianeta rosso dal 2012”. “LaRRI è previsto arrivare su Marte con la missione InSight il prossimo novembre e, per il 2020, i gruppi di ricerca dei LNF e di ASI-Matera forniranno alla NASA un terzo strumento: LaRA, Laser Retroreflector Array, per il rover NASA di nuova generazione Mars 2020”, conclude Mugnuolo.

 

 

50 ANNI DI TEORIA DELLE STRINGHE

9 May, 2018 - 15:27

Cinquanta anni fa, nel 1968 un giovane fisico teorico italiano pubblicò un articolo che si sarebbe rivelato di enorme importanza per la fisica teorica aprendo la strada allo sviluppo dell’affascinante Teoria delle stringhe. Il lavoro firmato da Gabriele Veneziano, oggi uno dei massimi fisici teorici al mondo, proponeva un’elegante formula matematica per descrivere alcune misure realizzate con gli acceleratori su particelle chiamate adroni e sensibili alle interazioni forti. Negli anni successivi la sua intuizione si è poi strutturata nella cosiddetta Teoria delle stringhe secondo cui i costituenti fondamentali della materia sarebbero oggetti unidimensionali tipo cordicelle o "stringhe" praticamente invisibili, di cui le varie particelle elementari rappresentano modi diversi di vibrazione. Per celebrare quest’anniversario dall'11 al 15 Maggio il Galileo Galilei Institute (GGI) di Firenze ospiterà una conferenza internazionale intitolata “50 years of the Veneziano Model: from dual models to strings, M-theory and beyond” organizzata con il supporto dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e dell'Università di Firenze, e con il contributo del CERN di Ginevra e del Centro Internazionale di Fisica Teorica “ICTP” di Trieste. Il primo giorno del convegno Gabriele Veneziano (Cern) terrà La conferenza aperta al pubblico “Spazio, tempo, materia: come cambia la comprensione dell’Universo” Venerdì 11 maggio 2018 ore 17:30 - Università di Firenze, Aula magna del Rettorato, Piazza S. Marco, 4 Firenze. Link alla conferenza: https://www.unifi.it/art-3350-spazio-tempo-materia-come-cambia-la-comprensione-dell-universo.html Per saperne di più– La teoria delle Stringhe La Teoria delle Stringhe si è sviluppata tumultuosamente nel corso dei suoi primi 50 anni di vita e rappresenta una proposta molto seria per l'unificazione della gravità con le altre interazioni fondamentali, ma svariate sue idee e tecniche hanno avuto ricadute anche in altri ambiti della fisica Teorica e in matematica. A questa teoria sono associati affascinanti concetti come le extra-dimensioni, la supersimmetria, l’olografia e il multiverso. Il ruolo dei fisici teorici italiani nello sviluppo della “Teoria delle Stringhe” è stato di primo piano in tutti questi anni, a cominciare dal contributo di Veneziano che è universalmente considerato il punto di inizio di questa affascinante storia. Leggi l’intervista a Gabriele Veneziano su asimmetrie.it: https://www.asimmetrie.it/il-tempo-prima-del-tempo Leggi un approfondimento sulla teoria delle stringhe su asimmetrie.it: https://www.asimmetrie.it/accordi-fondamentali Il Galileo Galilei Institute Istituto d’eccellenza per l’alta formazione in fisica teorica di rilevanza internazionale, Il GGI è diventato nel 2018 Centro Nazionale per gli Studi Avanzati dell’INFN, in collaborazione con l'Università di Firenze e col supporto della Simons Foundation. Guarda il video: https://www.youtube.com/watch?v=4hdJ9t5-zoI   - credit immagine ©Jean-Francois Colonna (Cmap/Ecole Polytechnique)

50 ANNI DI TEORIA DELLE STRINGHE

8 May, 2018 - 09:53

Cinquanta anni fa, nel 1968 un giovane fisico teorico italiano pubblicò un articolo che si sarebbe rivelato di enorme importanza per la fisica teorica aprendo la strada allo sviluppo dell’affascinante Teoria delle stringhe. Il lavoro firmato da Gabriele Veneziano, oggi uno dei massimi fisici teorici al mondo, proponeva un’elegante formula matematica per descrivere alcune misure realizzate con gli acceleratori su particelle chiamate adroni e sensibili alle interazioni forti. Negli anni successivi la sua intuizione si è poi strutturata nella cosiddetta Teoria delle stringhe secondo cui i costituenti fondamentali della materia sarebbero oggetti unidimensionali tipo cordicelle o "stringhe" praticamente invisibili, di cui le varie particelle elementari rappresentano modi diversi di vibrazione. Per celebrare quest’anniversario dall'11 al 15 Maggio il Galileo Galilei Institute (GGI) di Firenze ospiterà una conferenza internazionale intitolata “50 years of the Veneziano Model: from dual models to strings, M-theory and beyond” organizzata con il supporto dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e dell'Università di Firenze, e con il contributo del CERN di Ginevra e del Centro Internazionale di Fisica Teorica “ICTP” di Trieste. Il primo giorno del convegno Gabriele Veneziano (Cern) terrà La conferenza aperta al pubblico “Spazio, tempo, materia: come cambia la comprensione dell’Universo” Venerdì 11 maggio 2018 ore 17:30 - Università di Firenze, Aula magna del Rettorato, Piazza S. Marco, 4 Firenze. Link alla conferenza: https://www.unifi.it/art-3350-spazio-tempo-materia-come-cambia-la-comprensione-dell-universo.html Per saperne di più– La teoria delle Stringhe La Teoria delle Stringhe si è sviluppata tumultuosamente nel corso dei suoi primi 50 anni di vita e rappresenta una proposta molto seria per l'unificazione della gravità con le altre interazioni fondamentali, ma svariate sue idee e tecniche hanno avuto ricadute anche in altri ambiti della fisica Teorica e in matematica. A questa teoria sono associati affascinanti concetti come le extra-dimensioni, la supersimmetria, l’olografia e il multiverso. Il ruolo dei fisici teorici italiani nello sviluppo della “Teoria delle Stringhe” è stato di primo piano in tutti questi anni, a cominciare dal contributo di Veneziano che è universalmente considerato il punto di inizio di questa affascinante storia. Leggi l’intervista a Gabriele Veneziano su asimmetrie.it: https://www.asimmetrie.it/il-tempo-prima-del-tempo Leggi un approfondimento sulla teoria delle stringhe su asimmetrie.it: https://www.asimmetrie.it/accordi-fondamentali Il Galileo Galilei Institute Istituto d’eccellenza per l’alta formazione in fisica teorica di rilevanza internazionale, Il GGI è diventato nel 2018 Centro Nazionale per gli Studi Avanzati dell’INFN, in collaborazione con l'Università di Firenze e col supporto della Simons Foundation. Guarda il video: https://www.youtube.com/watch?v=4hdJ9t5-zoI   - credit immagine ©Jean-Francois Colonna (Cmap/Ecole Polytechnique)

OLTRE 100.000 visitatori per GRAVITY

7 May, 2018 - 15:29

110.000 visitatori in 5 mesi, 266 laboratori e visite guidate per oltre 6.000 studenti di tutta Italia, 2.500 partecipanti agli incontri, ai reading, alle proiezioni
 sono i numeri della la mostra GRAVITY. Immaginare l’Universo dopo Eintsein, nata dall’inedita collaborazione tra MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, ASI Agenzia Spaziale Italiana e INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e che ha chiuso ii battenti domenica 6 Maggio.
 
Aperta al pubblico lo scorso 2 dicembre, la mostra ha riscosso un grande successo di pubblico, tanto che è stata prorogata di una settimana ):  in 5 mesi, è stata visitata da 110.000 persone, 6.125 studenti di tutta Italia e di tutte le età hanno partecipato ai 266 laboratori didattici e visite guidate, di cui 30 realizzate grazie al sostegno di Leonardo e 20 grazie a Enel, main partner della mostra. 2.500 persone hanno invece preso parte ai reading, alle proiezioni, agli eventi speciali e agli 8 incontri con scienziati, filosofi, artisti, astronauti, che hanno accompagnato la mostra per tutta la sua durata.
 
Tanti gli ospiti speciali che hanno visitato la mostra: dall’astronauta ESA Samantha Cristoforetti al Direttore generale del CERN Fabiola Gianotti, dal filosofo Massimo Cacciari al Cardinale Gianfranco Ravasi, dal neurobiologo Semir Zeki al filosofo Telmo Pievani, dalla scienziata Amalia Ercoli Finzi alla chef stellata Cristina Bowerman.  “Special guest” anche Neri Marcorè, Sonia Bergamasco, Serena Dandini, Pippo Delbono, Alessandro Preziosi, Mika.
 
La mostra,curata da Luigia Lonardelli (MAXXI), Vincenzo Napolano (INFN) e Andrea Zanini (ASI), ha proposto un percorso immersivo e interattivo tra installazioni scientifiche e artistiche, reperti storici e simulazioni di esperimenti, e indaga le connessioni e le analogie tra l’arte e la scienza. Esposti, tra gli altri,  il modello di volo della mitica Sonda Cassini in dialogo con l’installazione Aeroke di Tomás Saraceno, il cannocchiale di Galileo e l’opera 3 Stoppages étalon di Marcel Duchamp, lo specchio dell'interferometro Virgo per la caccia alle onde gravitazionali e i video d’artista di Allora & Calzadilla e Laurent Grasso.
 
 Mentre si cercano altre istituzioni ospitanti, anche all’estero, per riproporre la mostra GRAVITY a un pubblico internazionale, MAXXI, ASI e INFN stanno elaborando nuovi progetti congiunti per i prossimi anni.

OLTRE 100.000 visitatori per GRAVITY

7 May, 2018 - 14:44

110.000 visitatori in 5 mesi, 266 laboratori e visite guidate per oltre 6.000 studenti di tutta Italia, 2.500 partecipanti agli incontri, ai reading, alle proiezioni
 sono i numeri della la mostra GRAVITY. Immaginare l’Universo dopo Eintsein, nata dall’inedita collaborazione tra MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, ASI Agenzia Spaziale Italiana e INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e che ha chiuso ii battenti domenica 6 Maggio.
 
Aperta al pubblico lo scorso 2 dicembre, la mostra ha riscosso un grande successo di pubblico, tanto che è stata prorogata di una settimana ):  in 5 mesi, è stata visitata da 110.000 persone, 6.125 studenti di tutta Italia e di tutte le età hanno partecipato ai 266 laboratori didattici e visite guidate, di cui 30 realizzate grazie al sostegno di Leonardo e 20 grazie a Enel, main partner della mostra. 2.500 persone hanno invece preso parte ai reading, alle proiezioni, agli eventi speciali e agli 8 incontri con scienziati, filosofi, artisti, astronauti, che hanno accompagnato la mostra per tutta la sua durata.
 
Tanti gli ospiti speciali che hanno visitato la mostra: dall’astronauta ESA Samantha Cristoforetti al Direttore generale del CERN Fabiola Gianotti, dal filosofo Massimo Cacciari al Cardinale Gianfranco Ravasi, dal neurobiologo Semir Zeki al filosofo Telmo Pievani, dalla scienziata Amalia Ercoli Finzi alla chef stellata Cristina Bowerman.  “Special guest” anche Neri Marcorè, Sonia Bergamasco, Serena Dandini, Pippo Delbono, Alessandro Preziosi, Mika.
 
La mostra,curata da Luigia Lonardelli (MAXXI), Vincenzo Napolano (INFN) e Andrea Zanini (ASI), ha proposto un percorso immersivo e interattivo tra installazioni scientifiche e artistiche, reperti storici e simulazioni di esperimenti, e indaga le connessioni e le analogie tra l’arte e la scienza. Esposti, tra gli altri,  il modello di volo della mitica Sonda Cassini in dialogo con l’installazione Aeroke di Tomás Saraceno, il cannocchiale di Galileo e l’opera 3 Stoppages étalon di Marcel Duchamp, lo specchio dell'interferometro Virgo per la caccia alle onde gravitazionali e i video d’artista di Allora & Calzadilla e Laurent Grasso.
 
 Mentre si cercano altre istituzioni ospitanti, anche all’estero, per riproporre la mostra GRAVITY a un pubblico internazionale, MAXXI, ASI e INFN stanno elaborando nuovi progetti congiunti per i prossimi anni.

GIAPPONE, PRIME COLLISIONI A SUPERKEB: 
INIZIA L’AVVENTURA DI BELLE II

4 May, 2018 - 15:10

Il 25 aprile, alle 17.38 ora italiana (00.38 in Giappone) nel Laboratorio KEK, a Tsukuba, in Giappone, l’acceleratore SuperKEKB ha prodotto le sue prime collisioni tra elettroni e antielettroni, e gli eventi sono stati osservati dal rivelatore Belle II. È entrato così in funzione l’acceleratore che raggiungerà la più alta luminosità (una grandezza che indica quante particelle collidono per unità di area e di tempo) al mondo. Il primo fascio di elettroni era circolato lo scorso 21 marzo e, dieci giorni dopo, era seguito il primo fascio di positroni (gli antielettroni). Da qui aveva avuto avvio la fase di commissioning della macchina, cioè della “sintonizzazione” dell’acceleratore, la cui buona riuscita ha portato a questo successo.

“Le prime collisioni rappresentano una pietra miliare nello sviluppo dell’acceleratore e dell’esperimento”, sottolinea Francesco Forti, della sezione INFN e dell’Università di Pisa, presidente del comitato esecutivo dell’esperimento. “Per quanto siano il punto di arrivo del lavoro di costruzione, sono soltanto il punto di partenza della presa dati e delle analisi, che ci porteranno a esplorare nuovi territori della fisica. La strada da percorrere è ancora lunga, ma la soddisfazione per questo risultato è palpabile in tutta la collaborazione”, conclude Forti.

L’acceleratore SuperKEKB e il rivelatore Belle II costituiscono un complesso di strutture scientifiche progettato per la ricerca di Nuova Fisica oltre il Modello Standard, vale a dire fenomeni mai osservati prima, che contribuiranno a chiarire i misteri ancora aperti della fisica contemporanea. La ricerca di Nuova Fisica a Belle II si baserà sulla misura di altissima precisione di decadimenti rari di particelle elementari, come i quark beauty, i quark charm e i leptoni tau.

“È emozionante osservare per la prima volta nel nostro rivelatore i segnali delle particelle prodotte nelle collisioni elettrone-positrone”, commenta Giuseppe Finocchiaro, ricercatore dei Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN, che coordina la partecipazione italiana all’esperimento. “Terminata la costruzione, inizia ora una nuova fase dell'esperimento, in cui raccoglieremo i primi dati e dovremo imparare a decodificare con precisione la risposta dei nostri complessi strumenti di misura"
.

A differenza del Large Hadron Collider (LHC) del CERN a Ginevra, che è l’acceleratore più potente del mondo dove vengono fatti scontrare protoni e ioni a energie record, SuperKEKB è stato progettato per essere l’acceleratore di elettroni e positroni a più alta luminosità. La luminosità di progetto della macchina è, infatti, prevista essere ben 40 volte superiore rispetto all’attuale record mondiale stabilito da KEKB, il precedente acceleratore del laboratorio giapponese. Tant’è che nei prossimi 10 anni di attività di SuperKEKB si prevede che saranno generati circa 50 miliardi di eventi di produzione di coppie di mesoni B e anti-B: una quantità 50 volte superiore all'intero campione di dati del progetto KEKB/Belle.

L’esperimento Belle II, un gigante alto 8 metri, costituito da sette sotto-rivelatori, per un peso totale di circa 1400 tonnellate, è frutto di una collaborazione internazionale, di cui fanno parte oltre 750 fisici e ingegneri provenienti da 25 paesi, e alla quale l’Italia con l’INFN contribuisce in modo determinante. La comunità italiana dell’INFN impegnata in Belle II è composta di più di 70 scienziati provenienti da nove sezioni e Laboratori INFN e Università (Napoli, Padova, Perugia, Pisa, Torino, Trieste, Roma Sapienza, Roma Tre, Laboratori Nazionali di Frascati ed Enea Casaccia).

Il contributo italiano
I gruppi italiani dell’INFN hanno contribuito alla realizzazione di vari elementi chiave dell’esperimento: il rivelatore di vertice (SVD), necessario per la misura di precisione del punto in cui le particelle decadono, il sistema di identificazione di particelle (TOP), che permette il riconoscimento delle particelle che attraversano il rivelatore, il calorimetro elettromagnetico (ECL), capace di misurare l’energia delle particelle, e il rivelatore di muoni e mesoni K (KLM). Inoltre, l’Italia assicura un notevole contributo ai mezzi di calcolo necessari per l’analisi dell’enorme quantità di dati che l’esperimento raccoglierà. 
Nell’acceleratore SuperKEKB, che è il primo acceleratore per la ricerca in fisica fondamentale a entrare in funzione dopo LHC, i fasci di elettroni e positroni a regime si scontreranno a energie di 7 e 4 miliardi di elettronvolt (GeV) rispettivamente, producendo un enorme numero di particelle anche grazie allo schema innovativo detto dei “nano-beams”, originariamente proposto dal fisico italiano Pantaleo Raimondi. La complessità del sistema richiede una messa in operazione in diverse fasi. Nella prima fase (2016) è stato verificato il funzionamento di base dell’acceleratore; nella seconda fase (2018, cioè adesso), sono state osservate le prime collisioni con l’acceleratore nella sua configurazione finale, ma senza il rivelatore di vertici un elemento delicatissimo posto al centro dell’apparato. Nella terza fase (2019), dopo l’installazione del rivelatore di vertici, inizierà la presa dati vera e propria con il rivelatore completo.

Lo studio accurato dei miliardi di particelle, che saranno prodotte quando l’acceleratore SuperKEKB lavorerà a pieno regime e che saranno misurate con grande precisione dal sensibilissimo rivelatore Belle II, darà un importante contributo nel far luce sulle questioni ancora irrisolte, come la fondamentale asimmetria tra materia e antimateria, che ha portato la seconda a scomparire, tanto che oggi noi viviamo in un universo fatto di sola materia.